Recensione: Misteri

Di Riccardo Angelini - 14 Settembre 2008 - 0:00
Misteri
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Anno: 2008
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Direttamente dal foglio di presentazione dell’album ‘Misteri’ di Fratello Metallo:

“Misteri non nel senso di NON conoscibile, bensì in quello di conoscibile, esperimentabile, vivibile seppure non totalmente esauribile. “Misteri… metallici”, come dice lui stesso, perché concretamente spiegati dove possibile, con il canto, e non rimandati ad una evascnente oscura misteriosità come musica, bensì realizzati con una forte, concreta, veridica dose di “METallo”, condita con un pizzico di armonioso, melodico ROCK. Ciò potrebbe far chiamare questa musica con un nome nuovo “METROCK”, METallo, appunto, e ROCK fusi qualitativamente bene insieme per rendere la spiegazione, sia di significato e di valore, che musicalmente, di “MISTERI” quali il METALLO stesso, ma anche il SESSO e la FEDE, L’UOMO e DIO, la VITA… che mistero! Ma misteri anche il… BACCO, il TABACCO, e la… MARIA (mamma di Gesù!), senza escludere di affrontare anche quel particolare mistero che è l’amore, ma affrontato, naturalmente, in chiave “metrock”, il titolo infatti è AMORE METALLICO. Che dire, a conclusione di presentazione?”

Già, che dire?

Negli ultimi mesi si è parlato tanto di Fratello Metallo. Ne hanno parlato tv, radio e stampa internazionale. Fino all’altro ieri frate Cesare era un volto noto ai frequentatori dei festival metal organizzati nel milanese e dintorni (saio e sandali non passano inosservati in un oceano di borchie e anfibi); durante l’ultima estate ce lo siamo ritrovato nell’angolo culturale dei TG. La sua band si è esibita fra sorrisi condiscendenti e brontolii scettici sul palco del Gods Of Metal, e per la stampa che conta ha fatto più notizia dei vari Maiden, Slayer e Priest. Ora tocca al disco. Perché, sì, c’è anche il disco.

E che disco. ‘Misteri’ è un album di fucking heavy metal, anzi di fottuto Metallo Italiano, per dirla con i Nostri. Le dieci tracce, introdotte da un’overture-tributo a Gli Atroci, presentano una struttura affatto classica, con arrangiamenti da mille e una notte e un riffing semplice ma efficace che si ripete col minimo sindacale di variazioni per tutta la durata del brano. Tutto questo però slitta in secondo piano qunado entra in gioco lui, la Voce. Frate Cesare, come si può arguire dal nome, non è un cantante ma, appunto, un frate. Quindi, più che cantare, predica. Le prediche assumono ora i toni cantilenati dell’omelia, ora quelli del coro parrocchiale, fino a spingersi alle avveniristiche, ma irresistibili, terzine della zirudèla romagnola (si ascolti la hit assoluta ‘Amore Metallico’). Tuttavia, il vero valore aggiunto sono i testi. Il possente apparato lirico approntato dalle legioni metalliche di frate Cesare si propone infatti di diffondere il messaggio evangelico con modalità vagamente didascaliche, traducendosi per l’occasione in un linguaggio gggiovane e attuale. Ecco allora testi scomodi e senza peli sulla lingua – momentaneamente? – che non esitano a farsi forti dell’espressività della metafora erotica (il sempreverde “fottere”), per passare ad appellativi più spregiudicati e aggressivi (“gran bastardo traditore”) fino al conio del vero e proprio neologismo (“non fare il cogliardo”, capolavoro). Ne emerge un tessuto lirico semplice e accattivante, che inestricabilmente fuso alla struttura indubbiamente METROCK dei brani rappresenta un nuovo inizio per la corrente del christian rock e ambisce a un posto d’onore accanto ai migliori lavori di Stryper e soci.

Inutile dire che come tutti i gruppi destinati a segnare un’epoca, Fratello Metallo ha già diviso il grande pubblico in due – ma non secondo la classica contrapposizione fra chi lo ama e lo odia, bensì secondo quella più avanguardistica di chi ride e chi si scandalizza. C’è chi infatti ha riso quando ha assistito alla sua sgangherata esibizione sul palco del Gods Of Metal, ha riso quando ha scoperto che “sì, c’è anche il disco” e ha riso quando il disco lo ha infine ascoltato. C’è poi chi si è scandalizzato quando ha assistito alla sua sgangherata esibizione sul palco del Gods Of Metal, si è scandalizzato quando ha scoperto che “sì, c’è anche il disco” e non voglio nemmeno pensare come possa aver reagito quando il disco lo ha infine ascolato. Chi ha ragione?

Come i più arguti tra i lettori avranno intuito, la risposta più verosimilmente corretta è: nessuno dei due. Oppure: entrambi. In effetti, non ha importanza, perché le domande che hanno importanza sono altre. Per esempio: come mai nessuno si era accorto finora del talento di frate Cesare, che di dischi ne ha già pubblicati qualcosa come quindici (sì, avete letto bene: quindici)? Oppure: chi è l’anima pia che ha creduto in questo progetto al punto da garantirgli una produzione da major e promozione a tappeto su tutte le principali riviste italiane? O anche: possibile che a nessuno prima di ora fosse venuta in mente l’idea di tirar su due soldi sfruttando il quarto d’ora di celebrità del prete metal?

Misteri della fede.

Noi intanto tiriamo le somme, e salutiamo questo album con un voto dal profondo significato simbolico.
Dieci e lode è il voto che va al personaggio di frate Cesare, che ai concerti metal ci andava anche quando non era famoso e che al sottoscritto pare l’unico senza peccato in questa valle di lacrime.
Dieci su cento è invece il voto (approssimato per eccesso) che va ai geni che credono il metallaro italiano fesso al punto da spendere euro dodici e novanta per questo insulso gioco promozionale. Stavolta è andata male, magari riprovate con la suora blackster.
Nessun voto infine va alla musica, per la quale spero nessuno si aspettasse una valutazione seria.

Questo è quanto: la recensione è finita, andate in pace.

Amen.

Riccardo Angelini

Tracklist:
1. Volete Metallo
2. Venere
3. Fiducia
4. Vita
5. Uomo
6. Bacco
7. Tabacco
8. Dio
9. Amore Metallico
10. Maria Maiestatis
11. Misteri

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