Recensione: Momentum

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I DGM  sono un pezzo di metal italiano degli ultimi vent’anni. Vera e propria incubatrice di talenti, la band vanta una carriera rimarchevole, con pubblicazioni eccellenti e partecipazioni ai più prestigiosi festival metal mondiali. È bizzarro notare che nonostante i fondatori Diego Reali, Gianfranco Tassella e Maurizio Pariotti non siano più nel gruppo, esso abbia continuato a rinnovarsi ed evolvere senza mai soffrirne. Viene quasi da pensare che i DGM siano un’entità a sé,una specie di pianeta dotato di volontà propria, che intercetta ed attira nella sua orbita corpi celesti, integrandoli ed interagendo con essi.  E come la band anche i suoi membri, da corpi celesti intercettati nell’orbita DGM, alieni provenienti da altri mondi, una volta atterrati sul pianeta straniero ne divengono gli abitanti. Mi piace insomma pensare che dietro le metamorfosi dei DGM ed i cambi di line-up a volte drastici e radicali, ci sia una volontà impercettibile, extraterreste e radiale che pervade lo spirito della band, determinandone la sua stessa essenza.
I DGM dunque sono tornati. Dopo quattro anni da "Frame", dopo sette dall’uscita di Reali e dall’ingresso di Simone Mularoni e poco meno da quello di Casali e Basile, oggi costoro sono gli abitanti del pianeta DGM, divenuti presto sovrani, assieme a Fabio Costantino ed Andrea Arcangeli, antichi custodi riservati e capacissimi, vero trait d'union tra i DGM che furono ed i DGM che sono. Ecco, "Momentum" è proprio quello che i DGM sono oggi.

01 - Reason (feat. Russel Allen)

Il disco apre senza mezzi termini con una vera e propria dichiarazione d’intenti. Ritmica adrenalinica e tappeto di hammond che si evolve in un riff più articolato, tecnico e groovy.  La sorpresa arriva con l’entrata del cantato, affidato ad una guest di stralusso, l’immenso Russel Allen, presto affiancato nel bridge dal validissimo Mark Basile a condurci verso un intrigante ritornello. La seconda strofa che utilizza ben riarrangiata la seconda parte del riff dell’intro, vede nella parte vocale un’inversione di ruoli: prima Basile che passa il testimone ad Allen, a cui è questa volta affidato il ritornello. Degna di nota la variazione a 02:32 con belle linee vocali ed intelligenti arrangiamenti di tastiera dai suoni gommosi. Segue una parte strumentale costruita sul botta e risposta tra la chitarra di Mularoni e le tastiere di Casali. I due, agguerritissimi, suonano parti soliste tecniche e precise con una nonchalance siderale. Intrigante il noto playing di Mularoni, che soprattutto nel fraseggio in tapping omaggia il miglior Michael Romeo, reinterpretandone lo stile in maniera personale, sempre melodica, sempre funzionale. Segue il bridge ed il successivo ritornello in cui le voci dei due cantanti si fondono magistralmente. Ottima intuizione la partecipazione di Allen, ovviamente a suo agio con le sonorità DGM, molto vicine ai Symphony X più thrash e tecnici. Egregio Basile che, a seconda delle occasioni, cede o capitalizza Allen, a totale beneficio dell’ascoltatore. Uno dei migliori pezzi dell’album.

02 – Trust

Il noisy iniziale mi riporta al 1996 ed all’inizio di "Locust" degli Psychotic Walts, ma è un dejà vu che dura nemmeno il tempo di un battito di ciglia. Veniamo immediatamente travolti da un riff velocissimo e tecnico, ed un intervento solistico fulminante. Entra Basile morbido e coinvolgente. La canzone contiene uno dei ritornelli più belli dell’intero disco. E’ sicuramente, insieme a "Reason", la traccia che preferisco dal punto di vista melodico. Tutto è perfetto, le strofe, i chorus, i bridge, i soli e le parti strumentali.

03 – Universe

E’ una canzone aggressiva, velocissima che scorre senza sorprese. I membri della band ci offrono una prova precisa e compatta. Le melodie sono un po’ spompate, ma l’ascoltatore viene ricompensato da un indiscusso appeal muscolare, e non ultimo dall’ottima parte strumentale solista, costruita dal collaudato botta e risposta tra chitarra e tastiere, culminante dall’unisono malmsteeniano.

04 – Numb

"Numb" si apre con un riff sinuoso e tecnico, che diverte per il dinamico unisono ritmico incentrato sulla doppia cassa di Fabio Costantino e per l’interessante scelta sonora nello svuotamento di gain della chitarra durante la strofa. Nel ritornello il ritmo si fa meno schizofrenico, aprendosi decisamente a livello melodico, complice l’ottimo Basile ed i furbi arrangiamenti, che con uno strategico coro minimale donano alla seconda parte del refrain ariosità ed equilibrio. Brillanti come al solito gli interventi solistici di Casali e Mularoni sempre assestati su vette tecniche e melodiche altissime.

05 – Pages

Inizio proto-tecno-thrash per questo pezzo scattante ed aggressivo. Ottima la strofa, ottimo l’eclettico ritornello. Spiazza piacevolmente il bridge cantato a cui segue una breve ed ipnotica parte metallica. A metà song i volumi si abbassano e l’organo ci conduce ad una successiva parte solista, col consueto botta e risposta tra chitarre e tastiere, che sublima a 03:45 in un unisono dal sapore selvaggio. Di nuovo il ritornello e la chiusura ipnotica.

06 – Repay

Bella intro di pianoforte con Mark Basile quanto mai duttile ed ispirato anche su registri meno aggressivi, mantiene coerenza e credibilità. Begli gli arrangiamenti ed interessante la struttura armonica per questa heavy ballad equilibrata dal carattere molto personale. Il refrain è irresistibile ed trascinante. Potente assolo a più anime, rock, neoclassica, shred, sempre sempre ottimo. Fantastico l’unisono a 03:50. Chiusura di solo pianoforte da manuale. Un pezzo da manuale.

07 – Chaos (feat. JørnViggo Lofstad)

Apertura thrash moderna e dopata e strofa lineare con (come al solito) una ritmica tecnica e trascinante, fiera low tuned divertita di armonici artificiali, legati, e tanto mestiere. Bello il momento di “respiro” nel bridge dalla doppia anima con la bella idea ad ottave nel riff. Ritornello snello e melodico ed ottimi break a lanciare la seconda strofa. Divertentissimo l’effetto scratcharto sulle pesanti chitarre ritmiche di Mularoni a 01:46, sentito anche nella penultima fatica degli empYrios. Nuovamente il bridge ed il ritornello. A 02:43 abbiamo una intelligente variazione con un altro break rapidissimo, ma sempre notevole. Variazione armonica e nuovo bridge cantato con cori strategici e ruffiani, sapientemente inseriti. Bello il calo dei toni dopo la tellurica conclusione a 03:01-03:03 che lancia il solo affidato ad un’altra guest: Viggo Lofstad chitarrista in forza nei Pagan Mind.
Il suo intervento solista, dagli ammiccanti richiami vaiani soprattutto nella parte in tapping, è in generale ben costruito e coerente con la struttura armonica di sottofondo.

08 – Remembrance

Anche qui viene rispettato lo schema quadrato e circolare di intro/strofa/bridge/ritornello impiantato su ritmiche tecniche e linee cantate melodiche. Non mancano come nel resto dell’album le micro alcuni inserti  di classe come la parte strumentale che precede la seconda strofa, il bridge ed il ritornello. Tastiere dai suoni spaziali per il lungo break strumentale, atmosferico e duro, con i sempre notevoli apporti solistici di tastiera e chitarra. Il solo di chitarra è lirico, costruito su un’intrigante successione armonica. Ritorna il ritornello e circolarmente, come ci ha abbondantemente abituato l’incedere di questo lavoro, la song si chiude su un evocativo arpeggio di chitarra pulita in stile Pantera.

09 – Overload

Intro  speed in puro Symphony X sound sconcertante per compattezza e tecnica. Sulla strofa ritroviamo i DGM di questo nuovo "Momentum", con l’inconfondibile voce di Basile, aggressiva e duttile, seguita dal resto della band sincronizzata al millesimo di secondo. I cinque ragazzi procedono come uno schiacciasassi, sciolti tanto che il primo ritornello passa via in modo così naturalmente che ci ritroviamo alla seconda strofa ancora tramortiti.
Ottimo il break a due terzi del pezzo. Segue un’ inconfondibile parte all’unisono eseguita dai nostri DGM con precisione disumana. Belli come sempre gli interventi solistici di Casali e Mularoni. Struttura circolare, chiusura chirurgica. La tempesta sonora è passata portandosi via tutto il superfluo.

10 – Void

Altro brano speed oriented con splendidi e gommosi suoni di tastiera nell’intro e riff adrenalinico, sconnesso e schizofrenico. Classico schema strofa/bridge/ritornello per questa penultima song. Le luci scendono sulla strofa per sollevarsi sul bridge radiofonico e sul ritornello melodico attraversato dalla doppia cassa di Costantino: un cronometro. Di nuovo strofa/bridge/ritornello che si tuffa in un intermezzo strumentale con un buon ostinato di pianoforte a reggere la struttura armonica. Nemmeno a dirlo, gli interventi dei solisti sono come al solito di altissimo spessore tecnico e gusto melodico. Brillante Mularoni soprattutto con la parte in tapping. Brillante Casali, lirico e funzionale. Unisoni e fughe mozzafiato chiudono la parte strumentale. Evocativa l’idea di chiudere col pianoforte, riprendendo l’ostinato del break centrale.

11 – Blame

Belli i suoni di tastiera, con un movimento di chitarra/basso/cassa gemelli.  Elegante e melodico il break cantato a poco più di metà della track che lancia il solo ed interessanti le melodie del cantato. Gli arrangiamenti come al solito sono molto intelligenti, soprattutto per le tastiere che da 03:01 a 03:26 descrivono in un entusiasmante crescendo di violini. Seguono i soli, costruiti sul botta e risposta, che confermano ulteriormente, qualora ce ne fosse bisogno, il talento strumentale di Mularoni e Casali.  

Questo nono studio album rappresenta una nuova evoluzione nel sound dei DGM, che alleggeriscono  ulteriormente l’architettura compositiva rispetto a "Frame". "Momentum" è dunque né più né meno un album di moderno heavy dalle contaminazioni prog, concepito e suonato dall’inizio alla fine con matura consapevolezza dei propri mezzi. Aggressivo, melodico, essenziale ed equilibratamente tecnico: tutti elementi che gli conferiscono un fascino primitivo.
Undici brani brevi, compatti, dalle simmetrie matematiche ed asciutte, apparentemente lineari, dove si ripetono sempre o quasi strutture circolari di strofa/ritornello/assolo. Undici brani impreziositi da stacchi strumentali, bridge e alterazioni armoniche e ritmiche inserite con sapienza e misura quantistica tale da far rimanere tutto elegantemente ruvido.
Debitrice ai Symphony X più thrash, la band è capace di plastiche aperture melodiche e neoclassiche personali e coerenti. Basile, Mularoni e Casali sono indiscutibilmente in primo piano, ma non posso esimermi dal tributare un encomio doveroso al fondamentale lavoro di Andrea Arcangeli al basso e Fabio Costantino alla batteria (un po’ trascurati nella presente recensione e con i quali mi scuso).
I DGM stanno cambiando ancora una volta pelle. Ritengo però si tratti di un momento di transizione. Non mi hanno fatto rimpiangere Frame, ma ritengo quest’ultimo album migliore di "Momentum" per le melodie molto più esaltanti, e per una più varia alchimia ed equilibrio tra tecnica e durezza.

Si ricordi però che qui si parla dei DGM, quindi l’ascolto non può che essere più che consigliato.

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