Recensione: Mother Armageddon, Healing Apocalypse

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Arrivano all'esordio discografico i Georgian Skull, band aglo-canadese che nasce con l'intento di tributare il sound di formazioni anni '70 del calibro di Black Sabbath, Led Zeppelin e Thin Lizzy. Con il passare del tempo il quartetto ridefinisce la propria proposta musicale facendo fuoriuscire una miscela fra stoner, doom e death, per poi dare alla luce Mother Armageddon, Healing Apocalypse, il primo full-length immesso sul mercato dall'italiana Scarlet Records.

Prendete i Black Sabbath dei primi sei dischi, lo sludge dilatato degli Isis e il death 'n' roll degli Entombed, mescolateli insieme e avrete servita in tavola la ricetta dei Georgian Skull. In verità questa tipologia di proposta musicale non è originalissima: non è sicuramente la prima volta che si tende ad accelerare i ritmi del doom di vecchia scuola o a contaminarli con altre tipologie di generi musicali, per il primo caso, in passato ci hanno già pensato gruppi del calibro di Orange Goblin e Solace, e sono proprio questi due nomi quelli che balzano subito alla mente non appena si inserisce Mother Armageddon, Healing Apocalypse nell'apposito lettore. Resta però il fatto che il gruppo riesce a mettersi in bella mostra con una certa personalità, sopratutto per quanto riguarda un songwriting originale e di ottimo livello. Altro punto a favore della band è sicuramente la figura del frontman Alexander "The Yeti" Bones, singer carismatico e dotato di un timbro vocale somigliante in parte a quello del più rinomato Phil Anselmo, ma in una versione ancora più "animalesca" e decisamente fuori dal comune.
Il disco, dopo una breve intro atmosferica intitolata Final Days Of Doom, parte subito in quarta con Demon Crippler; traccia che è un puro concentrato di riff quadrati, semplici, grezzi ed efficaci, chitarre distorte all'inverosimile e velocità più sostenuta, il tutto a sorreggere efficacemente i "latrati" di Bones sempre in prima linea a guidare la folle corsa dei quattro anglo-canadesi. Scorrono le tracce e il livello di adrenalina non accenna minimamente a diminuire: la band continua a pestare duro senza fare troppi complimenti, mettendo a segno colpi micidiali per le orecchie di chi ascolta, come nel caso della successiva Hearts Burning e della più violenta The Funeral, quest'ultima caratterizzata dai rintocchi di una campana inseriti come sottofondo. Se da una parte abbiamo tutta questa violenza spropositata, dall'altra la band, molte volte, riprende fiato lasciandosi andare con brani nettamente più doom-oriented, come i riff puramente sabbathiani di Possessed Obsessed, la più psichedelica Intermission e la ballad funerea Where The Demons Dwell.

Per concludere, un cenno finale è d'obbligo per lo splendido artwork ad opera di Vince Locke (già al lavoro con i Cannibal Corpse) che ben illustra quelle che sono le tematiche apocalittiche contenute all'interno del disco. Infine, resta solo da dire che Mother Armageddon, Healing Apocalypse non è sicuramente un disco di facile assimilazione: al suo interno troverete poca, pochissima melodia e tanta musica suonata con violenza spropositata. Un disco non per tutti quindi, ma se avrete la pazienza di assimilarlo come si deve, non ne rimarrete delusi.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Final Days Of Doom
02 Demon Crippler
03 Hearts Burning
04 Becoming Machines
05 The Funeral
06 Intermission
07 Hunting The Ghost
08 Possessed Obsessed
09 Doom Lord Pusher
10 Where The Demons Dwell
11 Smoking Your Exorcism

 
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