Recensione: My Midnight Things

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Il 2018 continua a regalarci grandi sorprese: a distanza di ben undici anni dall’ultimo full length “Appointment with Death” fanno ritorno sulle scene i Lizzy Borden, uno di quei nomi usciti in maniera dirompente negli anni Ottanta e diventati, da subito, una delle leggende della musica dura. Una formazione che ruota attorno alla personalità e alla voce dell’istrionico cantante e mastermind Lizzy Borden che, attraverso un heavy metal melodico e un’attitudine live degna del miglior Alice Cooper, ha saputo conquistare i cuori dei fan come pochi altri, una delle punte di diamante dello U.S. Metal o, citando la band stessa, dell’ ‘American Metal’.

 

My Midnight Things”, questo il titolo della nuova fatica griffata Lizzy Borden, è stato pensato come un’opera teatrale, un dramma, una sorta di tradizione in casa Lizzy Borden, nata ai tempi del seminale “Master of Disguise”. Il tema scelto per “My Midnight Things” è l’amore, descritto però attraverso molteplici prospettive. Stando alle parole del carismatico Lizzy, infatti, l’amore può essere la cosa più bella che possa capitare, trasmettendo sensazioni positive, ma allo stesso tempo può essere un qualcosa in grado di infliggere una ferita profonda, o trascinare verso ossessioni morbose. Ed è proprio questa caratteristica, questa possibilità di assumere significati diversi da persona a persona, che viene narrata nel disco. Per fare questo Lizzy ha deciso di comporre l’album partendo dai testi, immaginando, di volta in volta, un personaggio diverso nella narrazione che parla delle proprie esperienze. Otteniamo così dei “racconti” caratterizzati da emozioni, atmosfere, colori diversi tra loro che, per essere descritti, necessitano allo stesso tempo di linee vocali e musiche “su misura”, rendendo “My Midnight Things” un disco estremamente vario, pensato per essere ascoltato tutto d’un fiato.

 

Dal punto di vista musicale, infatti, “My Midnight Things” si rivela una sorta di viaggio che, attraverso una rilettura nel classico Lizzy Borden style, ci traghetta da atmosfere figlie dirette del rock sessantiano e settantiano, fino ad approdare a delle aperture in stile Rob Zombie, che possiamo incontrare in ‘Our Love is God’. Un disco sicuramente ambizioso, che per poter mostrare tutto il suo potenziale necessitava di un lavoro certosino in fase di registrazione. Per questo Lizzy Borden, dopo l’infelice scelta di essersi affidato a Eric Rutan nel precedente “Appointment with Death”, un nome dedito alla causa dell’estremo e non proprio avvezzo ai “suoni puliti”, per l’occasione gioca la carta della sicurezza, commissionando il processo di missaggio a Greg Fidelman e quello di mastering a Tom Baker, occupandosi in prima persona, assieme al fratello Joey Scott Harges, della produzione. La scelta si rivela vincente, con dei suoni caldi che valorizzano ogni strumento, ben lontani dalle soluzioni “plasticose” che vanno per la maggiore in questi ultimi anni e, soprattutto, distanti da quelli claustrofobici della release targata 2007. Sempre in questa direzione, con il chiaro intento di tenere ben saldo il timone di questa nuova fatica, Lizzy ha deciso di entrare in studio in versione polistrumentista, registrando chitarra, basso, tastiere e, ovviamente, voce, affidando all’inossidabile e inseparabile fratello Joey Scott le parti di batteria.

 

“Tante belle parole ma non ho ancora capito come sia il disco” vi starete chiedendo… Beh, come detto in precedenza, “My Midnight Things” si rivela un disco vario, studiato per essere ascoltato dall’inizio alla fine, un lavoro che mescola la solita carica adrenalinica delle produzioni griffate Lizzy Borden a un forte approccio emotivo, come se questo nuovo platter avesse un significato speciale per Lizzy. Un lavoro, però, a cui mancano quelle killer song a cui la band americana ci aveva abituato. Ed è proprio questa la pecca principale. Un disco sicuramente ben ideato e confezionato, dalla qualità media elevata, ma a cui mancano quei pezzi in grado di fare la differenza, quelli che si stampano in testa a partire dal primo ascolto per poi diventare autentici cavalli da battaglia in sede live, canzoni come ‘Me Against the World’, ‘There Will Be Blood Tonight’ o ‘American Metal’. “My Midnight Things” è quindi un gradito ritorno, un album attraverso cui i Lizzy Borden trasmettono la sensazione di voler attuare un’evoluzione al proprio sound, facendo intendere che non sarà questo l’ultimo capitolo della saga della formazione americana. È altrettanto innegabile, però, un ammorbidimento nella proposta di Lizzy e soci, che sembra portare a una maggiore ricerca della melodia, andando a ritroso nel tempo, traendo ispirazione dai nomi che hanno fatto la storia del rock, strizzando l’occhio in qualche frangente a delle sonorità pop-rock. Un album sicuramente piacevole ma da cui, forse, ci aspettavamo qualcosina in più...

 

Marco Donè

 
70