Recensione: Myrkraverk

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La natura, se ascoltata e vissuta non solo con i sensi, può realmente parlarci, e comunicarci emozioni. Mostrerà la luce, ed il buio che noi stessi abbiamo dentro, respirando una mistica esperienza che trascende da ciò che si vede e tocca.

Tutto ciò, l’ascetismo e le atmosfere più oniriche, sono l’immagine ed il suono del progetto Draugurinn. Approdati a tre lavori discografici, innalzano una volta ancora una nebbia gelida, un vero e proprio rito sciamanico in cui il corpo diventa tutt’uno con la terra. Parliamo di dark ambient, con evanescenti sfumature di folk.

Ci avviciniamo al suolo, girando il capo verso l’orizzonte. Terra rorida di tristezza ci accoglie, e le nostre lacrime vanno ad aggiungersi ad essa. Vibrazioni continue si perdono nell’infinito, tamburi scandiscono un rituale in cui il cuore batte tutt’uno con il mondo su cui poggiamo. Lo stridore del vento ci sussurra angoscia, il silenzio ci allontana da questa sofferenza.

L’album è ipnotico, un lento cresendo in ‘Andsetin’ che ci porta in realtà in cui le percezione sensoriali si fanno rarefatte, ed allo stesso tempo, così intense. Spiritualismo in note che non tutti apprezzeranno, se non altro per la lentezza con cui i pezzi si sviluppano, ridondanza delle ambientazioni che ovviamente appartiene ad una proposta di questo tipo.

Nessun ritornello, nessun virtuosismo strumentale e nemmeno alcuna complessità che vada canonicamente a colpire l’ascoltatore. Chi ama la formalità, o ha in testa un concetto classico di brano, si sentirà totalmente respinto da questo full-lenght. I suoni della natura, gli ululati di un lupo ed i guaiti di un cucciolo, sono il preludio di un lavoro per chi ama l’eco rarefatta della musica, un rumorismo che sarà indigesto a molti ma, allo stesso tempo, sarà apprezzato dalla nicchia di ascoltatori del ritual.

Sospesi in una bolla cristallina, sarete isolati dal quotidiano algoritmo che spegne le vostre speranze, schemi infranti da un sonno in cui, forse per la prima volta, sarete davvero coscienti di voi stessi e di ciò che andavate sempre cercando.

Stefano “Thiess” Santamaria

 

draugrim

 

 
80