Recensione: Neon Dust Baby

Di Alessandro Zaccarini - 2 Gennaio 2011 - 0:00
Neon Dust Baby
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
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62

I Souther Voodoo sono un prodotto dell’insolito Belgio, più precisamente di Gent, nelle Fiandre orientali. Insolito perchè il Belgio sembra sempre essere vivaio e ambiente recettvo più a movimenti come il thrash e derivati che all’hard rock o comunque a un discorso melodico classico. Infatti, non a caso, l’hard rock che troveremo tra i solchi di questo prodotto è quello meno educato e fine, ben saldo a una tradizione che vede nel southern rock del nuovo millennio la sua influenza primaria.

Seppure privi di un grande sguito, un paio di demo alle spalle e un primo album, Devil’s Drive, molto apprezzato in patria, hanno regalato al quartetto la possibilità di ripetersi sulla misura del disco da studio. Il secondo genito esce su Music Avenue e si intitola “Neon Dust Baby”. Senza troppi giri di parole siamo di fronte a una sintesi piuttosto semplice di band come Black Label Society e Motörhead. Chitarra essenziale, suoni aggressivi e ugola rozza e sgarbata sono i motivi cardine di strutture semplici e ben consolidate. L’ascendente di Zakk Wylde sul combo si sente forte e chiaro almeno quanto quella del buon Lemmy, un personaggio le cui imitazioni ed emulazioni si sprecano all’interno della scena da un paio di decadi. Vedi Road Kill 3000, uno degli episodi di questo album che più strizza l’occhiolino ai rocker inglesi, per aggiungere alla lista l’ennesima vittima dell’inguaribile e irrinunciabile fenomeno Kilmister. Della tradizione britannica i Southern Voodoo non pescano molto se non i già citati Motörhead. Il vero tutore e modello di questi ragazzi è come già detto il southern rock della nuova era, la cui influenza su questo disco è piuttosto palese. Quel southern incentrato su chitarre massicce e suoni compatti più che le scale blues e i ritmi che hanno fatto la fortuna di band come i Lynyrd Skynyrd. Del movimento i Souther Voodoo prendono a cuore anche i temi più gettonati, ma sempre efficaci, della tradizione: fanciulle possibilmente disinibite e dai facili costumi, un bicchiere di whisky fruttato dei dintorni della Louisiana e un’attitudine casinista e disinteressata.

Nessuna novità e nessun capolavoro dietro l’angolo ma ritornelli semplici ed efficaci, poggiati su ritmi tendenzialmente sempre sostenuti, rendono il disco un piacevole episodio di hard rock rivolto al presente, una ricapitolazione del genere decisamente prendere-o-lasciare. Come per molti suoi contemporanei, alla lunga il vero problema di questo prodotto è che tredici pezzi, tutti costruiti in maniera quasi identica, rendono l’ascolto piuttosto ripetitivo. Neon Dust Baby è il classico esempio di disco che non lascerà il segno. Il tipico album che strappa la sufficienza ma che ben presto ritroverete ricoperto di polvere o sotterrato da titoli a cui darete ben altra priorità. A meno che non siate inguaribili amanti del genere, disposti a compromettere un po’ di qualità e una certa dose di uniformità eccessiva in cambio di un suono e attitudine mai estranei al circondario southern post-1990.

Tracklist:
01. Girls on Trash
02. No Revolution
03. Neon Dust Baby!
04. Show Me Your Scars
05. Road Kill 3000
06. Star Maker
07. My Girl With the Drugs
08. Kick the Wall
09. Concrete Angels
10. Favourite Pornstar
11. Silver Bullet
12. Slow Suicide
13. Subterranean High

Line-up:
Pieter Minne : Guitar
Dominique De Vos : Vocals, Guitar
Stef De Rijck : Vocals, Drums
JeeM Talloen : Bass

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