Recensione: Never Again

Di Gaetano Loffredo - 14 Marzo 2007 - 0:00
Never Again
Band: Overload
Etichetta:
Genere:
Anno: 2005
Nazione:
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55

Gli Overload nascono in Grecia nel lontano 1989 e accentrano tutti gli impegni discografici nella splendida capitale: Atene.
I primi anni di vita della band sono caratterizzati da una forte tendenza per l’heavy metal tradizionale, quello di Dokken, Accept e Judas Priest tanto per intenderci ma, dal 1994 e dopo numerosi cambi di line up, la rilevante influenza del tastierista Peter Papadimatos li conduce alle soglie di un power di estrazione scandinava, Stratovarius e Sonata Arctica i nomi ai quali si fa riferimento sulla biografia.

Pensate: nove anni per confezionare il primo demo (Breaking The Silence – 1998) ed altri sei per trovare un ingaggio presso la connazionale Sleaszy Rider Records.
Never Again, il debutto che andremo ad esaminare, è stato pubblicato il 15 gennaio 2005 e pervenuto in redazione soltanto di recente.

Stilisticamente, il disco ha una chiara predisposizione che indirizza gli Overload nella regione musicale delle formazioni menzionate ma, non riesce a nascondere gli influssi derivanti dai primi Edguy dai Queensyche, e si fa carico di indizi che riportano ai Pink Cream 69. Fatte le dovute proporzioni.

La musica degli ellenici è quanto di più semplice si possa trovare nel sovralimentato panorama del power metal, sconvenientemente codificata e realizzata mediante le usuali e formalizzate strutture ritmiche.
Difficile ricavare il titolo di un brano che riesca a spiccare sugli altri; il lavoro si attesta su una fascia qualitativa medio/bassa fossilizzandosi su monotoni tempi medi e tralasciando quasi completamente quelli veloci.
Lo striminzito utilizzo della chitarra ritmica va a incidere negativamente sulla consistenza dei dieci titoli esibiti, penalizzati anche dallo scarso rendimento del basso di John Kostoulas e da ricordare per la brillante prova (la sola) di capitan Papadimatos alle tastiere, strumento fulcro di ogni pezzo del disco.

I limiti sono da ricercarsi, come avrete intuito, nelle composizioni di basso profilo in quanto la produzione, al contrario, è inattaccabile, pulita e limpida al di fuori di ogni più rosea previsione, che non nasconde (ma fate attenzione, non si tratta soltanto di un pregio) gli ingredienti di questa approssimativa “Moussaka”.

L’aspetto è più che positivo, la sostanza insapore. Gli Overload hanno ripetuto la lezione a memoria dimostrando di aver svolto un compitino tutt’altro che approfondito, analizzando i requisiti superficiali e tralasciando tutto il resto. Disco innocuo.   

Gaetano Loffredo

Tracklist:
1.Intro
2.Trip To The Dreamland
3.Never Again
4.Sirens
5.Glory And Eternity
6.With Golden Wings
7.Destiny Calls
8.Midnight Warriors
9.I Change
10.It’s Over

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