Recensione: Nevroses [EP]

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La bellezza dell'underground e del fai da te.

Una questione che deve stare parecchio a cuore, al giovane quartetto transalpino rispondente al nome di Bordure. Cioè, al cosiddetto totally do it yorself, poiché ne fanno esplicita e orgogliosa menzione nelle loro note biografiche.

Note biografiche che accompagnano il loro primo lavoro in studio, un EP di sei tracce intitolato "Nevroses", uscito dagli... stabilimenti casalinghi all'inizio dello scorso marzo.

Trattasi di metalcore, il loro. Difficilmente definibile poiché i Nostri, ben per loro, cercano con ostinazione di percorrere una strada unica e personale. Complicato, quindi, mettersi a fare degli esempi per rendere l'idea.

Le hars vocals di Elie sono certamente allineate ai dettami di base del genere e non poteva essere altrimenti. È presente la melodia ('Field'), tuttavia non è invasiva come spesso accade nel metalcore melodico. Forse, se proprio si deve cercare un appiglio per spingere i Bordure in una direzione, occorre parlare di progressive. A parte l'intro, le cinque song dell'EP hanno una struttura che prova a definire le proprie membrature in maniera un po' più complessa ed elaborata, rispetto alla media della tipologia musicale di cui trattasi ('Fields'). Questo comporta il fatto che la percezione della bontà di quanto messo in piedi dal combo di Lille non sia immediata. Il metalcore a volte usa l'arma della facile presa per far colpo ma questo non è il caso di "Nevroses". Pregno di melanconica sofferenza questa sì, bagaglio culturale naturale delle specialità *-core.

Nella sua modesta nobiltà, il dischetto merita di essere preso in considerazione quale esempio di massima modernità in un ambito metal ove, al contrario, tutto parrebbe essere già stato messo su rigo musicale.

Bravi!

Daniele "dani66" D'Adamo

 
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