Recensione: New Era

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Dieci pezzi facili.
Parafrasando il titolo del celebre film di Bob Rafelson si riesce ad inquadrare lo spirito e il contenuto del nuovo progetto di Timo Tolkki, uscito quasi in concomitanza con il suo recente split con gli Stratovarius.
Forte dell'ineguagliabile esperienza accumulata, il gigante finlandese si getta a capofitto in una produzione a metà strada tra il solo-album e la metal opera, lasciando adito a parecchi dubbi circa le sue spiegazioni sulla sua dipartita dagli Stratovarius, con particolare riguardo al fatto che fosse ormai stanco di ripetere sempre la stessa formula.
Diciamo questo perché "New Era" va molto vicino alla solita "minestra riscaldata", e manco a farlo apposta i brani finiti nel progetto erano stati inizialmente scritti per gli Stratovarius: lasciarli ad invecchiare nell'attesa di una line-up che potesse durare nel tempo sarebbe stata una mossa che evidentemente Tolkki non si è potuto/voluto permettere. Così ecco reclutati tre singer di grido, i più adatti, probabilmente ad interpretare il "nuovo corso", rimandando di almeno qualche mese la costituzione di una band vera e propria che possa supportare il progetto anche in sede live.

Arrivano quindi Michael Kiske (sulle cui partecipazioni nei progetti power-metal tanto odiato abbiamo già parlato allo sfinimento), Tobias Sammet e Pasi Rantanen, a dare un contributo per quello che - visti gli attori - minaccia essere l'ennesimo revival dell' "happy metal" helloweeniano, una sorta di Freedom Call 2, per intenderci...
Ed in effetti la opener, "Heroes", mette i brividi per la sua derivatività, imbarazzando l'ascoltatore più maturo e facendo sorgere qualche dubbio sull'abilità del Tolkki arrangiatore...
Per fortuna i fantasmi tendono pian piano a dileguarsi, ma il vizio di fondo resta quello di un album fatto di brani troppo accessibili, tanto istantanei quanto poco incisivi (perché già sentiti), da ascoltare, a nostro modo di vedere, solo per la performance di Kiske, la cui esibizione accontenterà i nostalgici del suo periodo d'oro negli Helloween - quello di Keeper Of The Seven Keys - con tanto di tributo: "Keep The Flame Alive" ricorda fin troppo "A Tale That Wasn't Right", e se il nostro si fosse destreggiato anche negli uptempo, la già citata "Heroes" e "Glorious And Divine", lasciati a Sammet, il quadretto sarebbe stato completo.
Nell'ombra, i brani meno banali risultano, guardacaso, proprio quelli affidati all'ugola di Pasi Rantanen, singer dei Thunderstone, che si destreggia in hard rock di matrice Black Sabbath (Dio/Martin era), toccando l'apice della sua performance in "We Are Magic".

Sicuri dell'interessamento dei soliti irriducibili, restiamo perplessi circa la totale assenza di tentativi per invogliare anche qualche altro ascoltatore, rimpiangendo, si fa per dire, gli Stratovarius più intimisti e malinconici, quantomeno non staremmo a rimuginare sulla sensazione di vuoto lasciata dall'ascolto di "New Era".

Tracklist:

  1. Heroes (lead vocals: Tobias Sammet)
  2. I Did It My Way (lead vocals: Michael Kiske)
  3. We Are Magic (lead vocals: Pasi Rantanen)
  4. Angel (lead vocals: Michael Kiske)
  5. Eden Is Burning (lead vocals: Pasi Rantanen)
  6. Glorious And Divine (lead vocals: Tobias Sammet)
  7. Born Upon The Cross (lead vocals: Pasi Rantanen)
  8. Keep The Flame Alive (lead vocals: Michael Kiske)
  9. Last Night On Earth (lead vocals: Michael Kiske)
  10. Revolution Renaissance (lead vocals: Michael Kiske)
 
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