Recensione: New Horizon

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Era il 2009, a quel tempo gli Ac/Dc erano intenti a conquistare per l’ennesima volta il mondo con il loro “Black Ice World Tour”.
Ad aprire le date europee venne scelta una giovane band, attiva dal 2000 ma sconosciuta ai più fino a quel momento, gli irlandesi The Answer.
Le date furono un successo, il gruppo ricevette consensi sempre più ampi di serata in serata, e da quel momento furono inarrestabili.

Oggi, a distanza di due anni dall’ultimo “Revival”, esce il quarto capitolo in studio - “New Horizon” - stessa formula vincente al suo interno: hard rock/blues di matrice seventies, miscelato a riff coinvolgenti e ritornelli accattivanti, il tutto confezionato alla perfezione e reso appetibile per rockers di ogni età.

La titletrack “New Horizon” riprende ciò che si era interrotto un paio di anni or sono con l’ultima release, proprio come se il tempo si fosse cristallizzato: stesso groove creato dai riffoni chitarristici di Paul Mahon, in perfetta simbiosi alla potente sezione ritmica di Micky Waters (basso) e James Heatley (batteria), invitano all’headbanging sollecitando in modo pericoloso le articolazioni del collo.
Le doti del singer Cormac Neeson non restano celate e, già dalle successive “Leave With Nothin” e “Spectacular” (quest’ultima scelta come singolo apripista dell’album), si fanno notare per il consueto - e caratteristico - timbro “old style”.
Gli anni 70 riecheggiano in lungo e in largo per tutti i 37 minuti di “New Horizon”: certo, ritmiche già sentite chissà quante volte, vocalizzi di zeppeliana memoria compresa, ma la forza dei The Answer (scherzo del destino) sta proprio nella loro reinterpretazione più pura del genere.
Indurendo il suono ed inserendo un pizzico di moderno groove quel tanto che basta, strappano consensi e gradimento in ogni dove.

Quante band si rifanno ai Led Zeppelin?...Sicuramente tante!
Quante riescono ad emergere ed a risultare comunque personali nel sound?...Decisamente poche!
Sembrerebbe impresa facile accodarsi a solchi già tracciati e fortificati da gruppi storici, tirando avanti alla meglio, guadagnandosi la pagnotta senza fatica: ma se nella realtà dei fatti a spiccare sono solo pochissime realtà – Rival Sons e appunto The Answer su tutti - un motivo ci sarà.
Per giunta, quando si riesce a tagliare il traguardo del quarto album, come in questo caso, proponendo canzoni di alta qualità, non può essere affibbiata l’etichetta di meteora; piuttosto non si può far altro che considerare i buoni valori di una realtà ormai consolidata.
Avere nel proprio arsenale armi come “Call Yourself A Friend” o “Baby Kill Me”, incisive e possenti come cingolati in marcia - nonostante siano strutturate su ritmi più cadenzati e, in apparenza, più rilassati – spianano senza fatica la strada ai rockers britannici.
Le bordate finali di “Burn You Down” e “Scream A Louder Love” promettono scintille in sede live e chiudono alla grande questo album senza fare prigionieri.

Come detto; i The Answer non inventano nulla, non fanno nemmeno parlare di se per notizie di cronaca o gossip, si presentano ai concerti in jeans e maglietta, come qualunque loro fan.
Probabilmente è proprio questa semplicità, ed il fatto d’essere essi stessi in primis amanti del rock, a donar loro la forza di distinguersi dagli altri, con il privilegio di girare il mondo facendo sudare gente di ogni nazione con tanto, incontaminato, Rock N’ Roll!

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