Recensione: Nine Ways to Rome

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Progressive metal di ottima fattura è quanto ci propongono i tedeschi Divinus, band formatasi nel 1992 in quel di Kaiserslautern, che giungono con Nine ways to Rome al fatidico traguardo del terzo album in studio (se si esclude il dvd Woodpeg Paranoia rilasciato nel 2004). Sebbene le strade che portano a Roma siano infinite, i Divinus decidono di volare basso e ne individuano “solo” 9 più una bonus track, tutte contenute in questo CD sotto forma di eclettici condensati di prog metal elaborato e variopinto, sempre pronto a cangiare sfumatura attingendo dai colori del metal più sofisticato e tecnico senza risultare mai troppo autoreferenziale e cattedratico. Il booklet, pur presentandosi essenziale nei contenuti (che comunque riportano i testi, i ringraziamenti e le foto del gruppo), è curato in modo professionale ed essendo questo Nine way sto Rome un CD autoprodotto, rappresenta senza dubbio un'ulteriore freccia nell'arco dei Divinus.

La band dimostra di possedere diverse qualità che fanno ben sperare per il futuro. Questi 5 ragazzi sono dotati di capacità esecutive di buon livello; ciascuno di essi ha migliorato la propria tecnica strumentale negli anni spesi ad esibirsi nei vari festival locali, riuscendo ad integrarsi perfettamente col resto della band e proponendoci un sound unico e libero da cliché. I punti di forza tuttavia vanno individuati nella voce del cantante Daniel Ott, piuttosto versatile ed accostabile ora a Matthew Barlow ora  Michael Kiske, e nel chitarrista e principale songwriter Christian Herrle, un axeman capace di unire ad una tecnica sopraffina una creatività fuori dagli schemi che rende ogni singola traccia una piccola perla di metal proiettato al futuro, mai rivolto al passato e sempre alla ricerca di nuovi territori da esplorare.

Durante l'ascolto di Nine ways to Rome veniamo colpiti dalle grandi aperture melodiche dell'opener You poison the air we breath con il suo chorus orecchiabile e mieloso e dalle parti di violino che delineano atmosfere darkeggianti senza però sconfinare in territori gothic. Intrigante appare la prestazione piena di pathos del cantante in World of tomorrow nella quale la base heavy garantita dalle chitarre è lievemente addolcita dalle tastiere di Steffen Seel. L'apertura mentale di cui parlavo in precedenza è ampiamente testimoniata da Forever lost (Retold) nella quale si registra l'uso della marimba che impreziosisce una composizione nella quale spicca un certo sinfonismo che richiama alla mente il primo Avantasia. Non mancano tuttavia gli episodi più aggressivi dove alla violenza delle chitarre viene affiancata una prova graffiante del singer che dimostra di cavarsela anche quando occorre mutare registro e offrire un cantato più viscerale e  tendente al growl (Wunder, Every darkness), ai cui antipodi troviamo Into my paradise con la sua intro di piano che ricorda molto “Longing” degli Helloween; si tratta di una composizione che vive sulle numerose sfumature delineate dalle componenti strumentali e arricchita qua e là da gemme come il cinguettio ad inizio traccia.

Il risultato finale di questo Nine Ways To Rome è di buonissimo livello: ogni singola componente ha trovato il proprio spazio nel puzzle di suoni che compongono questo lavoro. Se proprio dobbiamo avanzare delle critiche, queste vanno indirizzate alla produzione poiché in alcuni frangenti il suono della batteria è apparso plastificato e poco diretto. Ma trattandosi di un'autoproduzione si tratta di un peccato assolutamente veniale. Il mio augurio è che il lavoro di questi ragazzi venga premiato dal pubblico dal punto di vista commerciale e che qualche label possa investire su di loro: sarebbero soldi ben spesi, in entrambi i casi!

Tracklist:
You poison the air we breath
World of tomorrow
Forever lost (Retold)
Sphere of crime
Wunder
Every darkness
Words lost in quicksand
Into my paradise
Death or rebirth
Woodpeg paranoia (bonus track)

 
77