Recensione: No Land For Heroes

Di Daniele D'Adamo - 18 Settembre 2014 - 18:13
No Land For Heroes
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2014
Nazione:
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72

 

Concept-album a metà, per i veneti Nightmare Slave.

Sì, perché dopo aver composto una prima fetta di “No Land For Heroes”, debut-album autoprodotto, la band è stata travolta dalla grande passione dei propri membri per i fumetti della Marvel, DC Comics e compagnia bella.

“No Land For Heroes”, uscito a marzo, giunge dopo sette anni di attività, necessari all’act italiano per dare alle stampe un demo (“No Fucking Demo”, 2009) ma, soprattutto, per definire il proprio sound, chiamato dall’act stesso ‘melodic-groove death metal’. Cioè, la fusione delle due correnti in primis rappresentate, rispettivamente, dagli svedesi Dark Tranquillity e dagli statunitensi Lamb Of God.

Una definizione per nulla peregrina, dato atto che i Nightmare Slave paiono davvero pennellare le song di “No Land For Heroes” con le tinte che caratterizzano i due stili appena menzionati (‘melodic death metal’ e ‘groove metal’). Rivelando peraltro una buona personalità e un’ottima consapevolezza di sé, quest’ultima intesa nella percezione del proprio stile e nel saperlo mantenere costante al variare dei brani. Un obiettivo, raggiunto, in ogni caso sintomatico sia di una raggiunta maturità artistica, sia di una forte coesione esistente fra i componenti.     

Anche la veste grafica del CD fa onore all’ensemble tricolore, in quanto piuttosto originale ma soprattutto curato e, di nuovo, pieno zeppo di richiami alla narrativa fumettistica d’oltreoceano. Con la particolarità di accostare a ogni musicista una breve storia a sfondo grafico.

E così, in “No Land For Heroes” si sposano la melodia del ‘gothenburg metal’ e la durezza del ‘post-thrash/groove metal’. Un matrimonio senza dubbio riuscito, giacché Tazzo e i suoi compagni d’avventura mettono a fuoco le caratteristiche primigenie delle due fogge musicali per unirle e allinearle alle sonorità attuali. Senza né stravolgerle, né tantomeno compiere progressioni e/o evoluzioni da uno standard consolidato e sicuro.

Un atteggiamento conservativo che tuttavia funziona un po’ meno con le song, elaborate su schemi e soluzioni a volte datate, che addirittura fondano le radici nell’heavy metal degli Iron Maiden. Non che ciò sia un grave difetto. Anzi, con i dovuti accorgimenti si potrebbe rivelare un pregio. A parte questo, sarebbe necessaria – a parere di chi scrive – una maggiore freschezza compositiva; cioè una ricerca di trovate alternative e magari più azzardate. Lontane da cliché troppo abusati. E i Nightmare Slave ne sono senz’altro capaci. Prova ne è la stupenda strumentale “Osteogenesis Imperfecta” che, senza inventare l’inventabile, lascia intravedere in sé, proprio, quella spinta artistica in più in grado di fare la differenza. Oltre che evidenziare la competenza tecnica raggiunta dal combo di Padova, con particolar menzione alla sezione delle chitarre. Circostanza necessaria se si vuole tentare ‘il grande salto’, cioè la ricerca di un’etichetta discografica.

Non rimane che augurare ai Nightmare Slave di realizzare il proprio sogno. Lavoro, passione, bravura e dedizione ci sono tutti. Manca solo un pizzico di spregiudicatezza in più.

Forza!

Daniele “dani66” D’Adamo

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