Recensione: No More Hollywood Endings

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Mettiamola così, la vita ci ha insegnato che non va sempre a finire come nei classici Disney, figuriamoci se da adulti ci si possa aspettare un finale come nelle migliori pellicole di Hollywood. Questo è in parte l’insolito messaggio che i finlandesi Battle Beast vogliono imprimere con il loro quinto album, un compatto disco di heavy metal che trascende il confine con un rock che non si vergogna di abbandonare borchie e spuntoni e una vena sinfonica che impreziosisce il tappeto strumentale delle 11 canzoni che compongono il disco, tredici se prendiamo in considerazione anche le bonus track. No More Hollywood Endings non è il sunto di quanto compiuto negli ultimi otto anni, bensì un bivio che la band potrebbe intraprendere e portare avanti con la convinzione e la eccezionale esecuzione che li contraddistingue anche in sede live.

 

Noora Louhimo è la protagonista indiscussa, non c’è alcun dubbio. Le sue capacità dietro al microfono sono messe in mostra in ogni singola traccia, dove riesce a trascinare grazie a melodie azzeccate sotto ogni frangente e alla capacità di alternare l’umore che viene risvegliato nell’ascoltatore. Il tutto avviene con una grinta che va ad arricchire partiture musicali suonate bene, ma che non sembrano aver profuso il medesimo impegno della cantante stessa. Unbroken apre le danze e introduce l’ascoltatore nella schiera di mid-tempo che verranno sottoposti un brano dopo l’altro. Seppure la costruzione delle tracce possa sembrare molto simile, non confonderete tra loro nessuna canzone, perché ognuna gode di una propria identità, in alcuni casi mascherata sottoforma di un compatto heavy metal di stampo classico, come per la opener, la title-track e la successiva Eden, in altri casi con una vena rock più leggera e che sembra strizzare l’occhio ai cugini scandinavi Europe (Unfairy Tales e Endless Summer), pur continuando a funzionare bene e senza stonare eccessivamente all’interno dell’album.

No More Hollywood Endings non è un disco di puro heavy metal, bensì una raccolta di canzoni che godono di melodia a profusione e ritmiche che non hanno voglia di viaggiare nella parte alta del metronomo. In questo caso fa eccezione The Golden Horde, peraltro uno degli episodi meglio riusciti, una veloce cavalcata che anticipa l’altrettanto valida World On Fire, la quale gode di spunti che avrei preferito trovare maggiormente sparsi nell’album. Merita anche una menzione l’ottimo riffing di Piece Of Me, che mescola ancora una volta le carte in tavola e va a sistemarsi appena prima di I Wish, una dolcissima e malinconica ballata, di quelle che non possono mancare in un disco di questo tipo. Tirando le somme, questo è un lavoro che sarà sicuramente sottovalutato, non tanto perché ad un ascolto superficiale non è in grado di trasmettere la bontà di ogni singola composizione, quanto per il fatto che l’identità stessa del sound dei Battle Beast sembri tentennare e piuttosto mettere a disposizione dell’ascoltatore tutta una serie di possibili direzioni da prendere. Nel complesso si tratta di un album in grado di soddisfare e che conferisce alla singer Noora un’altra straordinaria prova di come sia in grado di farsi carico di ogni responsabilità e trascinare l’intera band sulle note della sua potente e versatile voce. Non vi state rivolgendo ad un lavoro impegnativo, ma concedetegli qualche ascolto extra rispetto al solito ed a quel punto, tutto avrà più senso.

 

Brani chiave: Unbroken / Piece Of Me / The Golden Horde

 
72