Recensione: Nocturnal Pagan Supremacy

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La Christhunt Productions ha fatto decisamente un buon affare quando ha accolto tra le proprie schiere i Draugr, band chietina che già da qualche anno si occupa di diffondere una tipica mistura di black metal primordiale unita a inserti folk e sonorità heavy, il tutto orchestrato seguendo un gusto prettamente pagano-medievale.
Svafnir alle voci e all'inchiostro, Triumphator alle chitarre, Stolas al basso e alle tastiere e Johnny a tutte le percussioni sono riusciti a dare vita, grazie anche al prezioso apporto di Warth per l'assolo di "Night of the Wolf", a un esempio italiano di quel tipico blackfolk che infuria in Finlandia e in minor misura in Norvegia da circa una decade. Il black metal, grazie soprattutto allo screaming penetrante di Svafnir, domina per tutta la durata dell'album, mentre le tastiere sono relegate a brevi stralci melodici che si intersecano ai frequenti rumori per ricreare delle atmosfere gelide e inospitali, anche se rigidamente incastonate in strutture melodiche che riportano la mente all'heavy degli ultimi 20 anni e ricordano a tratti le band epiche italo-europee, e le poche altre band che sono riuscite a mischiare egregiamente sonorità grezze con impianti heavy più che massicci, una per tutte i Children of Bodom.

Bisogna dire che il disco dà il meglio di sé fin dall'inizio, o meglio... soprattutto all'inizio. All'intro strumentale, "Dove Regna l'Inverno", è affidato il compito di schierare le armi sul campo. La melodia di tastiera semplice, come semplici in realtà sono anche le melodie e i riff che permeano l'intero lavoro, si snoda tra il sibilare del vento - un effetto preponderante anche nel precedente Spirits of the North - e costruisce l'atmosfera mediante l'utilizzo di sample leggermente antiquati, che mi hanno ricordato i moduli sintetici di protracker che impazzavano a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni 90.
I fan di quel tipo di sonorità accenneranno sicuramente un sorriso durante la traccia, sorriso che diventerà urlo allo scoccare della title track, "Pagan Winter Supremacy", probabilmente capolavoro dell'album e gran prova tecnica e di passione da parte dei cinque abruzzesi. Le chitarre turbolente, percussioni martellanti e lo screaming maligno si rincorrono per oltre 7 minuti nei quali entra un po' di tutto, dai momenti interlocutori in cui si è lasciati in balia di un temporale ai momenti più folk, da ballata, tipici di band ben più blasonate come i Finntroll o i Korpiklaani. Anche gli intenditori di questo tipo di metal rimarranno sorpresi nell'ascoltare tanto equilibrio e diversità nei suoni, e il presagio non scema nemmeno nella successiva "Spirit of the Past", che pur smorzando leggermente i toni grazie a un lavoro di riff molto più lineare e cavalcato, celebra l'ottimo screaming del cantante che si cimenta in evoluzioni vocali che ricordano gli Isengard, i Darkthrone del periodo di mezzo e anche perché no, gli Immortal stessi... e la violenza trova il suo sfogo naturale con la successiva "Reborn in Darkness", il cui riff rammenta già qualcosa della seconda canzone, ma che riesce ancora una volta a mantenere vivo l'interesse grazie agli arrangiamenti davvero fuori dal comune e una notevole destrezza con le chitarre, aspetti pregevoli per una band relativamente giovane come questa.
La mini-suite centrale dell'album, "Land of Warriors pt. I" e "Land of Warriors pt. II" rappresenta un lodevole tentativo, parzialmente riuscito, di monumentalizzare l'album con arie eroiche costruite con riff veloci e incalzanti e rumori di battaglie. Anche se effettivamente entrambe le tracce risultano "sottili" nella loro struttura, l'impressione che si coglie è quella di una sequenza dai toni drammatici, probabilmente grazie anche alla sovrapposizione di scream, semi-growl e di alcune voci di sottofondo. Come insegna la scuola epica scandinava, sono le voci a conferire quell'aura di magniloquenza anche a canzoni che, di per sé, non avrebbero troppo da dire.

Finora l'album percorre i binari dell'eccellenza, ogni traccia fa quasi storia a sé, ma è a questo punto che qualcosa si rompe e il livello generale cala fino a diventare un frullato di tutto ciò che è stato già sentito, rimaneggiato qua e là per comporre le quattro canzoni conclusive.
Lo scream si alterna al growl, le chitarre si rincorrono tra di loro talvolta rallentando e talvolta coprendo fuoriosamente persino le percussioni, ma il tutto ha un'aria di già sentito, nonostante l'alto livello compositivo e tecnico che permea l'intero album, con interruzioni rare e trascurabili. È un po' la sindrome dei Children of Bodom o Dimmu Borgir: se le tracce cominciano a mescolarsi tra di loro senza portare avanti un filo logico, specie ambizioso com quello della prima parte di quest'album, l'ascolto rischia di diventare viziato.
Tuttavia si sente distintamente che questi Draugr non sono quattro ragazzini con la faccia pittata che urlano in un microfono: il loro amore per il paganesimo endemico dell'Italia pre-cristiana e l'ossessione per l'icona dei lupi, tuttora abbondanti in Abruzzo, dimostra come tutto sommato abbiano voluto comunicare all'ascoltatore qualcosa di intimo e puro.
Di band neopagane se ne casca il mercato, ma vederle in Italia ha sempre il suo fascino. Si spera che di band legate ai culti e ai popoli italici come i Draugr e gli Aisling ne appaiano sempre più spesso: sarebbe un arricchimento importante della nostra scena nazionale.

Un inizio a bomba, una tecnica invidiabile e tanta voglia di comunicare e di fare rende questo Nocturnal Pagan Supremacy un album non troppo semplice a cui ogni buon black pagan metaller dovrebbe dare una possibilità; chi ha sempre sete di nuovi esempi di questo genere troverà pane per i propri denti.

TRACKLIST:

01. Dove Regna L`inverno
02. Nocturnal Pagan Supremacy
03. Spirit of the Past
04. Reborn in Darkness
05. Land of Warriors Pt. I
06. Land of Warriors Pt. II
07. The Forest where I died
08. Furore Pagano
09. War is my God
10. The Night of the Wolf

 
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