Recensione: Noita

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Le gelide lande finlandesi sono sempre state un territorio fertile per il Folk Metal: tra  la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, la Finlandia ha visto infatti una notevole proliferazione di gruppi dediti a questo stile musicale, che nel corso degli anni sembra godere di ottima popolarità, in patria come nel resto del mondo.

Insieme quindi a vere e proprie icone del genere come Finntroll, Turisas ed Ensiferum, anche i Korpiklaani, sono ormai divenuti un notevole punto di riferimento per gli appassionati del genere, riuscendo in ormai dodici anni di carriera ad ottenere consensi sempre più numerosi da parte del pubblico, fino ad arrivare dunque alla pubblicazione di questo “Noita”, undicesimo tassello discografico di fresca pubblicazione, rilasciato sotto l’ala protettrice della Nuclear Blast Records.

Undici nuove tracce compongono un’opera curata nella produzione ed arricchita da un artwork al solito ben realizzato ed efficace, sicuramente un ottimo  biglietto da visita per questa nona release, che trova il proprio inizio nelle fiere e spensierate note della breve e travolgente “Viinamäen Mies”, opener in cui il gruppo dà subito sfogo a tutta la carica del Folk Metal più tradizionale, incastonando una serie di ottime melodie ben evidenziate dai perfetti inserti di fisarmonica affidati al giovane Sami Perttula, qui al suo esordio in studio con il combo finnico. Un buon Refrain, sorretto da una potente sezione ritmica e un efficace assolo di violino, completano a dovere la traccia apripista, permettendo così all’album di decollare senza alcuna difficoltà.

Una buona dose di melodia e potenza contraddistingue anche la seguente “Pilli On Pajusta Tehty”, nella quale sono ancora le alcoliche armonie vocali, condotte dall’eccellente vocalist e polistrumentista Jonne Järvelä, a dominare con successo la situazione. Con la successiva “Lempo” le velocità si fanno maggiormente controllate e plumbee atmosfere solenni caratterizzano un brano intimista e di piacevole ascolto, seguito subito dopo dalla divertente “Sahti”, che torna con successo a fendere l’aria a colpi di un Folk Metal sostenuto ed elettrizzante, ancora una volta impreziosito dai suggestivi duelli solistici di fisarmonica e violino, che tornano ad essere protagonisti anche nella seguente ed orecchiabile “Luontoni”, il cui ritornello spensierato si pone come carta vincente di un altro momento ben confezionato di questo platter.

I nostri alternano ancora momenti allegri ad altri maggiormente riflessivi, come nella bella e ragionata “Minä Näin Vedessä Nei don”, che riesce a donare un sottile velo di drammaticità al sound del gruppo, rendendo il tutto estremamente evocativo ed interessante, come interessante è la carica sorprendentemente aggressiva della seguente “Jouni Jouni”, in cui a controllare la situazione è l’ottimo operato svolto dal chitarrista Kalle Savijärvi (alias Cane), il quale macina una serie di riff granitici, come di consueto supportato in modo impeccabile da una sezione ritmica affilata e sempre costantemente in prima linea.

Stesso discorso anche per la rabbiosa ed elegante “Kylästä Keväinen Kehto”, che sempre in perfetto equilibrio fra Folk e sfuriate Heavy, avvia l’ascoltatore alla conclusione dell’album. Album che nel frattempo prosegue con la maestosa “Ämmänhauta”, in cui ancora una volta è l’anima più Heavy della band ad emergere significativamente, stesso discorso per la gelida e serrata “Sen Verran Minäkin Noita”, che vede vede nuovamente un lavoro chitarristico di prim’ordine da parte del già menzionato Kalle Savijärvi.

L’ultima parola per questo platter è invece scandita dalle note della più sinfonica e sognante “Antaja” che, inclusa nell’album come Bonus Track, riesce nel compito di congedare il nuovo lavoro di una band che, dopo oltre dieci anni di carriera, pur non risultando mai particolarmente originale o innovativa, non ha perso minimamente la voglia di divertirsi, far divertire e soprattutto di comporre nuova musica.

 

Francesco Sgrò

 
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