Recensione: Norrønasongen - Kosmopolis Nord

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Il nuovo Solefald era atteso da ormai quattro anni. Una lunga attesa, peraltro accresciuta neli ultimi dalla band stessa grazie ai comunicati via facebook, che lasciavano attandere qualcosa di folk norreno epicamente progressive. E siccome questo non bastava, i nostri han deciso di divider l’opera in due. In principio doveva essere Kosmopolis, ora tra le mani abbiamo una sorta di EP dal titolo Norrønasongen - Kosmopolis Nord. Il disco vero e proprio, Kosmopolis Sud, uscirà il 27 gennaio.

Concentriamoci dunque su quanto abbiamo tra le mani al momento. Lo chiamano EP, I Solefald, ma a ben guardare è più lungo di The Linear Scaffold. Si compone in due parti, per un totale di cinque tracce. La prima metà consta di due brani inediti ad opera dei Solefald, la seconda si compone di tre rielaborazioni del pezzo, ad opera degli stessi Solefald in sinergia con gli Sturmgeist and the fall of Rome - il progetto parallelo di Cornelius Jakhelln. Oltre a questo, vista soprattutto la massiccia componente folk, ci troviamo innanzi ad una fitta sequenza di ospiti (la trovate inserita nei dettagli dell'album).

Il piatto forte sono le prime due tracce. La opener in maniera particolare, della quale I Solefald avevano scritto e decantato le lodi sui rispettivi social fin da giugno. S'intitola Norrønaprogen, una composizione di dieci minuti che mischia prog e folk norreno. Effettivamente ci troviamo innanzi ad un miscuglio tra le sonorità di  Norrøn Livskunst e quelle più delicate di Red For Fire (ad esempio White Frost Queen), salvo poi degenerare in un refrain che sembra scaturito da Hin Vorende Sod og Sø. Oltre a ciò, troviamo un anfratto centrale, infisso a viva forza, etereo e dilatato in cui l’elettronica la fa da padrone. Un anfratto che ancora dà a tutta la composizione una forma da encore classicamente prog. Molta carne al fuoco dunque, per un risultato assai gustoso seppur piuttosto frammentario. Risultati sorprendenti invece nella seconda traccia, Den Siste Landskap, ispirata da un escursione di Cornelius Jakhelln in Islanda assieme ai Sólstafir. Qui l’elettronica è massiccia e chill out, la voce di Nedland incanta con molta dolcezza e contrasta profondamente con la voce recitata. Un parziale ritorno a Neonism ma anche un passo verso I Thievry Corporation.

Saltando a piè pari Norskdom, un minuto di reprise della suite iniziale, ci troviamo innanzi a Norrøna: Ljodet Som Ljoma. Si tratta della rivisitazione in chiave noise di Norrønaprogen, o meglio, della sua strofa iniziale. Questo curioso rmx (se così posso dire) si caratterizzata per i toni cupi, funerei e, ancora una volta , per il dissonante intreccio delle due voci. La conclusiva Songen: Vargen riprende invece la melodia centrale dell’opener, riducendone la component elttronica in favore di inserti folkloristici ed effetti noise di sottofondo. Questi ultimi pezzi si caratterizzano per la loro ipnotica ripetitività, raggiungendo comunque effetti assai suggestivi.

È una frase da prendere con le dovute precauzioni, ma possiamo considerare Norrønasongen - Kosmopolis Nord come il disco acustico - atipico dei Solefald. Sapete a che cosa ci si riferisce, buona parte dei gruppi vichinghi si è spesa in operazioni simili, dai Finntroll (Visor om Slutet) ai Borknagar (Origin). Ciò detto, non si possono far previsioni circa il fatto che questo corso dei Solefald possa avere un seguito fra pochi mesi o se resterà un episodio isolato. Gli stessi Solefald dicono che il nuovo disco sarà completamente diverso, ma oramai chi ci crede più a quello che dicono questi due? Scherzi a parte, si tratta di un disco sicuramente interessante, che conferma ampiamente il trasformismo del duo, ma che pure lascia una sensanzione di incompleto. Ad ogni modo, un gustoso stuzzichino in vista di Kosmopolis sud.

Tiziano "Vlkodlak" Marasco

 
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