Recensione: Nostalgia

Di Riccardo Angelini - 30 Agosto 2009 - 0:00
Nostalgia
Band: Satellite
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 2009
Nazione:
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75

Occhio all’est Europa. La Polonia del prog non è soltanto i giovani e pluriosannati Riverside, ma offre una tradizione ricca e autorevole, che (troppo) spesso passa inosservata nel resto del continente. Un contributo di peso alla diffusione dei nomi più meritevoli lo offre Metal Mind, da diversi anni attiva nella promozione della scena locale. A lungo ignorati da pubblico e critica ma forti di tre full-length di qualità, i Satellite reclamano a buon diritto un posto fra le realtà più rappresentative della nazione.

‘Nostalgia’: il titolo dice tutto, ma potrebbe egualmente trarre in inganno. Le lancette dell’orologio corrono indietro, ma si fermano prima di arrivare all’età aurea di Yes, Genesis, Emerson Lake & Palmer e King Crimson. Siamo qui una decade avanti, quella un po’ più oscura di Marillion, IQ, Pallas e Pendragon – parola d’ordine: melodia. Elegante, raffinata, avvolgente nei suoi morbidi tentacoli pinkfloidiani, che si protendono con discrezione già nell’opener ‘Every Desert Got Its Ocean’, per manifestarsi apertamente nell’ammaliante ‘Afraid Of What We Say’ e nella sonnolenta ‘Is It Over?’. Le sezioni strumentali prendono rapidamente il sopravvento su quelle cantate: le tastiere, spesso protagoniste, si incaricano di guidare le evoluzioni melodiche con il loro gusto tipicamente vintage. Non che questo precluda qualche cambio di registro in chiave più moderna, come in ‘Over Horizon’, in cui fanno timidamente capolino elettronica e world music. Né le chitarre si contentano di un ruolo marginale, come dimostra la bella sezione solista di ‘Am I Losing Touch’. È possibile che la ricchezza di passaggi strumentali, insieme all’elevato minutaggio dei pezzi (compresi fra i sette e i dieci primi) scoraggi i profani dall’avvicinarsi. Tuttavia la spiccata vena melodica di scuola neoprog rende l’ascolto affatto fluido e scorrevole, tanto che anche i passaggi tecnicamente impegnativi passano via in tutta leggerezza.

Orecchiabile, fine e naturalmente nostalgico, il quarto Satellite conferma la solidità di una band e di una scena fra le più ricche e vitali del nuovo millennio, che sarebbe un peccato capitale archiviare sbrigativamente dopo un paio di ascolti superficiali.

Riccardo Angelini

Tracklist:
1. Every desert got its ocean (9:13)
2. Repaint the sky (6:56)
3. Afraid of what we say (8:47)
4. I want you to know (7:20)
5. Over horizon (8:04)
6. Am I losing touch? (9:45)
7. Is it over? (7:30)

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