Recensione: Odysseia

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Secondo disco per i greci Reflection che con questo nuovo “Odysseia” si cimentano in un ambizioso concept album sull’opera letteraria graca per eccellenza, l’Odissea di Omero. Il gruppo ha trascorso un lungo periodo di composizione durante il quale è stato sviluppato ogni brano del nuovo disco in maniera matura e personale. E’ bene chiarire subito che i Reflection non hanno nulla a che spartire con la maggioranza delle band attive in ambito power metal in questo periodo, i nostri sono semplicemente artefici di un epic metal senza fronzoli e compromessi, secondo i canoni classici del genere. Il sound dei nostri greci vive in equilibrio tra passato e presente, ripercorrendo le migliori caratteristiche della scuola americana i nostri riscoprono uno stile esecutivo ormai quasi perduto e riescono ad adattarlo alla loro identità artistica in maniera credibile e convincente. I fondamenti di questo “Odysseia”, così come per il precedente “The fire still burns”, sono rappresentati dai Cirith Ungol, dai primi Manilla Road, dalla classe dei Warlord, ma il gruppo greco comunque non è artefice di un suono troppo dipendente da questi maestri cercando di seguire un canone proprio che possa differenziarlo dal resto della scena epica. La produzione del disco è incentrata sull’interpretazione vocale di Chris Kappas, il suo timbro è enfatico ma al tempo stesso drammatico e oscuro. Spesso i Reflection impiegano refrain corali posti alla base delle composizioni trasformando i loro brani in marce epiche inarrestabili che non potranno deludere chi tra voi ha amato l’epic metal classico del passato. Immagino l’opinione di chi tra voi creda, e sarà la maggioranza, che l’epic metal sia una questione quasi unicamente riferita ai ManowaR, quindi vi informo che nel caso dei Reflection potete tranquillamente dimenticare il sound di Eric Adams & Co. perchè assolutamente differisce dall’approccio compositivo di questi greci. Questo “Odysseia” non è certo un lavoro facile, richiede diversi ascolti per poter essere compreso in pieno e una certa esperienza da parte dell’ascoltatore, quindi consiglio ai meno esperti di voi di non avvicinarsi a un platter come questo credendo di trovarsi tra le mani un disco del genere “Triumph of Steel”. Le canzoni sono intervallate da parti narrate in greco, una scelta sicuramente ammirabile e in sintonia con le radici storiche del poema narrato, ma limitativa nei confronti degli ascoltatori stranieri. I testi cantati comunque sono tutti in inglese, e seguono fedelmente le vicende principali del viaggio di Ulisse di ritorno dall’assedio di Troia. Già dalla iniziale “The forbidden seed” si intuisce la portata del disco, l’incedere oscuro delle strofe si alterna a ritornelli corali e teatrali sapientemente interpretati dal bravo Kappas. Le chitarre sono potenti ma estremamente curate, la precisione esecutiva è uno degli aspetti principali della band greca che cerca sempre di evitare parti eccessivamente aggressive in favore di una raffinatezza indiscutibile. Ottima “Giants” che possiede un ritornello trascinante che mi ha ricordato da vicino i Manilla Raod dei primi “Crystal logic” e “Mark of the beast”. La durata del brano non sminuisce in nessun modo l’impatto della band, i Reflection riescono a non diventare mai prolissi o ripetitivi in modo da non annoiare l’ascoltatore. La successiva “The sorceress” è certamente una delle migliori del disco, epica e articolata, mostra la maturazione della band sotto il profilo compositivo, non c’è assolutamente nulla da aggiungere a quanto espresso dai Reflection in brani come questo. Più drammatica e ambiziosa “Journey to the other side” si rivela una canzone particolarmente personale sebbene non perda le caratteristiche epiche del sound dei nostri. In questo casi sono necessari diversi ascolti per poter apprezzare in pieno il brano. Ottima “Slaughter in the island of the sun” mostra i Reflection in una veste più aggressiva, la drammaticità del brano unita alla qualità compositiva offrono un risultato davvero ammirabile. Sulla stessa linea compositiva si muovono le note espresse in “Who will dare to bend the bow?” una nuova prova di classe da parte del gruppo greco. In questo caso i Reflection si affidano a refrain vocali di grande impatto e capaci di soddisfare anche l’ascoltatore più esigente. La conclusiva “The return of the king” ripercorre quanto suonato fin qui aggiungendo cori frontali e inarrestabili, la band vuole concludere in crescendo il disco e riesce a comporre una canzone di grande caratura tecnica. In conclusione mi sento di affermare che questi Reflection rappresentino una delle migliori realtà del panorama greco attuale, insieme agli ottimi Battleroar, agli Elwing, agli Hourglass sono tra i più convinti difensori della tradizione epica integerrima e incontaminata. Credo che questo “Odysseia” sia indirizzato a tutti coloro che amano il metal vero e fedele, tenetene conto dopo aver letto queste righe.  

1 The adventure begins

2 The forbidden seed

3 Cyclops

4 Aionos

5 Giants

6 The sorceress

7 Journey to the other side

8 Sirens

9 Between bitch and charibais

10 Slaughter in the island of the sun

11 Kalypso

12 Beware of the night

13 Who will dare to bend the bow?

14 The return of the king

15 Ehodio

 

 
80