Recensione: Of Hope And Aspiration

Di Carlo Passa - 23 Gennaio 2015 - 2:00
Of Hope And Aspiration
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2014
Nazione:
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45

Possa il silenzio non fallire, ma finisca col ricoprire i May Silence Fail. Of Hope and Aspiration è l’album d’esordio di questa band tedesca, che propone un death metal melodico parzialmente debitore ai maestri scandinavi del genere, imbastardendolo con un groove tipicamente metal core e atmosfere gothic. La mistura è il frutto dell’alternarsi di due voci femminili, una dedita al growling, l’altra al cantato pulito.
Il risultato, paradossalmente, è di una noia mortale, figlia del ripetersi asfissiante lungo tutto il disco dei medesimi stilemi, suoni e arrangiamenti.
Parlo di paradosso proprio perché tutta questa varietà d’influssi (death, gothic, core) dovrebbe essere garanzia di dinamicità. Invece, i May Silence Fail cadono nella trappola del calderone male assortito, non riuscendo minimamente a definire una propria personalità, tanto sono attenti a gettare ingredienti diversi nel loro sound.
Ne consegue che sia del tutto inutile discorrere dei singoli pezzi: quanto detto per l’uno può valere, uguale, per gli altri. La canzone posta in apertura, Gods Are Long Since Dead, è un eccellente bignami dell’intero disco: riff chiaramente melodic death alternati a sfuriate metal core e onirici cori gothic, il tutto privo di ogni forma di motivata continuità tra le parti.
Peschiamo ancora a caso dal resto della tracklist: Lost For Words sarà anche uno scarto degli scarti dei Dark Tranquillity, ma sembrerebbe avere una dignità d’insieme, se la solita, insopportabile, voce gothic pulita non sopraggiungesse a rompere il già traballante giocattolo.
Without Knowing è semplicemente priva di ogni organicità, in un alternarsi frenetico di velocità, voci, ritmi che provoca più noia che fastidio nell’ascoltatore. E potrei proseguire similmente, citando uno qualsiasi degli altri pezzi del disco.
Per carità, Hope And Aspiration è suonato benissimo, prodotto alla grande e anche il packaging non è male. Ma queste, che sembrano qualità, si rivelano alla fine essere ulteriori coltelli nella schiena del povero recensore; perché la tecnica è indiscutibile, ma inutile se la scrittura è debole; perché la produzione è importante, ma controproducente se identica a quella di chissà quante altre band; perché la copertina è l’abito buono della festa, ma s’affloscia se non c’è una spina dorsale che lo regga.
Potrebbe darsi il caso che su altre testate leggerete recensioni più clementi di questa. Ma spero di no, in quanto mi auguro che anche i “colleghi” considerino che sono proprio dischi come questo a impoverire la scena e, in ultima istanza, a ferirla mortalmente: dischi ortodossi, indistinguibili da tanti altri, privi di un barlume uno di originalità, del tutto fondati sul solo, massiccio impatto sonoro fine a se stesso.
Non vale la pena spendere altre parole su Of Hope And Aspiration. Basterà dire che non è un buon esempio da usare come evidenza contro gli argomenti di chi sostiene che il metal sia “tutto uguale”. Vado a riascoltare The Gallery, tanto per riconciliarmi col genere.

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