Recensione: Off the Grid

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Dopo 11 lunghi anni finalmente gli statunitensi Cellador tornano con una nuova raccolta di inediti dopo l'album d'esordio “Enter Deception“ (2006), che tanto ha colpito la stampa americana, dove addirittura qualcuno li ha soprannominati “Kings of american power metal” (!). Un avvio veramente roboante secondo la stampa d'oltreoceano. I ragazzi provenienti dalle lande del Nebraska partono subito per un lungo tour, finendo addirittura in Giappone, affermandosi e proponendosi come  band veramente di spicco per il genere di appartenenza.
Durante i vari concerti i Cellador convincono tantissimi nuovi appassionati, come “spalla” di band del calibro di Helloween, Sonata Arctica, Queensryche, Gamma Ray, Protest The Hero e tanti altri. Ricordiamo inoltre che oltre all'album di debutto i ragazzi hanno anche all'attivo un EP pubblicato nel 2011, “Honor Forth”. Da allora segnaliamo un cambio nella line up, dove Eric Meyers sostituisce Caleb Delaet alla chitarra. Nel 2016 i ragazzi firmano per l’etichetta Scarlet Records... ed eccoli ad un anno di distanza con il loro secondo full-length “Off the Grid”.
In 11 anni molte cose cambiano; si tratta in fondo di più di due lustri, ma la band di Chris Petersen sarà riuscita a mantenere le ottime proposte musicali che tanto aveva ammainato i fan del genere? Non del tutto, purtroppo. “Off the Grid” è certamente un buon US metal album, potente ed aggressivo con un comparto di riffing dall'animo tagliente e delle timbriche possenti, che talvolta ricorda addirittura anche i primi Helloween dell'era “Walls Of Jericho” o a tratti i connazionali Lord Liege, in brani come “Sole Survivor”: un pezzo dotato di una velocità molto sostenuta, in cui il batterista si dimostra un'autentica forza della natura con un drumming veloce e impetuoso; così come la seguente “Break Heresy” dove la velocità e l'attenzione dell'ascoltatore rimangono sempre altissime. Insomma un ottimo avvio senza tanti fronzoli. Scorrendo la tracklist però dalla sensazione di pura adrenalina si inziano a provare sensazioni di prolissità, seppur con qualche altro picco piuttosto piacevole, come la  titletrack che ci delizia di un ottima linea di basso, oppure il singolo “Shadowfolder”. Avviandoci verso la fine della tracklist l'album rimane sulle stesse sonorità. Seppur apprezzabili, la sensazione di noia comincia a fare capolino.
L'eccessiva linearità compositiva, infatti, finisce per rivelarsi il vero punto debole di questo lavoro, in cui gli statunitensi Cellador danno l'impressione di aver avuto poche idee a livello di improvvisazioni e linee melodiche, tarpando le ali ad un lavoro fin troppo farcito di filler. Un vero peccato per una band che è praticamente è ripartita da zero dopo così tanti anni. Peccato. Prendiamo Off the Grid” come punto di partenza, sperando in imprevisti sviluppi futuri.

 
60