Recensione: Omega

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I Lionsoul nascono alla fine del 2009 per volontà del chitarrista Aurelio Parise che, sin dal momento in cui termina il suo primo progetto, i Walhalla, ambisce a riformare una band power metal dalle radici tipicamente heavy, decide così di contattare Ivan Castelli (voce), già fondatore della power/folk metal band Spellblast e suo amico da tempo. Questo quanto riporta il Loro sito ufficiale. Il feeling artistico fra i due sfocia nella scrittura di dieci brani, nei due anni successivi e, conseguentemente, all’idea di creare una vera e propria compagine musicale. L’ex chitarrista dei Walhalla Mattia Belloli è il primo ad unirsi al progetto, poi è la volta del bassista Roberto Poli. La sezione ritmica si completa con l’innesto di Luca Secomandi e la line-up si chiude poi definitivamente tramite il tastierista Giuliano Canu.

I Lionsoul provengono dalla bergamasca, terra che nel tempo potenzialmente poteva dare molto ma molto di più alla scena metallica tricolore, sia in termini di seguito che soprattutto di band. Fa quindi sempre molto piacere sapere che dopo gli storici Drunkards, Hallowed, Touch of Devil e Thunderstorm, insieme con altre realtà più recenti quali i Thunder Axe la voglia di fare heavy metal sia sempre viva e vegeta.    

Omega, l’esordio dei Lionsoul, si presenta con un packaging professionale, che nulla ha da invidiare a un Cd “da label”, forte di un booklet molto curato di sedici pagine con tutti i testi e integrato da disegni di matrice epica che riportano alla mente la grafica utilizzata dai Virgin Steele nei due ‘Atreus, degni di un concept album che affonda le sue radici nel cuore dell’Antica Grecia, dalla Titanomachia al mito della vita di Alessandro Magno.    

Il disco si apre con l’epica Apò M?chan?s Theós e la prima cosa che colpisce è senza dubbio la qualità del suono: possente e ben bilanciato. Davvero niente male per un esordio, per di più in regime di autoproduzione. I Lionsoul dimostrano una amalgama invidiabile, che solo ore e ore di prove possono aver costruito. Power Metal classico frammisto alla potenza e al peso dell’HM duro e puro, questa la ricetta dei cinque bergamaschi. Heavenly Ride declina il verbo Lionsoul nei confronti della coralità, A New Horizon scorre senza scossoni e se Liar poteva essere sicuramente curata meglio in taluni passaggi spigolosi, molto bella risulta la magniloquente Shadow of the Black Horse.

Netto stacco con Tiger of Gaugamela, brano che fonde con perizia sonorità eroico-orientaleggianti e la crudezza delle chitarre della coppia Parise/Belloli. Se ancora ve ne fosse stata la necessità, il brano numero sei conferma la doti canore del singer Ivan Castelli, senza dubbio una piacevole sorpresa per il Metallo Italiano tutto.

Velocità Power senza se e senza ma in The Prescient, Atlantis fa il verso agli Hammerfall, Rage of the Waters si poggia su riff impietosi senza perdere un briciolo di melodia, come ben mostrato verso la fine del brano, si continua con l'headbanging assicurato dalle gragnuole siderurgiche di Delirious Mind, il pezzo numero dieci.

Chiusura affidata ai due minuti e rotti della drammatica Prelude che apre la strada alla cavalcatona Omega, traccia lunghissima oltreché variegata, ove la berghèm brigade dà il meglio di sé fra cambi di tempo, epica diffusa e inserti strumentali.                 

Esordio coi fiocchi, quindi, da parte dei Lionsoul, capaci di creare sessantasei minuti di musica di qualità, fatto salvo  qualche passaggio a vuoto, fattore assolutamente normale per un esordio, peraltro. Quello che alla fine colpisce di Omega è la freschezza media delle composizioni, evidentemente, come scritto sopra, figlie di un duro lavoro durato anni.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti       

 

 

 

 
75