Recensione: Omnicide

Di Davide Iori - 1 Maggio 2008 - 0:00
Omnicide
Band: Boltdown
Etichetta:
Genere:
Anno: 2008
Nazione:
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65

Nati nel 2006 i Boltdown sbandierano la loro volontà di tenersi lontani da ogni trend e proporre una musica del tutto originale, la quale dovrebbe, almeno a parole, andare ad inserirsi in quella fascia del deathcore che non concede troppo alle velleità melodiche. Chimaira, Devildriver e Lamb of God diventano i riferimenti dunque, ma non appena si inserisce il Cd nel lettore ci si accorge che questo Omnicide prende molto anche da territori ben diversi, ossia quelli del thrash più intransigente che ha avuto in The Gathering (Testament) uno dei suoi capolavori.

Intendiamoci, appena parte Deadlock, prima traccia del CD, si è tentati di gridare al miracolo: riffing serrato, batteria assassina e groove incontenibile… sembra di essere di fronte ad una nuova Down for Life e non si potrebbe chiedere di meglio in quanto di recente i CD di ritorno dei grandi mostri sacri del thrash (i già citati Testament ed i Cavalera Cospiracy aka Sepultura) pur essendo buoni dischi non si sono rivelati quei capolavori che forse i fan più accaniti si aspettavano. Quale miglior modo per consolarsi dunque se non sollazzarsi con delle new entries di qualità? Tutto l’entusiasmo naufraga però in pochi secondi, in quanto ben presto ci si ritrova costretti a notare che tutto il talento dei Boltdown sembra esaurirsi in una ritmica ed al ritornello che la segue. Già nella stessa Deadlock la band inglese si perde in digressioni superflue che fanno calare l’attenzione dell’ascoltatore, attenzione che purtroppo continua a scendere per tutta la durata del disco e si perde in una serie di canzoni ben realizzate, ma piatte e prive sia del fattore innovazione sia della capacità di inserirsi autorevolmente all’interno di un genere già ampiamente esplorato, ma che, almeno nell’opinione di chi scrive, ha sempre bisogno di nuove leve che contribuiscano a mantenerlo fresco ed aggiornato.

Nulla in Omnicide riesce ad elevarsi sopra alla media delle uscite attuali: la produzione è buona si, ma non potente quanto servirebbe ad esaltare una proposta che ha nel riff palmutato il suo più grande punto di forza, la tecnica strumentale c’è, ma non è abbastanza da consentire assoli degni dei maestri Alex Skolnick, James Murphy o Kerry King, la voce infine si caratterizza come il punto debole di tutto quanto l’apparato, con uno scream non abbastanza potente da risultare distruttivo e non abbastanza pieno da rientrare nel clicheé del genere proposto. Aggiungiamo a questo il fatto che i nostri tentano comunque di rimanere ancorati al filone metalcore inserendo parti più melodiche, rallentamenti in stile Killswitch Engage (ma senza i ritornelli con voce pulita) e quant’altro e la frittata dell’eterogeneità è servita, eterogeneità che però in questo caso non significa varietà godibile, ma piuttosto minestrone indistinguibile.

Dopo svariati ascolti e tentativi di trovare del buono nella proposta dei Boltdown si riesce ad assegnare a questo Omnicide una sufficienza grazie a qualche episodio fortunato (Deadlock, Solitude), ma soprattutto al fatto che i nostri ci propongono comunque un lavoro sincero e ben suonato, riuscendo in una certa misura anche di essere originali. In ogni caso il Thrash metal avrà ancora da aspettare per trovare i degni eredi dei mostri sacri degli anni 80 e 90.

Tracklist:
1- Deadlock
2- Act… And the mind will follow
3- Blind Faith
4- Beyond All Reason
5- Less Than Nothing
6- Solitude
7- Days Long Dead
8- Stigmartyr
9- Forced to Submit
10- The Last Chapter

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65