Recensione: On The Dawning Of Light

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L’impossibilità pressochè totale di reperire informazioni su una band, data l’ormai radicata presenza della rete, è quantomeno cosa d’altri tempi. Se a tale alone di foschia si aggiunge anche la storica label Candlelight Records che, rincarando la dose, definisce questo neo-acquisto come "the most mysterious band in UK", forse allora le cose si fanno meno confuse di quanto si possa inizialmente pensare.  

L’etichetta infatti sul proprio sito ventila la presenza fra le fila della band di alcuni membri attivi o passati di gruppi chiave della scena Black Metal britannica, senza sbilanciarsi troppo ma posizionando però la classica "pulce" nell’orecchio dell’audience. Il gioco è inoltre retto (o subìto) da parecchi importanti portali e riviste di settore che, per forza di cose, non citano i nomi o la provenienza dei misteriosi componenti. Insomma da che mondo è mondo il mistero affascina ed in questo caso pare proprio che sia gruppo che etichetta abbiano scommesso parecchio su tale presunta "mossa vincente".    

Giusto per la cronaca quello che ci è dato ad oggi sapere è che i Nine Covens sono in quattro, non ci tengono a far conoscere le loro identità e tantomeno a pubblicizzare la propria musica con canali moderni come il blasonato Facebook. L’unico guizzo particolarmente fuori da tali schemi è il video (dove ovviamente non si vedono i volti dei membri della band) pubblicato online, di "As Fire Consumes", brano contenuto nel disco recensito in questa sede. Disco che, pur presentato in uno dei modi più Black Metal possibili, a dirla tutta non convince fino infondo, rischiando di scivolare in breve tempo nel torbido calderone dei lavori discreti ma nulla più.  

Ma andiamo a valutare in modo più approfondito quello che in ogni caso dovrebbe essere il più importante aspetto dell’analisi di un prodotto musicale, cioè la musica stessa.  

I Nine Covens propongono un Black Metal di stampo canonico, polveroso e sulfureo quanto basta e corredato talora da digressioni atmosferiche, talora da sprazzi Black n’ Roll. La compattezza compositiva del combo si respira sin dai primi due brani, più diretti e frizzanti rispetto al resto del disco e capaci, grazie ad una buona miscela di stili, di smuovere l’interesse sia dell’ascoltatore più oltranzista che del neofita. L’atmosfera trasmessa è quella di una tempesta infernale: doppia cassa a profusione, voce al vetriolo e chitarre pastose e distorte. Sia l’opener "Origin Of Light" che la successiva già citata "As Fire Consumes", pur senza brillare per l’originalità svolgono infatti egregiamente ed onestamente il proprio ruolo di ariete nell’aprire le porte del disco.   

Dopo un inizio dato da brani per molti versi simili sarebbe però lecito aspettarsi quantomeno un minimo cambio di registro, cosa che a tutta prima pare avvenire con l’arpeggio introduttivo della successiva "At The Ocean’s Strand", che, in modo quasi magnetico, viene però ricondotta verso le coordinate dei due brani precedenti. Il pezzo risulta comunque discreto, grazie al refrain granitico che lo contraddistingue, e scorre via senza troppi intoppi. Il calo di longevità si fa man mano più percepibile con l’avanzare del lavoro che passa da tentativi di approccio atmosferico, che la maggior parte delle volte risultano banali e privi di mordente, fino ad un ritorno a sonorità aggressive che, purtroppo, non aggiungono quasi nulla a quanto detto dalla band nel primi episodi del lotto.   

A conti fatti il sound del gruppo sembra un ibrido tra gli ultimi lavori di casa Darkthrone e le vecchie opere targate Mayhem, con uno spruzzo di Burzum vecchia scuola nelle parti più ambient. A differenza però degli artisti appena citati, nel caso dei Nine Covens la produzione si rivela moderna e pressoché perfetta per il genere. Ogni strumento è ben percepibile, compreso incredibilmente il basso, per una resa finale di sicuro impatto. Ma come è noto la produzione non è che un pregevole valore aggiunto, una condizione al giorno d’oggi necessaria ma assolutamente non sufficiente per compensare le lacune di un lavoro che si dimostra non orrendo ma di sicuro zoppicante sotto diversi punti di vista.

Nonostante i primi brani e qualche rara alzata di testa successiva (la discreta "Over The Ocean’s Way") il disco scorre infatti lentamente, su un sound talmente compatto da scivolare in breve tempo verso un paludoso e monotono piattume. On The Dawning Of Light si dimostra così l’ennesimo episodio da sufficienza stiracchiata, basato più su una buona produzione e sulla facciata che sulla musica stessa, dedicato più all’ascoltatore neofita casuale che all’esperto del genere.

Peccato che l’attenzione riservata alla produzione ed al mantenere (e pubblicizzare) l’anonimato del gruppo non sia stata la stessa anche per l’aspetto compositivo e la varietà del disco, perché da una presunta all star band c’era da aspettarsi senz’altro qualcosa di più.  

Alessandro Cuoghi

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Lineup

Unknown   

 

TRACKLIST     

1. Origin of Light 

2. As Fire Consumes 

3. At the Ocean’s Strand 

4. The Mist of Death 

5. The Fog of Deceit 

6. To Quench a Raging Flame 

7. White Star Acception (instrumental) 

8. Over the Ocean's Way

9. A Burning Ember 

 
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