Recensione: One Desire

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L'AOR è la musica dell'amore, la musica dei pensieri proibiti, la musica dei sogni.

Le morbide, dolci e languide melodie che, da tanti anni, la trascinano in lungo e in largo per lo spazio e per il tempo, hanno straziato il cuore di generazioni d'innamorati. Come una linea che continua a raggomitolarsi su se stessa, tornando sempre nello stesso luogo, nello stesso momento, chi canta l'AOR non ha età. Vive in una sorta di limbo artistico, in cui giovani e vecchi vivono assieme, contemporaneamente. Dei secondi, tanto si è detto, tanto si è scritto. Ma, dei primi, occorre narrarne le gesta sin da subito, affinché esse non vadano perse nelle memorie di ere passate.

E, allora, è il momento di pronunciare due parole ammantate di magia: One Desire. Che identificano una mirabile, straordinaria, fenomenale band dalla verde età, non solo anagrafica. Nata nel 2012 in una terra che, stranamente, genera a profusione il metallo più estremo. La Finlandia. Fra il silenzio dei mille laghi, stavolta, è proprio quell'AOR di cui si vagheggiava anzitempo a emergere con prepotenza dalla fitta rete dei corsi d'acqua che tagliano la pianura come lame nella carne. E balza in alto con un incredibile debut-album, "One Desire", che, davvero, è arduo credere sia un'Opera Prima, talmente perfetta, talmente adulta, talmente genuina.

Il sound di "One Desire" è spaventosamente esplosivo: esce letteralmente dagli speaker, si materializza come un ectoplasma nell'etere. Ovviamente non si discutono i mezzi che il talentuoso vocalist André Linman e i suoi compagni avranno avuto a disposizione, tuttavia è altrettanto innegabile che solo chi è in grado di esprimere uno sterminato talento musicale può raggiungere gli altissimi livelli di qualità sui quali naviga con sicurezza "One Desire" medesimo. Una sicurezza che è, forse, la prima qualità che colpisce a fondo chi ha la fortuna di approcciare 'Hurt' capolavoro nel capolavoro; clamorosa super-hit che trapassa anni e anni di canzoni, andando a collocarsi in vetta all'Olimpo degli dei. Cima irraggiungibile da tutti, tranne da chi riesce a esprimere con la musica sentimenti sterminati. Come il dolore, quello violento, annichilente, disorientante, che resta, solitario, a riempire il cuore di cui ha perduto l'Amore. Gli One Desire, con 'Hurt', mostrano la possibilità di cantare i rapimenti più profondi dell'anima senza scadere in facili melodie o, peggio, nelle sgradite quanto sdolcinate serenate che spesso si ascoltano, anche, nel campo dell'AOR. Invece, 'Hurt' è possente, veemente, spacca. Ha un impatto frontale devastante. Merito anzitutto del calore e delle vibrazioni immense del basso di Jonas Kuhlberg, sì, ma gli One Desire giocano di squadra. Così, Linman canta con una passione travolgente, la chitarra di Jimmy Westerlund (assieme a quella dello stesso Linman) si diverte a far scintillare l'aria con i suoi riff stoppati, per poi acchiappare le piccole stelle e farne dei soli. Meravigliosi. Il ritmo è bello pieno, rotondo, carnoso, appagante: Ossi Sivula picchia con decisione e tempismo cronometrico, legando assieme un suono che, in toto, è un godimento estasiante, per l'orecchio.

Ma "One Desire" non è solo 'Hurt'. Il cambio d'aria che avviene con 'Apologize' rende chiaro che, anche nelle semi-ballad, gli One Desire non sono secondi a nessuno. Perché, di nuovo, non si adagiano su armonizzazioni fiacche e mollicce. La potenza su richiamata è un'altra costante del disco, che l'accompagna sia negli episodi più esplosivi ('Buried Alive'), sia in quelli più introspettivi ('This Is Where the Heart Break Begins'). Davvero, ascoltando, riascoltando e ripetendo decine e decine di volte i passaggi, tutte e si sottolineano tutte le canzoni di "One Desire" non riescono mai e poi mai ad annoiare. Nemmeno quando, del tutto inaspettatamente, i Nostri fanno addirittura un po' il verso al pop inglese degli U2 ('Love Injection' - sic!) ma con piglio molto, molto più deciso... song stellare! E, assieme a lei, tutte le altre. Da 'Falling Apert' a 'Straight Through the Heart', da 'Whenever I'm Dreaming' a 'Do You Believe' è uno spumeggiante susseguirsi di hit su hit. Iridescenti tasselli di un collage la cui mirabile visione scatena la sindrome di Stendhal. Tessere colorate da infinite tonalità, stese con una regolarità, varietà e pregio da fare impallidire chiunque. Anche i più navigati colleghi che, magari da lustri, hanno cercato e cercano disperatamente il botto, senza riuscirci.

Botto che, invece, gli One Desire deflagrano a mille decibel, come così ben fotografato dai mille colori luminescenti ed elettrici della splendida copertina, metallica, del frutto del loro genio: "One Desire".

Capolavoro assoluto, che si ascolterà per anni.

Garantito.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

HURT

You see me search the darkest night
My trouble came from what I left behind
(Oh) Hey was it all pretending?
I never dared to take the fight
And now I'm stuck into this emptiness
(I never saw the fall) And now it's never ending

So what's the right direction
I still need to know where from
Cause now my heart is on the run

Hurt
Does it matter where the pain is coming from
When it still burns
And the fire here inside me wasn't enough
When we said love
Can't you see that there was only you and me
Until we burned, until we burned
So what's the lesson learned

My restless soul out tonight
Walk in the shadows of what's left of me
(Oh) Is there another way here?
They say this well will not run dry
So is there hope you feel the same as me
(Cause I never saw the fall) And it was never ending

So what's the right direction
I still need to know where from
Cause now my heart is on the run

And if the time will come, and it will tell us to be free
Will you still believe in you, you and me
Cause all I know (all I know)
Is that our love will grow (love will grow)
And all that need starts from

Hurt
Does it matter where the pain is coming from
When it still burns
And the fire here inside me wasn't enough
When we said love
Can't you see that there was never ending love
And it's still here, and  it's still here
And it's all alone

 
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