Recensione: Original Human Music

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In genere quando leggo notizie riguardanti nomi illustri del metal o del rock che uniscono le loro forze in un nuovo super gruppo, vengo prima preso da curiosità e poi da dubbi sulla qualità del progetto stesso. Troppe volte mi sono dovuto ricredere su band sulla carta assolutamente fantastiche, ma che poi alla resa dei conti si sono afflosciate su loro stesse come quei dolci con la crema e la glassa colorata che vendono nei discount: succulenti e appetitosi appena scartata la confezione, ma che poi appena affondato il cucchiaio dentro crollano miseramente come dei castelli di sabbia. Audioslave, Velvet Revolver giusto per citare solo i primi nomi che mi vengono in mente, ma la lista potrebbe essere molto piu’ lunga.
 

Corey Glover (carismatica voce dei Living Colour) e George Lynch (funambolica chitarra dei Dokken e KXM) non hanno certo bisogno di presentazioni, sono due nomi altisonanti che sprizzano classe e qualità da tutti i pori. Cosa li abbia spinti a formare gli Ultraphonix non lo sappiamo ancora,, ma è indubbio che questo è un gruppo valido e leggendo le interviste rilasciate in questi giorni sembra anche essere una band che non si passa i file via mail per comporre, ma che prova in cantina a LA, cercando di dare una forma compiuta alle diversificate influenze portate in dote dai due musicisti. Ma com’è la musica su questo "Original Human Music"? Appena parte l’apripista "Baptisim" capiamo subito che quello che stiamo sentendo è un miscuglio di metal alla Judas Priest con una venatura funky alla Red Hot Chilli Peppers e Living Colour. Certo a leggerlo così a freddo sembra un azzardo ed in effetti in alcuni episodi del disco lo è effettivamente, dal momento che le due anime (quella metal di George e quella alternative di Corey) sembrano fare a cazzotti o almeno il risultato sembra essere una fusione a freddo che lascia indifferente l’ascoltatore.
 

Nessuno discute la classe cristallina dei due fuoriclasse coinvolti ed infatti in alcuni brani la formula risulta essere vincente come nella liquida e malinconica "Heart Full of Rain" o nel singolo apripista "Walk Run Crawl", dove la chitarra di Lynch ruggisce come ai vecchi tempi, supportato dai testi sempre intelligenti e improntati su temi sociali di Glover, ma in altri brani entra in gioco un professionalismo che risulta essere uno sterile esercizio di autoindulgenza, noioso e poco accattivante. Se devo fare un paragone calzante mi vengono in mente i KXM (caso strano sempre con Lynch alla sei corde, Doug Pinnick al basso e voce e Ray Luzier alla batteria), che nei due dischi pubblicati fino ad ora hanno mostrato sia la loro enorme bravura con gli strumenti, ma anche delle lacune a livello di personalità nel fondere il loro rock alternativo in modo convincente.
 

E’ un vero peccato non urlare al miracolo sonoro, ma purtroppo come dicevo sopra, troppo spesso questi progetti risultano essere nel migliore dei casi dei puri divertimessent che soddisfano soltanto i propri componenti e che rimangono tali solo per la durata di un disco. Visti i nomi coinvolti vogliamo dare un’altra possibilità agli Ultraphonix e li aspettiamo al varco con la seconda prova in studio.

"Original Human Music" non è certamente da buttare via e se lo ascolterete con mentalità aperta e senza paraocchi troverete degli spunti interessanti.
 

 

                                                                                                     

 
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