Recensione: Origine - The Black Crystal Sword Saga Part 2

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In una realtà inflazionata e abusata come quella del Power Metal, trovare qualcosa di veramente originale sembra ormai una pura e semplice chimera. Tuttavia, al di là del genere musicale, delle mode e delle tendenze del momento, ciò che resiste alla prova del tempo, oltrepassando il concetto stesso delle attitudini di un determinato periodo storico, è la sostanza e l'entità della proposta. I nostrani Ancient Bards si sono presentati nel 2010 con il loro primo album ''The Alliance Of The Kings - The Black Crystal Sword Saga Pt.I " con le idee molto chiare, e soprattutto con un progetto mastodontico sia dal punto di vista letterario che musicale. Proprio la portata narrativa aveva dato un certo spessore a questa giovane band. Talvolta dimentichiamo che alla base di ogni opera deve sempre essere presente una buona idea, un concetto narrativo, la voglia di esprimere e di raccontare qualcosa di importante, come se dessimo poca importanza alle parole, ai pensieri, ai testi che stanno dietro a una composizione. Proprio la parola, infatti, si dimostra essere il veicolo fondamentale per portare alla luce un buon prodotto musicale.

 

Alla base di questo progetto degli Ancient Bards troviamo un'ampia e originale narrazione fantasy che ha coinvolto tre album in studio per riuscire a raccontare solamente la prima parte della saga. Con questa quarta uscita discografica, intitolata ''Origine – The Black Crystal Sword Saga part 2'', ha inizio il secondo capitolo del leggendario racconto. Per darne una definizione, possiamo dire che è un concept album che può essere considerato come una vera e propria colonna sonora delle avventure narrate al suo interno. Ripercorrendo le vicende della prima parte della saga, troviamo un'epopea fantasy apparentemente ordinaria, che, però, si rivela molto matura e attuale. Attraverso i personaggi e le tipiche situazioni del mondo fantasy, fa riflettere su questioni reali, concrete e importanti come la relazione tra due amanti, il rapporto tra un padre e un figlio, il valore delle amicizie, la determinazione, tradimenti, vendette, rancori e tanto eroismo. Non mancano bellissimi colpi di scena tipiche de “Il Trono di Spade” e ambientazioni, magie e armi leggendarie simili a “Il Signore degli Anelli”.

 

Come nella narrazione, anche musicalmente i Nostri non inventano nulla di nuovo, però il risultato è molto efficace, riesce a coniugare la tradizione e l'innovazione in una maniera sublime e funzionale. In alcuni passaggi, soprattutto nelle linee vocali di Sara Squadrani, troviamo elementi che potrebbero far venire in mente alcune delle realtà Pop di grande spessore, ma tutto ciò senza snaturare la proposta della band. La genialità di Daniele Mazza, tastierista, compositore e mastermind del gruppo, sta proprio nella capacità di estrarre l'essenza “buona” che c'è nel Pop e usarla per arricchire la propria proposta musicale, incastrandola perfettamente nella sua interpretazione del Power Metal Sinfonico, riuscendo a non essere mai troppo easy, né catchy, mai banale né tanto meno superficiale. Sorprendente come tutto questo produca un sentimento di curiosità e di apprezzamento per il coraggio mostrato nel dosare e maneggiare questa delicata e rischiosa alchimia, riuscendo a centrare l’obiettivo.

 

Questa seconda parte della Black Cristal Sword Saga inizia con 'Origine', un doveroso prologo narrativo, per proseguire poi con 'Impious Dystopia', probabilmente il brano più legato al passato della band presente in quest'ultima uscita discografica, eccezion fatta per l'inserimento del growl da parte del chitarrista Simone Bertozzi, che controbilancia molto efficacemente la voce limpida della cantante. Non manca una parte strumentale ricca di ottimi virtuosismi da parte di tutti i musicisti della band. Ottimo punto di partenza. Da qui in poi entriamo in pieno nel territorio descritto poc'anzi: un'interpretazione tutta personale e innovativa di un genere che necessitava di essere svecchiato. Così troviamo un alternarsi di cavalcate Power, intermezzi pseudo Pop, tante orchestrazioni molto ben amalgamate, passaggi più leggeri alternati ad alcuni momenti che sfociano in un melodico Death Metal e possenti cori. Da sottolineare 'Light', una bellissima e struggente ballata, e 'Oscurità', un brano molto riuscito, eterogeneo e ricco di molteplici sfumature che racchiudono in sé tutta l'essenza della “nuova” proposta degli Ancient Bards. Con 'The Hollow' invece, viene esplicitamente mostrato l'amore della band per le Colonne Sonore: inizialmente sembra un perfetto sottofondo per il set di “Gran Burrone”, per poi evolversi in una narrazione corale più possente e tragica. Questo primo capitolo della seconda parte della saga si conclude, come di consueto, con un'opera maestosa, sia nei contenuti che nel minutaggio. Si tratta di 'A Great Divide', una composizione molto solenne, divisa a sua volta in tre capitoli. Troviamo tanta epicità, molte orchestrazioni, alcuni passaggi cantati in growl e una parte lirica che probabilmente raggiunge vette mai toccate dalla band italiana. Il tutto risulta, tuttavia, molto meno innovativo e fresco rispetto al resto dell'album, manca l'incisività, ci sono pochi passaggi strumentali, ma soprattutto, in questo caso, affiorano in modo evidente le similitudini con band ormai storiche del settore come Epica e Rhapsody of Fire. L'opera si conclude con una voce narrante che tira le somme del racconto e lascia la sensazione del classico e immancabile To be continued...

 

Ciò che colpiva maggiormente nei lavori precedenti, creando un chiaro marchio di fabbrica, esaltando e contraddistinguendo il collettivo romagnolo, erano alcuni passaggi strumentali e tecnici molto audaci e innovativi, che davano un tocco Progressive molto interessante alla loro proposta musicale, come ad esempio gli assoli improvvisi e mai banali di Martino Garattoni al basso, gli assoli ispirati di Claudio Pietronik alla sei corde, e la batteria di Federico Gatti che seppelliva il vecchio concetto di “doppia cassa a manetta”. Tutto questo lo troviamo anche in ''Origine – The Black Crystal Sword Saga part 2'' ma con una presenza più timida rispetto al passato, lasciando l'impressione che i Nostri abbiano svolto un compitino obbligatorio, senza quella carica e convinzione capaci di fare la differenza. Infine, la scelta di eliminare completamente gli assoli della tastiera non modernizza il sound, ma lo rende semplicemente meno variegato e di minor spessore. La sensazione è che nel dosare questa delicata formula alchemica per sembrare “più moderni a tutti i costi” i Nostri sono dovuti scendere ad alcuni compromessi, eliminando in questo modo degli elementi che nella loro ingenuità potevano anche sembrare poco originali, ma donavano più autenticità, profondità e varietà alla proposta della band.

 

Una grande opera non segue le mode, bensì le genera. Negli ultimi decenni far tornare di tendenza i draghi, gli incantesimi e le magie, è riuscito solo a George RR Martin con la sua epica e famosa epopea. Gli Ancient Bards purtroppo non sono arrivati a tanto, ma ci sono andati vicini. Se soltanto recuperassero quegli elementi che hanno perso nel loro cammino verso una legittima e doverosa innovazione... Come solitamente viene detto in questi casi, l'album piacerà sicuramente agli amanti del genere, forse attirerà anche qualcuno di meno avvezzo a queste sonorità, ma nonostante la giusta ambizione, non riesce a sfondare del tutto il muro settoriale e andare oltre la barriera del tipico e canonico Power Metal Sinfonico. Soprattutto con il brano più importante e lungo dell'album, 'A Great Divide', che avrebbe dovuto chiudere gloriosamente questo lavoro e magnificare finalmente e definitivamente la band italiana.

 

La strada dei nostri eroi è stata tracciata, il percorso è stato lungo e difficile, sono stati fatti molti sacrifici, ma la gloria li attende, si trova di fronte a loro, bisogna soltanto affinare gli ultimi incantesimi, affilare le magiche spade, rispolverare gli antichi volumi di conoscenze dimenticate, e avere più coraggio per riuscire ad andare oltre la barriera che li separa dalla consacrazione definitiva. Tutto ancora può accadere, e la storia continua…

 

Vladimir Sajin

 
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