Recensione: Outlaws 'til The End - Vol. 1

inserito da

I DevilDriver sono tornati. L’autentica icona del groove metal californiano ha trovato ancora una volta il modo di sorprendere i propri fedelissimi e di catabolizzare l’attenzione di chi li conosce un po’ meno con un disco tributo alla “real music”, così come viene definita dal singer Dez Fafara. A prescindere che si tratti di blues, rock ‘n roll o outlaw country, le 12 tracce che vi troverete davanti sono una - probabilmente prima, ma non ultima - raccolta di canzoni dure e pure, che anche se provenienti da un universo differente ed apparentemente lontano, condividono con il metal molto di più che testi ricchi di … sfumature. I DD hanno preso alcune tra le loro canzoni preferite e le hanno trascinate da questa parte della barriera, dove muri di chitarre elettriche ed una sezione ritmica da pestaggio selvaggio delineano la base per illustri ospiti e amici del combo della west side.

Ogni nota va ad incastrarsi quasi come se fosse stata designata per suonare in maniera così violenta e cruda, senza però allontanarsi troppo da quel punto di partenza che ha fatto in modo che la distanza tra due mondi e due generi differenti si fondesse a tal punto da creare un intero disco di “all-stars outlaw metal”.

E così si comincia l’ascolto, una galoppata a base di whiskey di terza scelta, pessime compagnie, scazzottate e sabbia tra i denti, quei pochi che restano dopo aver sfidato i cowboy di città. Le canzoni si susseguono come se aveste deciso di prendere residenza al bancone del saloon ed il barista continuasse a servirvi sino a che non stramazzerete al suolo sotto i colpi di 12 brevi ma compatti pugni nello stomaco. Country Heroes, che ha anche il compito di aprire le danze, mette in chiaro che non ci sarà spazio per i piagnucoloni, ma l’old school rock vecchia scuola verrà trascinato nella mischia sotto i colpi di una doppia cassa furiosa, di voci maledettamente inç@***te e quel groove che aggiunge sapore ad una ricetta già parecchio piccante di suo. Tra gli special guests su Outlaws ci sono Hank III, John Carter Cash e Ana Cristina Cash, Randy Blythe e Mark Morton dei Lamb Of God, Brock Lindow dei 36 CrazyFists, Lee Ving, Wednesday 13 e Burton C Bell dei Fear Factory. Ognuno aggiunge ciò che sa fare meglio e ciò che ne scaturisce suona perfettamente secondo le corde che Dez e compagni hanno stabilito. Whiskey River accelera il passo, implementando addirittura dei blast beat in un mondo che non aveva ancora varcato la soglia di queste velocità. Altro brano da mettere in loop è Ghost Riders In The Sky, che se prima non vi dava tregua - con quel suo ritornello fin troppo orecchiabile – adesso riecheggerà nella vostra scatola cranica con ancora più insistenza.

C’è melodia, c’è groove da vendere, violenza, attacco sonoro da tutti i fronti con chitarre massicce, una batteria veloce, precisa ed un senso di spensieratezza che nel mondo metal, al quale piace troppo spesso prendersi eccessivamente sul serio, serviva davvero. Un’offerta diversa dal solito, un tributo alle radici ed una piccola antologia di canzoni che dal vivo funzionerebbero alla grande, sparse qua e là per una scaletta che solitamente non concede spazio a viaggi nella cultura musicale di qualche annetto fa. I DevilDriver arrivano ancora una volta con la tipica grinta che li contraddistingue, ti sferrano un gancio nello stomaco, se la ridono e poi ti ritrovi a cantare insieme a loro con un boccale in mano e le nocche spellate dall’altra. Outlaws ‘til The End è un disco che fa divertire, ma che va preso sul serio, altrimenti potreste finire per cercare i vostri denti per terra.

 

Brani chiave: Country Heroes / Whiskey River / Ghost Riders In The Sky

 
74