Recensione: Over the Voids

inserito da

Black metal gelido e minimale a tratti per i polacchi “Over the Voids...”. L’omonimo primo disco degli artisti, per i quali faremmo meglio a parlare al singolare, visto che si tratta di una “solo band”, è un concentrato di nera fiamma old school. Riff minimali, intercedere crescente che dona un non so che di “epico”ai brani, sono la costante di un project che non rivoluziona nulla e che nemmeno crediamo abbia mai avuto l’intenzione di farlo.

Digressioni delle voci, coralità dal retrogusto pagano che ci riportano alla mente il periodo anni novanta del filone. Un sound ridondante per The Fall, artista già attivo in band quali Medico Peste, Owls Woods Graves, Mgła (solo in sede live), ma che è di certo appetibile per i nostalgici.

 In un periodo in cui il black sembra essere tornato prepotentemente in auge, tra band asservite al più vetusto concetto del genere e chi invece vuole a tutti i costi sperimentare e spingersi in dissonanze impossibili, “Over the Voids...” fa la sua parte.

Siamo di fronte a chi non ha l’ansia del virtuosismo avanguardista, questo è chiaro e non ne vogliamo di certo fare una colpa all’interprete, ma resta un po’ di amaro in bocca per la totale mancanza di qualsivoglia spunto che ci possa far distinguere questo progetto dal resto.

Vedremo se il tempo ci regalerà un’uscita più interessante, magari in grado di attirare anche l’attenzione dei più esigenti e di chi vuole qualcosa di più personale. Se invece siete degli adepti del black più tradizionale fatevi avanti senza remore, qui troverete ghiaccio per i vostri denti.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
68