Recensione: Paint the World

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Li avevamo scoperti l'anno scorso con il mini "The Spiders and the Butterfly", un buon lavoro che ci auguravamo avrebbe potuto aprire qualche porta ai SinHeresy e, magari, fare da preludo a una loro definitiva evoluzione. E', quindi, con un po' di sorpresa che li ritroviamo, a solo un anno di distanza, all'esordio discografico con un album contenente 10 pezzi tutti nuovi.

Un po' di perplessità è del tutto lecita e le domande sul livello dei brani automatiche. Che siano canzoni composte in fretta e furia per avere nuovo materiale con cui esordire? Sono il frutto, magari, di un lavoro precedente? O, semplicemente, ci troviamo di fronte a una band estremamente prolifica capace di sfornare pezzi su pezzi senza inficiarne la qualità?
Difficile, se non impossibile, dare una risposta; quello che possiamo fare, invece, è concentrarci su "Paint the World" e analizzarlo senza lasciarci influenzare da preconcetti di sorta.
Fin dalle prime note di "Last Fall" emerge chiaramente che il sound e la proposta complessiva dei SinHeresy non è cambiata rispetto a "The Spiders and the Butterfly". Una sensazione che si fa più forte man mano che la scaletta procede. La band rimane fedele alla scelta di suonare un gothic-symphonic metal molto legato all'uso della bella voce di Cecilia Petrini, con un contorno che, di volta in volta, inserisce elementi orchestrali o si concentra maggiormente sulle chitarre.
Gli ingredienti, quindi, non sembrano cambiati. Un fatto che, certamente, farà la felicità dei fan, ma che, in realtà, per noi è un fatto non del tutto positivo. Ciò che speravamo, infatti, era che i SinHeresy sviluppassero qualche particolarità, qualche originalità che rendesse la loro musica più personale.
Certo, la qualità e la complessità dei brani ci porta a pensare che siano canzoni nel cassetto già da qualche tempo e che non siano frutto del lavoro svolto solo negli ultimi 12 mesi, quindi è più probabile che un'evoluzione, se ci sarà, sarà lecito aspettarsela solo dal prossimo album. In realtà, però, un pizzico di delusione resta, perchè i SinHeresy hanno delle indiscutibili capacità, decisamente sopra la media, ed è un peccato vederle in un certo senso appiattirsi per incunerarsi nel solco già tracciato da altri. Ci riferiamo, ovviamente, al passato della band come cover band dei Nightwish che, ancora oggi, getta un'ombra sulla produzione del gruppo, che tende a riproporre soluzioni che ricordano il combo scandinavo.
Come già in "The Spiders and the Butterfly" non ci troviamo di fronte a una sterile copia, anche qui si possono rintracciare passaggi interessanti e con qualche traccia di novità, ma i riferimenti ci sembrano ancora un po' troppo invadenti.
Un plauso, infine, alla produzione che, pur senza aspirare a chissà quali elevatissimi standard, riesce comunque a rendere molto bene la proposta dei SinHeresy, mettendo in luce le qualità del gruppo e dei singoli musicisti. Riuscendo perfino, in più di un momento, a far dimenticare tutti i discorsi su influenze e ispirazioni, per concentrarsi solo sulla musica.

La qualità delle dieci tracce di "Paint the World", lo ripetiamo, è alta e l'album merita sicuramente un ascolto, perchè frutto di un ottimo lavoro di songwriting e di arrangiamento che mostra come i SinHeresy non siano assolutamente degli sprovveduti, ma musicisti dotati di talento ed esperienza. Purtroppo, però, non possiamo prescindere nel nostro giudizio anche dal rilevare ancora qualche pecca in fatto di originalità e personalità.

Alex "Engash-Krul" Calvi

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