Recensione: Pale Cold Irrelevance

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Gli Old Night arrivano da Rijeka, Croazia, e sono la nuova creatura artistica di Luka Petrović, bassista e songwriter che abbiamo imparato a conoscere e ammirare per il lavoro svolto con gli Ashes You Leave, storici goth-doom metaller croati. L’embrione degli Old Night prende forma nel 2015, quando nella mente di Petrović nasce l’idea e la necessità di dare vita a un progetto solista, cercando di creare un qualcosa di originale, senza seguire schemi prestabiliti, ampliando e sviluppando verso una nuova dimensione quanto fatto con gli Ashes You Leave. Il progetto risulta ambizioso, riuscendo ad attirare l’interesse di nomi di prim’ordine del panorama metal croato che, piano piano, si uniscono a Luka in questa avventura, trasformando gli Old Night in una vera e propria band. Passano solo due anni e i Nostri, dopo aver firmato un contratto con l’etichetta canadese Rain Without End Records, nel 2017 danno alle stampe il debutto “Pale Cold Irrelevance”, disco che ci troviamo a curare in queste righe.

 

Pale Cold Irrelevance” è un lavoro che necessita di più riprese per essere assimilato e compreso in tutte le sue sfaccettature, un album capace di acquisire fascino ascolto dopo ascolto. Essendo un platter griffato Luka Petrović, il genere proposto è ovviamente doom metal. Cercando di mettere a segno quell’originalità citata in precedenza, però, fanno capolino svariate influenze, rendendo “Pale Cold Irrelevance” un disco personalissimo, in cui il marchio di fabbrica Old Night risulta ben evidente. L’album si presenta con una perfetta commistione tra doom, progressive e alternative, come se elementi dei Solitude Aeturnus, degli Anathema del periodo a cavallo degli anni Duemila e dei Queensryche più emotivi e teatrali fossero stati inseriti in un contenitore e mescolati quanto basta, in modo da ottenere una miscela che riporta alla mente i nomi citati, ma capace di esibire una identità ben marcata e delineata. “Pale Cold Irrelevance” si rivela quindi come una sorta di tentativo riuscito di dare voce ai sentimenti più profondi e nascosti dell’animo umano, quei sentimenti che ogni individuo lascia trapelare solo nella propria intimità. Ci troviamo così al cospetto di sei tracce dal minutaggio elevato, come da tradizione del genere, che possono essere considerate autentiche trasposizioni in musica di sensazioni come la solitudine, la frustrazione, la desolazione, la paura, il dolore. Un disco che si erge attorno all’ottimo lavoro delle tre chitarre di Bojan Frlan, Ivan Hanžek e Matej Hanžek, in un continuo alternarsi di arpeggi e distorsioni, sorretti da una sezione ritmica maniacale, dando vita a partiture che evidenziano uno sviluppato senso della musicalità, in grado di rendere facilmente assimilabili anche i frangenti più articolati e complessi. Il tutto magistralmente interpretato al microfono dal già citato Matej Hanžek, la cui voce è l’autentico valore aggiunto degli Old Night, quella componente in grado di fare letteralmente la differenza, donando “vita” alle composizioni. Uno stile che riporta alla mente la timbrica più greve ed espressiva di un certo Geoff Tate, per poi esprimersi ai livelli del Robert Lowe più ispirato. “Pale Cold Irrelevance” è un disco che va ascoltato tutto d’un fiato, ripetutamente, in modo da poterne scoprire e fare propri gli angoli più reconditi, una sorta di viaggio dalla forte connotazione emotiva da intraprendere a occhi chiusi, pronti a farsi cullare attraverso le sfumature di nero, blu e viola, colori di cui le canzoni risultano intrise.

 

Pale Cold Irrelevance” è un album curato in ogni suo aspetto, a partire dalla splendida copertina realizzata da Andrej Bartulovic della All Things Rotten, passando per l’ottimo lavoro di missaggio e mastering svolto in studio, sino ad arrivare all’ispirato songwriting di cui abbiamo parlato in sede di analisi; in poche parole un disco da avere. Non serve aggiungere altro per descrivere la prima fatica degli Old Night, una band che dimostra di poter ambire a ricoprire un ruolo autorevole nella scena metal internazionale, e in quella doom in particolare. Solo il destino ci svelerà dove potrà arrivare la nuova compagine di Petrović, a noi il compito di non lasciare cadere nel dimenticatoio uno dei debutti più interessanti usciti negli ultimi tempi. Avanti così Old Night.

 

Marco Donè

 
75