Recensione: Passion and Warfare

Di Filippo Benedetto - 28 Novembre 2003 - 0:00
Passion and Warfare
Band: Steve Vai
Etichetta:
Genere:
Anno: 1990
Nazione:
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93

Un chitarrista che sa far parlare la sua chitarra. Uno po’ di filosofia Zen. Una band di supporto composta da alcuni fra i migliori session man in circolazione. Mettete insieme questi elementi e ne viene fuori uno dei più bei dischi a firma Steve Vai. Il disco in questione è “Passion and Warfare”, datato 1990.
Partiamo, innanzitutto, dalla citazione del passato musicale di Steve Vai. Il “chitarrista alieno” cominciò ad allenarsi seriamente alla sei corde seguendo le lezioni di Joe Satriani. Dopo aver maturato appieno il suo amore per la musica e la chitarra, all’età di 17 anni si iscrive alla Berklee of Music Boston e da questo momento in poi decide seriamente di intraprendere la carriera professionistica. Le collaborazioni di Steve Vai con Frank Zappa, vero talent scout, iniziarono non molto tempo dopo e permisero al guitar hero di registrare insieme al grande musicista (recentemente scomparso) ben 15 album. Da notare la particolarità del ruolo di Vai all’interno della band di Zappa, consistente nell’eseguire le “impossibile guitar parts”. Ma la collaborazione, fondamentale, con Frank Zappa non è l’unica ad essere degna di nota: infatti il famoso chitarrista, nel corso degli anni, ha collezionato collaborazioni con grandi artisti e bands come David Lee Roth, Whitesnake, PIL (la band dell’ex cantante dei Sex Pistols), Alkatraz e Shankar. Un chitarrista, insomma, capace di amalgamare il suo particolarissimo stile a diversi contesti musicali. Le radici del virtuosismo e dello stile di Vai affondano, poi,  nella lunga tradizione chitarristica che va da Jimy Hendrix e, passando per Jimmy Page e Jeff Beck, arriva a Joe Satriani (suo primo e vero maestro).  
Ma passiamo alla descrizione del disco, ovviamente strumentale. Innanzitutto è assolutamente da notare la cura e, permettetemelo, la stravaganza della copertina: in essa è ritratto il guitar hero sullo sfondo di tutta una serie di immagini e simbolismi di chiara matrice mistica; molto in sintonia, insomma, con il Vai  musicista e uomo.
Si parte con “Liberty”, una sorta di inno alla spensieratezza con Vai e le sue armonizzazioni particolarissime in primo piano. Più che un brano sembra un’ottima intro al primo vero brano del disco, ovvero “Erotic Nightmares”.  La track parte subito con un riff molto coinvolgente che da subito il via ad una ritmica basso/batteria a livelli sostenuti. La chitarra di Vai è una sorta di vulcano in eruzione, fortunatamente di note (tante note!). Lo sviluppo della song, è costruito su varie atmosfere: da quella più briosa e ricca di riffoni a quella più distesa. In ogni singolo tema, comunque, primeggiano i solos di Vai che riescono addirittura a costruire dei veri e propri vocalizzi! Un pezzo fantastico, insomma, nel quale trova spazio anche qualche effetto sonoro rimembrante le antiche gesta belliche di qualche antico cavaliere (ascoltare per credere!). Con la seguente “The Animal” il nostro guitar hero si concentra su una composizione giocata sul ritmo. Anche qui la chitarra è in primissimo piano, ma non è da meno l’ottimo lavoro al basso di Stu Ham (inseparabile compagno di follie musicali di Steve Vai). Da notare  il bell’assolo, potente e grintoso, che contribuisce a irrobustire il tema principale del pezzo inasprendone, se così si può dire, la struttura. La seguente “Answers” rimanda direttamente agli esperimenti sonori compiuti nei precedenti lavori da Vai (gli svariati “Flex-Able succedutisi nella discografia del chitarrista). Nel brano è da notare l’uso di certi “effetti” per la chitarra che permettono a Vai di approfondire la ricerca stilistica, in questi frangenti, già in avanzato stato di elaborazione. La quarta traccia, “The Riddle”, focalizza l’attenzione di Vai su soluzioni armoniche molto “riflessive” e giocate su ritmiche cadenzate così da permettere alla chitarra di costruire linee melodiche sempre più complesse. Anche qui, è bene notarlo, la struttura del brano non si svolge lungo un’unica direttrice maestra, ma trascina l’ascoltatore sempre più dentro e nel profondo dell’universo musicale del musicista. Dopo un breve intermezzo parlato, dove possiamo udire una risatina della figlia di Steve Vai, giungiamo all’ascolto di “For the Love of God”. Questa track, mistica e bellissima, è forse la più riuscita composizione del nostro guitar hero composta com’è su un tema musicale ispirante, davvero, l’amore per il divino. Di divino, sicuramente, c’è il bellissimo assolo di Vai che con incedere quasi sofferto spiega esaurientemente il senso del titolo del brano. In “The audience of listening”, introdotta dalla più divertente presentazione di chissà quale maestrina, uno Steve Vai ragazzino presenta una “canzone che ha scritto tutta da sé”. Il pezzo è travolgente, grintoso, con riff tirati e un assolo come al solito bellissimo e sparato a gran velocità. Con la seguente “I Would Love to” è l’orecchiabilità, la rassicurante bellezza del riff portante a farla da padrona e il risultato è sicuramente soddisfacente. Anche qui non può sfuggire all’orecchio l’ottimo assolo che dona alla song notevole slancio. Un altro intermezzo parlato, ancora una volta ad opera dell’alter ego giovanile di Steve Vai, fa da intro a “Blue Prowder”. Poche e semplici pennate di plettro costruiscono una song dal ritmo lento e cadenzato e dal fascino quasi sensuale (non trovo altre parole per descriverne l’essenza). Il viaggio attraverso l’universo musicale di Steve Vai sta per volgere a termine e ad “Alien Water Kiss” spetta il compito di scuotere l’ascoltatore con una scarica adrenalinica di riffoni. Questo pezzo è fulmineo, carico di energia e da notare è la quasi simbiosi degli strumenti nel cavalcare le note in una immaginaria corsa davvero fulminante. Con “Sisters” l’intimismo e l’eleganza in sede di arrangiamento raggiungono livelli davvero sorprendenti, ma soprattutto stupisce la evidente volontà di Vai di non strafare e costruire limpide, naturali e semplicissime soluzioni melodiche. L’ultimo brano, “Love Secrets”, chiude in maniera inaspettata il disco: un tripudio, sorprendente e fulmineo, di note nel più classico stile “Zappiano”.
Questo disco, in sintesi, può essere definito una opera musicale nel pieno senso del termine e non averla nella propria discoteca sarebbe un vero peccato.     

Tracklist:
01. Liberty
02. Erotic nightmares
03. The animal
04. Answers
05. The riddle
06. Ballerina 12/24
07. For the love of God
08. The audience is listening
09. I would love to
10. Blue powder
11. Greasy kid’s stuff
12. Alien water kiss
13. Sisters
14. Love secrets

Steve Vai (guitar/misc)
Stu Hamm (bass)
Bob Harris (keyboards)
Dave Rosenthal (keyboards)
Pia Vai (keyboards)
Tris Imboden (drums)
Chris Frazler (drums)
Nancy Fagan (vocals/hysteria)
Jamie Firlotte (vocals)
David Coverdale (vocals)
Adrian Vandenberg (vocals)
Rudy Sarzo (vocals)

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