Recensione: Penikufesin [EP]

inserito da

Ritengo che il valore posseduto dagli EP degli anni ottanta non sia lo stesso di quello del giorno d’oggi. Tale analisi personale, maturata nel corso di tanti anni passati a confrontarsi con gli amanti della scena e dopo innumerevoli ascolti, nasce da un dato oggettivo: la qualità di questi mini-album e le profonde motivazioni che spingevano i musicisti a pubblicarli.

Spesso, se non sempre, il cuore pulsante delle trame batteva d’impeto per le vecchie passioni musicali di gioventù, quelle che significano imprinting e forma mentis; vecchi brani o artisti che avevano, in un qualche modo, influenzato lo stile e le attitudini cioè la creatività d’ogni band. Altre volte questi dischetti erano un collage di brani composti per dar idea dei successivi cambiamenti di stile o per aver un feed-back in termini di «riuscita»: un vero e proprio test per l’album consecutivo, finalizzato a far girare il proprio nome sui mercati internazionali.
Oltre a questo, era ancor di più il rispetto per i Grandi del passato a motivare i giovani nel creare stili diversi, cercare nuove soluzioni, ottenere altri suoni in sede di registrazione.

Insomma, il tutto era orientato ad arricchire quel bagaglio d’idee innovative che da sempre caratterizzano la voglia di emergere e la necessità di formarsi una personalità artistica atta alla crescita estetica.
Per quanto riguarda il thrash, un contributo importante l’hanno fornito il punk, l’hardcore e, naturalmente, l’heavy e lo speed metal cui i grandissimi nomi del passato hanno dato significato e importanza storica. Per esempio, restando in ambito thrash, a titolo non esaustivo (se ne potrebbe indicare una lista lunghissima!), proviamo a focalizzare l’attenzione sui seguenti EP:

Sacred Reich – “Surf Nicaragua”;
Testament – “Trial By Fire”;
Acid Reign – “Moshkinstein”;
Exodus – “Objection Overruled”;
Destruction – “Mad Butcher”;
Overkill – “Fuck You”;
Vio-lence – “Torture Tactics”;
Slayer – “Haunting The Chapel”;
Forbidden – “Raw Evil: Live At The Dynamo”;
Metallica – “Garage Days Re-Revisited”;
Kreator – “Out Of The Dark... Into The Light”.

Ebbene sì, la maggior parte di voi saprà che questi sono grandi EP, cioè opere aventi una durata superiore a quella di un disco di singoli ma inferiore a quella di un full-length la cui durata (al tempo...) solitamente si attestava dai quaranta minuti in su; il tutto arricchito da «omaggi».

Nel nostro caso gli omaggiati sono i Kiss, i Trust, i Sex Pistols e i Ventures. È facile allora calarsi in quella che deve esser stata la gioventù di Scott Ian e soci, di certo non diversa da quella di tanti altri colleghi. Le loro radici affondavano in terreni fertili d’idee, i cui frutti crescevano maturi in poco tempo grazie alla personalità di veri e propri talenti, precursori del thrash moderno.

Tutti i brani sono stati arrangiati nel corso delle sessioni di registrazione dell’album “State Of Euphoria” (1988) a eccezione della canzone d’apertura “Now It’s Dark”, tratta dallo stesso platter del 1988. Anche gli arrangiamenti sono stati ben interpretati, soprattutto nel caso di “Antisocial”, già presente su “State Of Euphoria” ma per quest’occasione cantata in lingua originale (francese). “Friggin’ In The Riggin” e “Sects” non snaturano assolutamente la purezza del sound originale a dimostrazione che alla base del tutto non c’era nessuna speculazione, ma un vero e proprio desiderio di render onore alla memoria di ore e ore passate ad affinare la tecnica e a vivere la propria, adorata musica.
 
Gli Anthrax hanno fatto il colpaccio poiché “Penikufesin” li rappresenta nel sound e costituisce uno snodo fondamentale della loro carriera. Una carriera in crescita che segna il passaggio da una band di giovani talenti a una di uomini alla ricerca dell’immortalità nell'area del thrash metal newyorkese.
Le sonorità originali dei pezzi sono plasmate e interpretate secondo il credo del tempo, con i BPM scanditi dal mosh più coinvolgente e determinato che il panorama thrash-core mondiale avesse mai ascoltato. Il bello è che nulla ne esce snaturato, anzi! Ne esce valorizzato! Non prendete tutto questo come una release scontata, inutile. Non è così. Affinate l’orecchio ed entrare nella macchina del tempo sino al garage di un combo pronto a spiccare il salto definitivo: la consacrazione a «Maestri del mosh».

Questa versione dell’EP è ardua da trovare. Vi sarà più facile acquistare la compilation “Attack Of The Killer B’s” del 1991, su cui troverete parte del materiale qui inciso. Come per quasi tutti gli EP del tempo, anche in questo caso la pubblicazione ha un senso ancor più profondo di quanto possa apparire a primo ascolto. Da quel momento, infatti, la band maturerà significativamente. Si pensi, difatti, quanto fu «commerciale» (passatemi l’accezione temporale...) “Persistence Of Time”, disco del 1990.

Ebbene sì, l’impronunciabile “Penikufesin” è un chiodo cui i cinque hanno appeso il quadro delle loro memorie. Da quel momento tutto è cambiato. Ma questa, anche alla luce delle vicissitudini di questi tempi, è un’altra storia.
 
Nicola Furlan
 

Discutine sul forum nel topic relativo!
 
Track-list:
1. Now It’s Dark 5:37
2. Antisocial (Trust cover) 4:26
3. Friggin’ In The Riggin’ (Sex Pistols cover) 5:19
4. Parasite (Kiss cover) 3:17
5. Sects (Trust cover) 3:06
6. Pipeline (Ventures cover) 2:03

All tracks 23 min. ca.
 
Line-up:
Joey Belladonna - Voce
Scott Ian - Chitarra, voce
Dan Spitz - Chitarra
Frank Bello - Basso
Charlie Benante - Batteria
 

 
80