Recensione: Perceptions

Di Daniele D'Adamo - 4 Dicembre 2012 - 0:00
Perceptions
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Anno: 2012
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Ed ecco che, una volta di più, l’arte smentisce la ragione. Quella che da parecchi anni a questa parte dà per finito il melodic death metal. Un genere che ha avuto sì uno sviluppo irresistibile per un decennio a cavallo del nuovo millennio ma che, pur avendo raggiunto l’acme di popolarità con band quali Sentenced e Dark Tranquillity, mostra ancora il suo potenziale valore intrinseco. Potenziale che si può esprimere in due modi. Mantenendo lo stile inalterato rispetto agli stilemi di base concentrandosi sulla scrittura delle canzoni (In Flames), oppure cercando di rispettare con più elasticità le caratteristiche primigenie della foggia musicale provando tuttavia a inserire delle varianti stilistiche in grado di far salire al genere un gradino nella scala evolutiva (Farewell To Arms). Chiaramente possono esserci delle sfumature, fra le due interpretazioni di cui sopra ma, grosso modo – a parere di chi scrive – , tale semplificazione schematica può accogliere senza problemi chi, oggi, calca le scene costruite sul gothenburg metal.  

Come indicato fra parentesi, sono proprio i Farewell To Arms a potersi prendere come emblema della voglia di rispettare le tradizioni inserendo in esse, però, alcuni elementi eterogenei in grado di mantenere vive e frizzanti le medesime. È un tentativo difficile, questo, poiché si tratta di rispettare le tessiture di una trama consolidata inserendo nei suoi punti nodali dei disegni mai accostati in precedenza. Nel caso dei tedeschi la novità riguarda l’inserimento di alcune complicazioni tecnico/artistico tipiche del progressive metal e l’accostamento delle secche sonorità dell’hardcore. Mentre in quest’ultima fattispecie il risultato della fusione è ben noto (il metalcore), nel primo caso si tratta di riuscire a far stare in piedi una vera e propria discrasia: quella risultante fra la linearità compositiva dello swedish death metal e l’accidentalità ritmica del prog. E, con una naturalezza quasi incredibile, i cinque ragazzi bavaresi riescono nell’impresa, offrendo con “Perceptions” – debut-album – una nuova chiave di lettura del death metal melodico. Del resto le note biografiche fornite dalla Massacre Records narrano di una band che ha raccolto una serie di successi notevole in termini di esibizioni live e gare/competizioni/concorsi vari. Una volta tanto, una presentazione pubblicitaria che corrisponde alla realtà dei fatti.   

L’amore del combo di Landsberg am Lech per la melodia sembra comunque essere assai importante, a sentire la tanto breve quanto struggente opener strumentale “Resurrection”. “Losses To The Crown” alza immediatamente il tiro, mostrando una band in grado di sciorinare con tranquillità una grande quantità di watt seppur, come da premessa, lo stupendo e accattivante ritornello porta la mente a quello che è, da sempre, il segno caratteristico principale del death melodico. Sfuriate di blast-beats e bellissimi soli di chitarra s’intersecano con un’eccellente resa dal sapore dolce/amaro, così come le linee vocali in clean e in growl. Ottima song! La forza erculea presente nella braccia e nelle gambe dei Farewell To Arms si manifesta ancora, e lo farà permanentemente, nella trascinante “Scarless”, piuttosto vicina – senza esagerare troppo… – ad Anders Fridén e compagni: Manuel Lotter propone, difatti, un drumming vario e complesso, poco incline a definire brani dalla struttura semplificata. Da ascoltare con attenzione il difficile e a tratti dissonante riffing di “Between The Walls Of Ruins”, pezzo ove prevale la voglia di prog anche se, di nuovo, il chorus esplode con una melodiosità dirompente. Probabilmente la parte centrale del disco è dedicata agli… accidenti musicali poiché anche “Rejected” è una magistrale prova di come si possa essere estremamente accattivanti arrampicandosi sugli specchi in quanto a elaborazione tecnica. Vincente, nondimeno, l’inserimento dei breakdown super-pesanti e rallentati che, volenti o nolenti, ci devono essere, nel death (e nei suoi parenti prossimi) moderno. Il tenero languore provato all’inizio rinforza la sua sensazione in “Mess Of Memories”, seconda strumentale dalle visionarie orchestrazioni. “Perceptions”, pensata come suite, rimarca che i Nostri, oltre a saperci fare con gli strumenti, sanno vergare con classe anche le note. Lo srotolarsi della canzone, via via, non abbandona mai il mood introspettivo ‘percepito’ precedentemente che, in occasione del superlativo refrain e dei vari cori che tagliano il cantato, tocca vette di lirismo assolutamente memorabili. Cori che, come un’altra peculiarità di cui i Farewell To Arms dovranno farne tesoro, rendono trasognanti le arcigne atmosfere di “From Init To Exit”, ricreando quella contrapposizione fra aspro e morbido di cui s’è già scritto.

“At The Watershed” e “Procession” concludono “Perceptions” non diminuendo con ciò né la tensione emotiva, né il valore delle armonie apprezzate, confermando una continuità da ensemble navigato e non certo da CD d’esordio. La Massacre ha visto giusto, con i Farewell To Arms: se si confermeranno su questi livelli, il futuro del melodic death metal non potrà che essere (anche) loro.   

Daniele “dani66” D’Adamo

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Tracce:
1. Resurrection 0:37     
2. Losses To The Crown 4:34     
3. Scarless 4:58     
4. Between The Walls Of Ruins 4:01     
5. Rejected 4:39     
6. Mess Of Memories 2:49     
7. Perceptions 6:15     
8. From Init To Exit 3:44     
9. At The Watershed 4:56     
10. Procession 4:31                    
    
Durata 42 min.

Formazione:
Dominik Martin – Voce
Gordian Golder – Chitarra
Johannes Denk – Chitarra
Roland Gallus – Basso
Manuel Lotter – Batteria

Musicisti ospiti:
Mätze (The Sorrow) – Voce in “Rejected”
 

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