Recensione: Perdition

Di Daniele D'Adamo - 30 Maggio 2015 - 16:30
Perdition
Band: Necrosy
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2015
Nazione:
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80

C’è un altro nome che va ad aggiungersi alla nutrita pattuglia di band italiane di death metal le quali, per i più vari motivi, sono costrette ad arrangiarsi da sé, invece che beneficiare di un regolare contratto discografico.

Sono i veneti Necrosy, di recente nascita (2010), che, dopo l’EP d’ordinanza “Necrosy – Promo 2013” (2013), hanno deciso di provare a costruire qualcosa di maggiormente visibile e incisivo con il debut-album, “Perdition”, ovviamente autoprodotto; registrato presso i Denis Tonetto Studio, missato e masterizzato ai 16th Cellar Studio.

Un lavoro di assoluta qualità, non solo compositiva ed esecutiva, quindi, ma anche di restituzione sonora e di accuratezza grafica. Tant’è che, rigirando fra le mani la confezione del CD e inserendolo poi nel lettore per ascoltare le prime note, la sensazione di solidità è talmente elevata che nemmeno lontanamente si penserebbe a un manufatto… artigianale.

E invece, sin dall’imperioso attacco di “Drown In Perdition (at 320 bpm)”, flagellata da tempeste di blast-beats, ciò che si ha di fronte è un sound perfettamente definito in ogni dettaglio, perfettamente lucido e intellegibile in ogni particolare. Malgrado, come la song appena menzionata lo lasci trasparire, i Necrosy picchino spaventosamente duro e veloce.

Il violentissimo death di “Perdition” potrebbe anche figurare come deathcore, in virtù di alcuni segni diagnostici presenti nello stile dei Nostri, quali secchezza delle fauci e amore per i rallentamenti ritmici. Si potrebbe pensare anche al technical death metal, per via dell’elevata grado di difficoltà che sostiene le song del platter. Del resto, il growling bestiale di Nico Rocca un pensierino al brutal lo fa pure fare.

In realtà, i Necroy rappresentano un esempio lampante di death metal moderno. Senza particolari contaminazioni consanguinee, lontano da eccessi extra-genere; fedele in tutto e per tutto ai dettami che, nel 2015, una formazione di death deve possedere nel proprio bagaglio tecnico/artistico.

A cominciare dal riffing, preciso e veemente come quello del thrash, ma esasperato nei toni e nel taglio sino ai limiti delle possibilità umane. Passando dalla voce, di cui già si è scritto, e dal basso, atto a inspessire e irrobustire un sound altrimenti troppo freddo e privo d’impatto. Sino a giungere alla batteria, vera e propria arma nucleare nelle mani di Christian Giusto, capace di superare senza alcun disagio la sfera del suono.      

È nello stile, tuttavia, che Rocca e i suoi compagni cercano una soluzione all’odierna omologazione di tanti, troppi act che praticano il death metal. Uno stile che trova la propria unicità nell’affrontare il rigo musicale con totale impeto devastatore, non dimenticandosi tuttavia che la melodia è un elemento importante del tutto, anche quando si tratta di metal super-estremo. Così, una canzone come “Buried Inside Your Mental Walls” diventa una delizia per le orecchie, spezzata a metà in due parti. Nella prima, massima pressione sonora; nella seconda, massima accortezza per l’armonia. Per la quale il quintetto di Venezia non disdegna l’utilizzo sia di tastiere –sempre presenti, comunque, in tutto il platter- sia, addirittura, di poderose orchestrazioni. Una tattica spesso ripetuta, come nella successiva “Eternal Realms”, raggelante e tenebrosa: del resto il death metal assume a sé, nella sua veste tradizionale, un flavour black mai indifferente.

Insomma, “Perdition” è un lavoro eccellente, autonomo nella sua foggia artistica, pertanto sganciato da qualsiasi genere di reverenza nei confronti degli ensemble stranieri. Con ciò, regalando a chi ha la fortuna di ascoltarlo una bella dose di personalità e indipendenza d’idee.

Daniele “dani66” D’Adamo

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