Recensione: Pestilential Synthesis

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Il mastodontico gigante, nato nel profondo nulla del territorio siberiano, riemerge lentamente dalle tenebre ed è pronto a rigurgitare un melmoso e viscerale brutal-death metal. 

A distanza di tre anni dall’ultimo full-length, tornano sulle scene i russi Decomposition Of Entrails con il nuovo album intitolato “Pestilential Synthesis”. Un disco costruito su ritmi molto pesanti e cadenzati che vengono masticati da un growl caustico ed avvolgente. La velocità compulsiva che caratterizza il genere viene sopraffatta da ronzanti chitarre che, come artigli possenti, incidono un percorso   piuttosto lineare contraddistinto da sonorità opprimenti.

L’andatura della gigantesca creatura appare barcollante, ma la stazza così titanica e poderosa nasconde i lati deboli del colosso dalle doti sorprendenti. Sono infatti le accelerazioni improvvise, dettate dai tempi frenetici della batteria, a destare stupore e consensi positivi. Nelle vesti stracciate del mostro si scorgono trame compositive riconducibili all’heavy-metal anni novanta che, a parer mio, non guastano affatto ma donano all’album un certo marchio stilistico.

“Pestilential Synthesis” non varca i confini dell’estremo, è un disco a cui non piace correre ma preferisce trovare una via alternativa per raggiungere il traguardo. L’immagine che meglio trasmette questo concetto potrebbe essere una faticosa scalata a mani nude sulla roccia che provoca imprevedibili frane, brividi consistenti e lacerazioni dolorose. Un percorso faticoso ma intrigante che conquista, in poco meno di mezz’ora, la vetta tanto ambita.

I Decomposition Of Entrails restano lontani dal termine innovazione, ma mostrano un potenziale sonoro invidiabile che merita attenzione nonostante resti ancora qualcosa da affinare. Rimane il fatto che questo secondo lavoro si fa ascoltare senza troppi sforzi riuscendo a mostrare il suo lato più accattivante.

Non esitate quindi a seguire le impronte del terribile gigante, vi porteranno al cospetto di un essere solido e prodigioso che sprigiona un’oscura e magnetica energia.

 
 
70