Recensione: Pin Up Guru

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Tomas Bolin, tastierista svedese dei noti The Flower Kings (band rivelazione di prog metal), oltre che direttore musicale, compositore, arrangiatore, attore e chi ne ha più ne metta, esce per la InsideOut – SPV con il suo primo solo album: Pin Up Guru.

Si parte in pompa magna tra reminescenze “bachiane” e marce nuziali con “Sodium Regale” per passare ad un certo prog settantiano di sperimentazioni sonore già dalla seconda traccia: tempi dispari e dissonanze sono il forte di questa reharsal, non incentrata sulle peripezie iper – tecniche fine a se stesse, ma su ritmi, melodie, e atmosfere psichedelico-ambient…è un azzardo forse chiamarle new – age, ma il termine rende un po’ l’idea. L’intero album è molto leggero, lo si puo’ prendere quasi come un sottofondo, una colonna sonora (visto anche che il buon tomas è un compositore di colonne sonore) per una seduta di yoga. Non vorrei fare un paragone troppo altisonante ma, personalmente, questo Pin Up Guru, a livello sensoriale, ha ricordato molto Flexable di Steve Vai, dove la musica è ariosa, easy listening, rilassante; non vi è mai troppa tensione né una ricerca dell’introspezione strumentale…non siamo di fronte ad un album a là Opeth che ha bisogno di diecimila ascolti per essere assaporato nella sua totalità. Ci troviamo di fronte ad un insieme di reminescenze ben mescolate tra loro: lo sperimentalismo sonoro (almeno per i ‘70s era sperimentalismo…ora sarebbe un po’ anacronistico definirlo tale) tipico degli anni d’oro del prog (quando per sperimentazione si intendeva anche la creazione di strumenti atti a produrre un suono nuovo), da supporto ad una rivisitazione di generi che vanno dal blues, al boogie, alla fusion, ma anche la classica e la sinfonica fanno la loro apparizione qua e là sporadicamente, senza mai dimenticarsi di un certo prog caro ai The Flower Kings (ma velato) e una tendenza alla composizione di fondo molto hollywoodiana.

Tutto ciò porterebbe a pensare che siamo di fronte ad un ottimo album, in realtà mi è parso che il buon Tomas si sia divertito a scherzare con la musica e con l’ascoltatore, giocando con suoni ed atmosfere senza mai preoccuparsi di controllare il songwriting che si rivela slegato e sconclusionato; non esiste una forma – canzone, ma una serie di accostamenti disparati, un collage abbastanza caotico che se ascoltato distrattamente risulta piacevole per la sua ariosità e leggerezza, ma se attentamente studiato rimane ostico al padiglione auricolare.

Una sufficienza piena per la tecnica e la sperimentazione ma non per la composizione (a meno che non vogliate girare un cortometraggio).

Tracklist:

1. Sodium Regale
2. Whats Going On
3. Me And Liz
4. Harlem Heat
5. My Beautiful Neighbor
6. New In The Hood
7. Blood
8. The Ballerina Is Not Getting Closer
9. The Last Eagle
10. The Final Swig

 
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