Recensione: Pneumatic Ego [EP]

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“Pneumatic Ego” è il breve esordio autoprodotto dei milanesi Six Days Of May.

Nata solo nel 2010, la band si presenta come un sestetto (con tanto di doppio cantante) deciso a dire la propria nell’affollato panorama metalcore, genere che da anni spopola a più non posso. E devo dire che le carte in regola per reggere il confronto con nomi già di blasone ed esperienza sembrano davvero intravedersi tra le pieghe delle inevitabili lacune tipiche di un debutto. Quali lacune? Beh, ma tutte quelle proprie di una prima uscita effettuata da giovanissimi musicisti: una certa immaturità compositiva riscontrabile soprattutto nel voler dimostrare a tutti i costi le proprie capacità invece di concentrarsi sulla canzone, parti messe insieme quasi ‘a forza’ che fanno perdere omogeneità ai brani, ovviamente una produzione di basso livello (ma tranquilli, non potrebbe essere altrimenti, anzi m’è capitato di ascoltare di peggio) e l’inevitabile dazio pagato ai paladini del genere.

Ma si parlava di carte in regola che s’intravedono e questa sensazione non è campata per aria ma il frutto dei ripetuti ascolti dell’EP che convince man mano che si preme il tasto play. Innanzitutto questi ragazzi con gli strumenti sono bravissimi: le due chitarre viaggiano all’unisono, riescono a duettare e rendersi complementari, convincono nei riff (a volte di marca svedese), nelle parti soliste e quando si tratta di ergere il muro sonoro, inevitabile se si vuol suonare heavy metal e risultare convincenti. Lo stesso discorso va fatto per la sezione ritmica, visto che basso e batteria risultano fantasiosi e puntuali, creando un flusso sonoro consistente e dinamico. Un po’ meno mi persuadono le voci. Troppi sono, infatti, i riferimenti ai maestri del settore, troppe volte dalle linee vocali spuntano i modelli di riferimento. Inoltre le parti armoniche dei ritornelli sono spesso eccessivamente zuccherose e melodiche. Ora, io capisco la volontà di ‘acchiappare’ consensi da subito, ma quando sarà passata la sbornia per queste sonorotà (perché come tutte le mode, passerà) che farete? Il mio consiglio a tal proposito è di cercare una propria via anche in questo frangente, visto che le capacità comunque non mancano.

Bene, dopo questi ‘consigli-non-richiesti’, passiamo ad analizzare i brani. “Bullet As A Pledge” si presenta come un buonissimo pezzo di metalcore melodico, con un ponte ancor più convincente del coro proprio perché questi pare spuntare dal bel mezzo del nulla. Apprezzabili sia i due stacchi strumentali di metà brano che il rallentamento posto in mezzo, davvero d’impatto. “Sweet Dawn (The Story Of)” è un’altra bella mazzata sulla scia della precedente, con un pregevole lavoro delle sei corde mentre il batterista questa volta mi pare un po’ in difficoltà nei vari stacchi che s’incontrato lungo tutto il brano, anche se all’altezza del break centrale più melodico, si riscatta, ben coadiuvato dal basso. Si chiude con il pezzo migliore, a nome “Drown Your Soul”. L’inizio con chitarra acustica parrebbe presagire una ballata, niente di tutto ciò visto che il gruppo si scatena pochi secondi più avanti, ma l’appeal melodico viene lasciato intatto ed è anzi esaltato dalle sfuriate e dalle partiture tecniche della variante strumentale, una canzone questa volta veramente ben costruita.

Insomma, c’è del materiale su cui lavorare, adesso occorre rimboccarsi le maniche per cancellare le imperfezioni e fare passi in avanti con la propria musica. Ah, quasi dimenticavo: i Six Days Of May hanno rilasciato anche un singolo a nome “Spring Break” che sostanzialmente poco aggiunge a quanto presente in “Pneumatic Ego” se non un uso un po’ fuori luogo di fastidiosi (per i suoni scelti) elementi tecnologici e delle evidentissime strizzate d’occhio ai Killswitch Engage.

Matteo Di Leo


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