Recensione: Power and Pain

inserito da

Anno Domini 1985, visto da molti come spartiacque a livello politico mondiale, ricco di eventi che ancora tengono banco nell’attualità, come l’elezione a Segretario Generale dell’Unione Sovietica di Michail Gorbačëv che diede vita a delle riforme sostanziali, come, ad esempio, il rinnovamento delle alte cariche politiche con menti più aperte, la perestrojka (ricostruzione), la fine della guerra fredda arrestando la corsa agli armamenti  e fu tra coloro che portarono l’URSS alla disgregazione e la Germania alla riunificazione. Per quanto riguarda la nostra musica queste riforme portarono, nel più grande paese dell’Europa, alla realizzazione del Moscow Music Peace Festival, evento organizzato nel 1989 da Unione Sovietica e America per promuovere la pace, al quale parteciparono band quali: Skid Row, Cinderella, Motley Crue, Ozzy Osbourne, Scorpions e Bon Jovi.

Il 1985 fu anche testimone di una grossa tragedia sportiva: durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, del 29 maggio, nello stadio Heysel di Bruxelles, il violento scontro tra le due tifoserie portò a trentanove morti (di cui trentatre italiani, con un ragazzino di appena undici anni) e oltre seicento feriti.

E ancora ricordiamo l’abbordaggio della nave da crociera Achille Lauro, sequestrata il 7 ottobre da un commando terrorista palestinese, che chiedeva la liberazione di cinquantadue connazionali detenuti in Israele. L’allora Governo italiano, guidato da Craxi e Andreotti, fece da mediatore con l’aiuto di Arafat ed il 9 ottobre la nave venne liberata; un disabile ebreo americano fu però ucciso dai terroristi e buttato in mare.

Fu anche l’anno della grande beneficienza contro la fame del mondo: uscì il singolo ‘We are the World’ di Michael Jackson e Quincy Jones, al quale parteciparono grandi artisti per la fondazione USA for AFRICA, e fu tenuto il concerto Live Aid, ideato da Bob Geldof e tenutosi sia a Londra che a Philadelphia, sempre con nomi del panorama internazionale tra cui i nostri Black Sabbath, nella formazione originale ed i Judas Priest.

Il mondo metal fu invece in continuo fermento, gli album che ancora oggi sono dei capisaldi e videro la luce nel 1985 sono, ad esempio, il primo lavoro dei thashers Exodus, dal titolo ‘Bonded by Blood’ in cui militava alla voce il compinato Paul Baloff; il secondo Full-Length degli Slayer,Hell Awaits’; gli Anthrax pubblicarono ‘Spreading the Disease’ in cui fece il suo ingresso il nuovo  vocalist Joey Belladonna; troviamo anche il debutto degli Helloween  con ‘Walls of Jericho’  e quella prima mazzata sonora dei Possessed dal titolo ‘Seven Churches’.

Quattro album su cinque di questi ricordati sono Thrash, quello veloce, da cardiopalma, forte nei suoi assalti, tecnico e preciso. Gli adepti e coloro che si cimentano in questo genere dell’Heavy Metal iniziavano ad essere numerosi.

E in questo stesso anno si affacciano sulla scena gli statunitensi Whiplash con il loro album di debutto, intitolato ‘Power and Pain’. I Whiplash, il cui nome è un omaggio al brano omonimo dei Metallica contenuto nell’album ‘Kill’Em All’ del 1983,  sono tre ragazzi di origine italiana che provengono dal New Jersey e che, per coincidenza, hanno in comune lo stesso nome Tony, fans del Thrash più duro, veloce, serrato, tecnico e preciso.

Ed il loro lavoro rispecchia tutto questo: riff sparati a tutta velocità, batteria e basso che picchiano all’unisono, Thrash da pogo e da headbanging.

Assoli e riff si susseguono brano dopo brano, come schegge impazzite, grezze e pure … sono diamanti.

L’album si apre con ‘Stage Diver’, potente e sfrenata, con una batteria veloce ed un basso incalzante e con il riff di Tony Portaro violento; ‘Last Man Alive’ è un Thrash naturale senza fronzoli, diretto; ‘Message in Blood’ è un pezzo da assalto, da palco, il mio preferito proprio per quello, perché era la dimensione live quella a loro più congeniale dove si esprimevano al meglio; ‘War Monger’ è intriso di Speed marcio ed ha un assolo brutale; ‘Power Thrashing Death’ è una carica di riff adrenalinici e assidui mentre la conclusiva ‘Nailed To Cross’ è un colpo basso inaspettato.

Tony Portaro ha una voce trascinante, che riesce ad adattare ad ogni brano quanto è duttile ed è supportato da un carisma non da poco; Tony Scaglione martella le pelli in modo incalzante e strafottente ma con grande maestria (tanto è vero che è stato chiamato dagli Slayer per sostituire sua maestà Dave Lombardo nel 1986, durante il tour di ‘Reign in Blood’); Tony Bono al basso non si risparmia nel dettare i tempi. 

I Whiplash con ‘Power and Pain’ danno vita ad un assalto di spontaneità e Thrash come poche altre band. Si evince la passione dei tre ragazzi, ragazzi lineari e semplici che non vogliono strafare; questa è una band cruda e pura, schietta come lo sono i loro brani, la genuinità e la spontaneità sono la forza di questo importante lavoro.

La loro musica è una frustata in pieno viso, è un Thrash grezzo e lo si evince già dall’artwork della cover: ottantiano, con pochi colori ma efficaci, un robot che stritola la testa di un uomo: diretta e semplice.

Oggi, dopo la morte nel 2002 di Tony Bono, per attacco cardiaco, i Whiplash continuano grazie alla volontà Tony Portaro e, dopo alcuni cambi di lineup partecipano a Festival e non si risparmiano nei live; nel 2015 rientra anche Tony Scaglione e si vocifera di un nuovo album.

Consiglio i Whiplash e questo album da scoprire e da riscoprire, da ascoltare a un volume sfacciato e con la testa che non sta ferma.

 
85