Recensione: Powerslave

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Siamo nel 1984, anno nel quale vengono realizzati alcuni capolavori immortali per il patrimonio musicale dell'heavy metal e gli Iron Maiden certo non potevano mancare all'appuntamento con questo mitico anno. Appuntamento mantenuto con l'uscita del loro quinto album da studio, Powerslave. Il lavoro in questione chiude un ipotetico primo periodo musicale della band (periodo della prima metà degli anni 80) e rappresenta proprio il raggiungimento di sonorità ricercate ed aggressive forse mai raggiunte in nessun altro album dei Maiden uscito in precedentemente.

Il disco comincia con la "bellica" Aces High, introdotta da uno di quei riff che hanno fatto storia. Il refrain da "top gun" sprizza Heavy Metal, velocità ed energia da ogni nota e Dickinson supera davvero se stesso sfoderando un'incredibile interpretazione vocale che si ripete ben presto nella successiva fast song 2 Minutes To Midnight (letteramente presa in prestito da Flash Rockin' Man dei sacri Accept, che, a parer mio, dovevano essere citati nei ringraziamenti...). Strumentale la seguente Losfer words (big 'orra), brano orecchiabile dove Smith e Murray mettono in evidenza tutta la loro abilità chitarristica mentre si rivela essere una delle hit del disco la successiva Flash To The Blade, fast song dal clamoroso e funambolico inizio musicale (Harris in grande splovero). Meno aggressiva e dirompente la successiva The Duellist caratterizzata dai interessanti duelli di chitarra da cui probabilmente il titolo e le liriche (ispirate al "The Duel" di Conrad Joseph) non son state scelte a caso. Dopo la sufficiente e scontata Back In The Village è la volta della magnifica ed epica, nonchè title track, Powerslave, ispirata all'antico egitto (come la copertina del disco) e che risulta essere il brano più cupo del lavoro (insieme alla successiva song). Il pezzo è reso mitico addirittura in virtù del suo orientaleggiante refrain! Proprio in questo brano si fondono le classiche melodie semplici e accattivanti care alla band ad altre più complesse e mature che denotano una certa crescita compositiva dei musicisti.
L'album si conclude con l'epico masterpiece Rime of the Ancient Mariner, riproposizione dell'omonimo poema di Samuel Taylor Coleridge(1798-1834), una suite di 12 minuti che continua il discorso "musicale" intrapreso con la precedente Powerslave; ovvero atmosfere ricercate e sound cupo quanto epico. Il fulcro del brano è caratterizzato proprio da sapori musicali mitologici e tristi dove addirittura è possibile udire la voce sinistra del marinaio protagonista del poema che ci descrive (con le parti di testo originali) la triste sorte dei suoi compagni di viaggio. La song vedeva nel finale un'intensificarsi dei ritmi addirittura all'insegna della più pura epicità!
Con Powerslave la band di Harris e soci segna un passo in avanti nella maturazione tecnico/compositiva raggiungendo, in alcuni punti del disco, vette compositive mai raggiunte negli album precedenti. Da sottolineare anche la splendida copertina, a mio modesto parere, la migliore di tutta la discografia della band.
Vincenzo Ferrara

 
90