Recensione: Prayers Of Steel

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E' con grande onore, e con un pizzico di commozione, che mi accingo a presentarvi l' inizio della storia di una delle band più importanti e rappresentative dell' Heavy e soprattutto del Power anni Ottanta-Novanta: i Rage. Vi starete chiedendo allora, come mai in cima a questa recensioni campeggi il nome di “Avenger”: è presto detto, la band al momento della formazione, non aveva ancora acquisito il monicker che successivamente l'avrebbe accompagnata per tutta la lunghezza della sua carriera, fino ai giorni d'oggi, bensì possedeva, appunto, il succitato “Avenger”. In realtà i 4 ragazzi teutonici, guidati dal loro leader storico Peter “Peavey” Wagner, emisero i loro primi vagiti, nella ribalta musicale, nel 1983, ma per vedere pubblicato il loro primo full lenght, si dovette attendere ben due anni e fare un salto quindi al 1985. La band composta ancora dalla line up della fondazione, risalente quindi all' 83, constava di 4 membri: Peavey Wagner si occupò contemporaneamente della voce e del basso, Jochen Schroder e Alf Meyerratken pizzicavano invece le corde delle chitarre elettriche e dietro le pelli, c' era l'inossidabile Jorg Michael.
Il disco, che prese il nome di “Prayers Of Steel”, presenta un Heavy Metal ancora piuttosto acerbo e grezzo nei lineamenti caratteristici, anche se alcuni tratti peculiari della personalità della band emergono in maniera evidente. Il caratteristiche di questo “Prayers Of Steel” sono infatti quelle di un disco molto veloce e aggressivo, che non lascia neanche un attimo di pausa all' ascoltatore; le melodie classiche della carriera successiva dei Rage sono qui obnubilate da una ritmica poderosa e incessante, che non lascia scampo alla riflessività e che fa trasparire una rocciosità d'insieme di grande effetto.
Questo platter, sebbene a livello di produzione sia ancora piuttosto acre e approssimativo, presenta una serie di 10 pezzi strutturati con molto cura e dedizione, da Peavey e dai suoi. Si intravede inoltre un grande impegno a livello tecnico della band, che si concede una performance di assoluto rispetto, sotto questo punto di vista, producendo brani che reputo assolutamente molto complessi ed impegnati. Inserendo il CD nel lettore, ci troviamo come opening track la granitica “Battlefield”, vera e propia cavalcata metallica, pregna di sonorità classiche dell' Heavy anni Ottanta, con chiare venature teutoniche. Anche il testo, molto significativo ed evocativo, rende questo pezzo particolareggiato e caratteristico. Una delle migliori composizioni dell' intero platter è certamente “South Cross Union”, una ballad dalle sfumature marcatamente Power Metal, che ci mettono innanzi ad una concretà realtà: la band è e rimarrà molto legata alle sonorità Heavy Metal, ma il genere in cui più si identificherà e con il quale riscuoterà maggior consensi, è di sicuro il Power, che sebbene figlio legittimo dell' Heavy, percorrerà strade differenti ad esso, anche grazie a band come gli Avenger ( o Rage che dir si voglia ). Dunque, tornando a bomba, questa “South Cross Union” è un altro pezzo dalla ridondante velocità, la voce di Peavey è qui altisonante ed espressiva al punto giusto e fa da coordinatrice al tutto, in un pezzo che rimane comunque molto buono.
Altro pezzo discreto è al numero tre della tracklist, e porta lo stesso nome del disco: “Prayers Of Steel”. Questa è una title track che ricalca ancora una volta i temi caratteristici di questo platter: la voce di Peavey, che ci introduce a questo pezzo eseguito in mid-tempo, scandisce le battute alla cassa di Jorg Michael, che fa di questo pezzo quasi una marcetta. Molto ben congegnata senza dubbio, anche se, in questa song, si fa più sentire che in altre, una carenza a livello di produzione che possiamo non apprezzare ma, in questo caso, giustificare ampliamente data la giovane età, l'inesperienza e il contesto storico in cui questo disco viene a collocarsi. La punta di diamante di questo disco si trova però alla posizione numero 5, e prende il nome di “Faster Than Hell”, song che la band riproporrà, in versione live, anche nel successivo EP, ancora una volta marcato Avenger: “Depraved To Black”.
Il brano si apre con un bellissimo riff alla chitarra di Jochen Shroder e Alf Meyerratken, che ci conducono per via diretta ad un refrain molto divertente e discretamente orecchiabile, che rispecchia ancora una volta i forti tratti di Heavy teutonico in questo disco, con riffs molto prolungati e la batteria che non si concede un attimo di respiro e picchia come non mai.
Altri due pezzi significativi, con cui si concluderà il nostro viaggio all' interno di “Prayers Of Steel”, sono “Sword Made Of Steel” e “Bloodlust”. Il primo, il cui titolo ci ricorda molto da vicino temi molto cari ai Manowar, ad esempio, è un' altra rocciosissima ballad, che fa da preludio al secondo brano di cui vi parlavo prima: “Bloodlust” che si apre con un bellissimo accompagnamento al basso, da parte di Peavey, e con un riff molto intrigante, la voce di Peavey è ancora una volta molto ispirata e pronta a fornire emozioni forti, cimentandosi anche in acuti di discreta fattura. La ritmica di questo pezzo ne è sicuramente una delle caratteristiche di maggior interesse, poiché non si riesce a determinare mai, con precisione, se essa debba sfociare con più veemenza, o calmarsi del tutto, generando una piacevole sensazione di caos voluto e ben architettato.

Questo disco meriterebbe sicuramente qualche voto in più, se non fosse che la band abbia commesso qualche errore di gioventù di troppo e se si fosse soffermata di più su alcuni piccoli particolari, che in taluni casi però, sono determinanti. Sicuramente un esordio incoraggiante per questo quartetto teutonico che, con questo “Prayers Of Steel”, ha posto delle ottime basi per una luminosa carriera futura.
Daniele “The Dark Alcatraz” Cecchini.

TRACKLIST
1. Battlefield
2. South Cross Union
3. Prayers Of Steel
4. Halloween
5. Faster Than Hell
6. Aboration
7. Rise Of The Creature
8. Sword Made Of Steel
9. Bloodlust
10. Assorted By Satan
 
80