Recensione: Prevail I

Di Marco Donè - 15 Giugno 2017 - 0:01
Prevail I
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 2017
Nazione:
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55

I canadesi Kobra and the Lotus, grazie all’omonimo disco del 2012, si sono rivelati come uno dei più interessanti newcomer della scena classic metal, tanto da venire inseriti nella “lista” delle band in grado di rappresentare il tanto agognato ricambio generazionale nella musica a noi cara. Due anni dopo, i Nostri pubblicarono “High Priestess”, un buon lavoro ma leggermente meno ispirato rispetto all’illustre predecessore, un album che i più malevoli hanno catalogato come una sorta di copia di “Kobra and the Lotus”. “High Priestess”, infatti, pur viaggiando su livelli qualitativi elevati, non aggiungeva nulla a quanto già detto dalla band capitanata da Kobra Paige, ponendo qualche interrogativo sul futuro della band: i Kobra and the Lotus avranno le capacità e il coraggio di andare oltre, di migliorare la proposta che ha attirato le attenzioni di fan e critica, o continueranno a riproporre lo stesso fortunato disco? Sapranno arricchire e ampliare il proprio orizzonte, o ne rimarranno schiavi?

 

I Kobra and the Lotus, dopo aver siglato un nuovo contratto con la prestigiosa Napalm Records, provano a rispondere a queste domande con “Privail I”, prima parte di un doppio album il cui secondo capitolo è previsto per autunno 2017. Tre sono i singoli che hanno preceduto l’uscita di “Privail I”, canzoni che hanno fatto presagire un cambio di rotta nello stile dei Kobra and the Lotus, come se le domande citate in precedenza avessero trovato spazio anche nella mente di Kobra Paige e compagni. L’album non fa che avvalorare quanto anticipato dalle song apripista, segnando un netto stacco con le sonorità heavy-speed, dalle tinte “thrashy”, che avevano contraddistinto i due precedenti lavori. Con “Privail I” la band di Calgary alleggerisce la propria proposta, virando verso un heavy rock che strizza l’occhio a sonorità “orecchiabili”, come se la formazione canadese volesse provare ad aumentare il bacino a cui rivolgere la propria musica. I Kobra and the Lotus decidono quindi di puntare su sonorità più “facili”, in cui fanno capolino influenze alternative. Ad ascolto ultimato, però, questa decisione appare più una forzatura che una naturale evoluzione, come se il quartetto avesse deciso a tavolino di provare a piazzare il colpo che possa valere la “grande scalata”. Le composizioni risultano fredde, prive di quel coinvolgimento e trasporto che avevano caratterizzato i due dischi precedenti. Anche Kobra Paige, che con la sua voce, potente e aggressiva, è sempre stata uno dei punti di forza nell’economia della compagine canadese, appare più impostata, staccata, perdendo in impatto e teatralità, non riuscendo a creare quel ponte emotivo con l’ascoltatore a cui ci aveva abituati. Gli stessi ritornelli, pur essendo melodici e “canticchiabili”, risultano poco originali. Sensazioni già provate con i singoli ‘Trigger Pulse’ e ‘You Don’t Know’, ma che vengono avvalorate con le scontate ‘Light Me Up’, ‘Manifest Destiny’ e ‘Victim’.

 

Certo, non tutto è da buttare in “Privail I”, in particolare quando i Kobra and the Lotus propongono canzoni che riportano alla mente le atmosfere con cui si sono fatti conoscere. È il caso di ‘Specimen X (The Mortal Chamber)’, sicuramente la track migliore del lotto, assieme alla strumentale ‘Check the Phyrg’ che ci regala un Jasio Kulakowski in formato guitar hero e che mette in mostra il lato più heavy del quartetto. Degne di nota, sebbene alternino parti più ispirate ad altre meno convincenti, ‘Gotham’ e ‘Hell On Earth’. Il disco si chiude con l’interessante ‘Prevail’, che per alcune melodie riporta alla mente il singolo ‘Soldiers’ del precedente “High Priestess”, senza, però, quell’aggressività dettata dal drumming di Kissack, che decise di lasciare i Kobra and the Lotus subito dopo le registrazioni del platter del 2014. Proprio l’assenza di Kissack si rivela uno dei principali nei nell’evoluzione di “Privail I”. Mancano potenza, dinamica e tutti quei passaggi sui piatti che riuscivano a riempire e abbellire le singole tracce. Un musicista di tale spessore non si sostituisce tanto facilmente.

 

Come scritto all’inizio di queste righe, ai Kobra and the Lotus chiedevamo una crescita, il coraggio di osare qualcosa in più, di non restare prigionieri negli schemi dettati dall’omonimo disco del 2012. Con “Privail I” la band di Calgary risponde a tutte queste domande, in un modo che, probabilmente, spiazzerà i fan della prima ora, sollevando più di qualche perplessità in previsione futura. I campanelli d’allarme iniziano a suonare non tanto per la svolta intrapresa ma, come approfondito in sede di analisi, per la mancanza di trasporto emotivo, per la presenza di qualche riempitivo di troppo che incontriamo durante l’ascolto della nuova fatica griffata Kobra and the Lotus. Da quanto mostrato con “Privail I”, dal successo radiofonico che una canzone come ‘You Don’t Know’ sta ottenendo nelle rock radio americane, difficile che il secondo capitolo, in uscita tra qualche mese, possa riconsegnarci i Kobra and the Lotus in una dimensione a noi nota. La scena classica potrebbe aver perso una delle frecce del proprio arco.

 

Marco Donè

 

 

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