Recensione: Primaeval Pantheons

Di Stefano Santamaria - 29 Gennaio 2017 - 0:00
Primaeval Pantheons
Band: Bornholm
Etichetta:
Genere: Black 
Anno: 2016
Nazione:
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78

Creature della foresta compaiono tra le ombre degli alberi. Si muovono all’improvviso, saltando sulle estremità delle foglie secche a terra, quasi cullando se stesse e giocosamente librandosi poi in volo. Una danza che intravediamo di sfuggita, timidamente e poi sempre più coinvolgendoci direttamente per emotività e solennità.

Quarto capitolo discografico per gli ungheresi Bornholm, progetto black metal dai forti connotati pagani, le cui atmosfere e dinamicità ci riportano alla mente molteplici citazioni. I suoni incalzanti e la velocità di esecuzione sono sulle direttive dei Moonsorrow, mentre le ambientazioni ci rammentano i maestri Bathory e Falkenbach.

Il full-length è così un concentrato di emotività, di graffianti suite che vanno oltre  il freddo gelo della nera fiamma, e che perfettamente sublimano nel pagan. Il risultato è un lavoro che pensiamo possa piacere sia ai più emotivi ed amanti del viking, sia a chi è incuriosito da approcci maggiormente power ed energici.

Le tastiere disegnano melodie che non si fanno mai invadenti, mentre le chitarre creano intrecci decisamente inaspettati e ricchi di particolari. Fuoco scoppiettante arde di sentimenti, antichi presagi che si materializzano e che ci raccontano vetuste storie. Malinconia e poi nostalgia si trasformano in speranza e coscienza di sé, una favola che diventa storia e che ci trasmette qualcosa di vivo, e così tanto vicino alla natura che tanto amiamo.

L’intensità interpretativa dei Bornholm viene perfettamente rappresentata da ogni singolo brano del full-length, dalla varietà del comparto vocale, e dalle sensibili armonie via via dipinte. L’ultimo pezzo, “Imperium (Divus Rex)”, rappresenta il lato più riflessivo del progetto, mentre “Iron Crown” quello più mobile e battagliero.

Primaeval Pantheons” è così l’impeto dell’entusiasmo più bestiale, e la quiete del riposo alla luce lunare. Un cuore che batte piano e che diventa lo scandire di un ideale cammino di crescita, rintocco di una preghiera che arriva dall’anima.

L’ideale dialogo tra noi stessi e la natura che ci circonda ci lascia così arricchiti, dimentichi dell’inutilità del quotidiano che ci circonda. I Bornholm ci regalano cinquanta minuti abbondanti di musica ricercata ed attenta alle sensazioni. Emotività e concretezza vi accompagneranno ogni istante. Se con il tempo sapranno aggiungere ulteriore personalità potranno fare il decisivo salto di qualità che noi gli chiediamo, e che pensiamo sia nelle loro corde.

Stefano “Thiess” Santamaria

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