Recensione: Princesse Terre (Three Studies of Silence and Death)

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La madre gravida del black metal ha partorito, in territorio francese, una nuova creatura dai tratti affascinanti: Nyss. Alla luce di una tenera candela, il pianto dell’infante ha trascinato con sé il buio primordiale, nonché una folata di gelo che ha congelato il tempo. Una gestazione, divisa in tre atti, ha spento il tenue riverbero della speranza e concretizzato il dolore con lacrime di cera aggrappate al feticcio della vita.

Le livide atmosfere che avvolgono “Princesse Terre”, l’album di debutto del duo transalpino, cospargono l’anima di un’opprimente solitudine epidermica, donandole un senso di smarrimento ed immobilità. La dimensione temporale del platter è eccitante, sovrastata da un’aura di mistero, emana emozionanti bagliori che, d’un tratto, vengono divorati dalla nebbia più fitta. I Nyss creano magistrali cambi di stato che portano sublimi infiorescenze di estasi a proliferare negli aridi territori delle angosce più radicate. I frammenti melodici che profumano di incenso sono come schegge appuntite che, nell’inaspettato, penetrano la follia del black più puro. L’aria è cosparsa di sottili reminiscenze dalle quali traspare lo spettro dei Darkthrone, l’ombra degli Inquisition ma ciò che plasma questo ipotetico presente è ben altro.

Le tinte moderne e sperimentali piegano i rami appartenenti ad un bosco convenzionale, creando voragini di vertigine orchestrale dalla quale risorgono echi maligni e fiammate di sofferenza trepidante. Le ritmiche serrate e violente prendono le sembianze di un cavallo nero errante che improvvisamente, al cospetto di un profondo abisso, perde la propria stima arrestando la corsa. L’uomo, come l’equino, davanti all’infinità di ciò che non conosce vacilla in un baratro di incertezze concretizzate in armoniose sonorità dilatate che vengono fatte sanguinare dalle spine melodiche di rose seccate al buio.

La costruzione di ciascun brano è pressoché perfetta, il disco trasuda intensità e passione che prendono vita in continui e deliranti flashback dai risvolti più eterogenei ai quali si aggiunge una rilevante quantità di imprevedibilità sonora davvero sorprendente.

“Princesse Terre (Three Studies of Silence and Death)” si avvale di soli tre pezzi (la durata complessiva supera di poco la mezz’ora) per stupire ed ammaliare colui che, ad occhi chiusi, sacrifica il proprio io allo sguardo ignoto dei Nyss intraprendendo un viaggio esoterico fra i rovi dei pensieri peggiori in cerca di una dannata uscita che coinciderà  soltanto con il silenzio.

 
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