Recensione: Prog Family

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C'era una volta...
Così iniziano le favole, e quella dell'età d'oro del rock italiano, viste le condizioni in cui versa la cultura musicale (soprattutto quella per l'appunto rock) nel Belpaese, appare esattamente una fola se raccontata ai giorni nostri.
Vale la pena pertanto di introdurre l'argomento come tale: c'era una volta in Italia, una quarantina d'anni fa, un esercito di ragazzi che, imbracciati gli strumenti, si spogliavano di ogni condizionamento e toglievano le briglie alla propria creatività. Erano gli anni del fermento giovanile, della ricerca spasmodica della conoscenza e della voglia di esplorare, di apprendere, di creare. L'arte era arte e non un pretesto per atteggiarsi a superstar; la musica era musica e non contorno; l'ispirazione era tale e non una scadenza fissa da rispettare.
Erano gli anni dell'esplosione e dello sviluppo della scena progressiva italiana, tra le migliori (se non la migliore) al mondo. In questo panorama le band si formavano, facevano a pezzi le regole della tradizionale canzone pop(olare), e senza render conto a nessuno se non alla propria arte scrivevano e suonavano musica che pensavano; null'altro.
Tra il nugolo di formazioni che nacquero in quel periodo, alcune sono diventate leggendarie grazie alle proprie idee ed al proprio stile unico; tra queste è da annoverare una band di Napoli che, grazie alla propria atipicità in un contesto già di per sé atipico, riuscì a distinguersi grazie a due album che, ancora oggi, hanno dell'incredibile per la forza espressiva che li contraddistingue. I dischi in questione erano L'Uomo (esordio del 1971) e Palepoli (del 1973): due veri e propri capolavori; poco importa se questo termine viene troppo spesso abusato, per queste due opere è usato a proposito ed è il più calzante.
Questa band rispondeva al nome di Osanna, e chiunque abbia vissuto quegli anni o si sia ad essi appassionato se la ricorda bene. La particolarità della loro musica consisteva nell'innesto di jazz e folklore napoletano su di un sostrato sostanzialmente rock, mentre i loro live sono ricordati, oltre che per l'abilità esecutiva, anche per la loro presenza scenica d'impatto, fatta di tuniche e volti dipinti.
Dopo il ritorno nei primi anni duemila, lo storico leader Lino Vairetti, in compagnia in primis del figlio Irvin Luca, crea un sodalizio con un altro artista leggendario: David Jackson, storico flautista e sassofonista degli inglesi Van Der Graaf Generator; proprio questo sodalizio permetterà di dare alle stampe, nel corso del 2009, Prog Family.
Degli Osanna storici è rimasto il solo Vairetti; ma da un lato la formazione attuale è validissima, dall'altro c'è una tale quantità e qualità di ospiti che il rimpianto è bandito. Tra i tanti è impossibile non citare David Cross (King Crimson), Gianni Leone (Balletto Di Bronzo) e Sophya Baccini, nonostante la lista sia lunga e gli altri nomi non siano da meno.

Dal punto di vista dei contenuti Prog Family consiste nel riarrangiamento e nell'esecuzione totalmente nuovi di zecca di vecchi brani (o estratti di questi, come nel caso della magnifica Oro Caldo) della band. Il restyling è tutt'altro che leggero, conservando la struttura ed il tema dei pezzi ma stravolgendone sonorità e feeling. E' tutto più propriamente rock e decisamente allineato ai giorni nostri, come ci fa capire lo pseudo-rap contenuto in L'uomo.
Manca l'originaria propulsione scaturita dal libero sfogo della creatività capace di stupire ad ogni singolo secondo d'ascolto; la sostanza è oggi imbrigliata dalla ricerca di una forma perfetta per composizioni che erano nate più per comunicare che per piacere. Non necessariamente tale aspetto va visto in senso negativo; anzi, forse è proprio in questo che consiste la forza di Prog Family: nello svecchiare e far conoscere qualcosa che avrebbe poco senso suonare come quarant'anni fa. L'operazione si può dire riuscita, dal momento che tutto l'album, oltre al fatto di godere di una produzione di ottima qualità, è carico di groove e sa dispensare emozioni anche a chi, nostalgico del sound originario della band, avrà tenuto un atteggiamento scettico nei confronti di questa uscita.
Così, se Mirror train e L'uomo, entrambe dall'impressionante esordio, mantengono da un lato l'anima delle loro controparti d'origine, dall'altro si ritrovano in un corpo che ha più ritmicità, e potrebbero risultare meno ostiche anche a chi di progressive non si nutre. David Jackson è strabiliante come sempre, capace com'è di impreziosire i brani con accese pennellate di colore. Vairetti non ha perso il suo proverbiale carisma, e tutti gli ospiti danno il proprio, evidente, contributo. Gli inserti jazz ci sono ancora, così come gli elementi di folk partenopeo, i quali escono allo scoperto prepotentemente nelle riuscitissime 'A zingara (con una prova maiuscola di Sophya Baccini) e Fuje 'a chistu Paese.
Il castello dell'Es, opener di Landscape Of Life nel '78, mischia bene progressive e rock, e ricorda un certo qual modo di intendere il genere che era prerogativa di una particolare scena nazionale capitanata – se non altro per fama – dalla PFM.
La seconda parte di Prog Family è composta dal Formentera Medley e dal Blue Sky Medley, nei quali confluiscono brani ed estratti ripresi da tutta la produzione degli anni '70.
Oro Caldo perde quasi sedici minuti del suo splendore, ma anche in questa veste ridott(issim)a sa incantare. Di L'amore vincerà di nuovo non restano neanche un paio di minuti, ma è stupenda oggi come allora, anche se la forza espressiva della versione contenuta nell'esordio discografico si è un po' persa. Everybody's gonna see you die, chiusura de L'uomo all'epoca, ricorda a tutti che l'anima degli Osanna affonda le proprie radici sul solido terreno del rock, e l'armonica riveste il ruolo di metafora del Sud. Versione breve anche per l'incantevole In un vecchio cieco, con la chitarra acustica a far da base e il violino a ricamare.
Se l'apertura era affidata a Tema, da Preludio, tema, variazioni, canzona, il cerchio si chiude grazie a
There will be time (in origine Canzona), che dello stesso album era l'epilogo.

E' difficile ascoltare Prog Family pensando alla musica degli Osanna dei tempi che furono; è facile e assolutamente piacevole ascoltarlo per come suona. Ognuno è libero di rovinarsi il piacere di passare del tempo in compagnia di buona musica a causa di una intransigenza pregiudiziale che non ammette deroghe, così come ognuno è libero di gustarsi ciò che fa girare nel lettore senza sentirsi una sorta di traditore dei bei tempi. Gli anni '70 sono andati e non torneranno, come è difficile pensare che la tracimante forza creativa caratteristica di quell'epoca possa magicamente riappropriarsi dei musicisti di oggi. La cosa migliore è tributare una lunga, calorosa standing ovation per personaggi come Lino Vairetti, capaci ancora adesso di saper gestire in modo sapiente il loro talento.
E chi non ha paura di godere goda.

Ah già... e il finale della fiaba? No, i protagonisti – quei ragazzi degli anni '70 – non vissero tutti felici e contenti, ma alcuni di loro invecchiarono meravigliosamente bene come il vino buono.

Massimo Ecchili

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Tracklist:
01. Tema 1:14
02. Animale senza respiro 5:33
03. Mirror Train 7:14
04. L'uomo 3:53
05. 'A zingara 5:37
06. Ce vulesse ce vulesse 5:52
07. Fuje 'a chistu paese 6:37
08. Il castello dell'Es 7:06
Formentera Medley :
09. Oro caldo 2:34
10. My Mind Flies 1:26
11. L'amore vincerà di nuovo 1:47
12. Everybody's Gonna See You Die 4:23
Blue Sky Medley:
13. In un vecchio cieco 1:56
14. Vado verso una meta 3:07
15. Solo uniti 3:31
16. Theme One 3:58
17. There Will Be Time 3:55

Line-up:
David Jackson: saxophones, flute
Lino Vairetti: lead vocals, guitar, blues harp
Gennaro Barba: drums
Fabrizio Fedele: electric and acoustic guitar
Nello D'Anna: bass
Sasà Priore: keyboards, organ, synth, vocals
Irvin Vairetti: synth, pad, vocals, mellotron

Guest musicians
Lello Brandi: bass
David Cross: electric violin
Gianni Leone: organ, vocals
Tim Stevens: bass
Sophya Baccini: vocals
Mariano Barba: drums
Gabry Borrelli: percussion
Oderigi Lusi: Fender Rhodes
Alfonso La Verghetta: organ
Gianluca Falasca: violin
Roberto Petrella: acoustic guitar
Solis String Quartet: strings
 

 
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