Recensione: Project Destiny

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Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un proliferare di uscite metal di tipo sinfonico, sempre meno orientato verso sonorità power/speed e più vicino invece a territori hard rock o addirittura prog. Basti pensare alle recenti uscite di gruppi come Serenity, Saint Deamon, PowerWorld, Symphonity etc..., band che hanno saputo, con risultati più o meno apprezzabili, emanciparsi dalla staticità di un certo power di maniera per allargare le proprie influenze e rendere il proprio sound più ricco di sfumature.
Gli austriaci Dignity si inseriscono appieno e con merito in questo movimento, caratterizzato da strutture e soluzioni già ampiamente sperimentate, che secondo i detrattori del genere non avrebbe molto altro da dire ma che, se condito con tecnica sopraffina, melodie a profusione e una generale sensazione di freschezza, riesce ancora oggi a sollevare le sorti di un genere probabilmente giunto a saturazione ma capace ancora di fare proselitismo tra gli amanti del metal melodico.

Sì signori, i Dignity fanno metal melodico, non lasciatevi ingannare quindi dalle fuorvianti etichette della Napalm Records che spaccia questo Project Destiny per hard rock melodico. Certo, come anticipato le influenze rintracciabili sono diverse e tra queste annotiamo un'anima hard rock che trae ispirazione da monicker quali Europe e in misura minore TNT (Dreams Never Die), per citare nomi storici del genere; ma se vogliamo cimentarci nel gioco delle similitudini, la scelta più appropriata a nostro avviso ricade sugli svedesi Supreme Majesty. La componente power  è invece rintracciabile innanzitutto nell'ugola cristallina di Jake E, già conosciuto nei Dreamland, il quale sfoggia una prestazione maiuscola raggiungendo acuti e tonalità degni di menzione (Arrogance and Rapture), nonostante le canzoni non assecondino completamente le sue doti, essendo state realizzate prima che la scelta ricadesse sul talentuoso singer svedese. Là dove occorre rinforzare la componente vocale vengono introdotti parti corali dal sapore AOR che avvolgono l'ascoltatore in un crescendo di atmosfere epiche e coinvolgenti (Project Destiny). Tutte le canzoni sono arricchite di una pomposità di fondo grazie  ad un uso azzeccato delle tastiere, raramente invasive e concepite piuttosto come adeguato corollario in fase di arrangiamento, merito probabilmente del background del chitarrista Martin Mayr e del batterista Roland Navratil, ex Edenbridge (Inner Demons). Non mancano infine episodi prettamente metal in cui le chitarre si ergono a protagoniste intrecciando trame accattivanti e dinamiche (Cry of Despair e la cover finale Don't Pay the Ferryman). Il tutto viene confezionato egregiamente per merito di una produzione coi fiocchi - realizzata nei rinomati Finnvox Studios -, capace di sfruttare al meglio le potenzialità di ogni singolo membro: ogni strumento è perfettamente distinguibile ed ottimamente amalgamato nel contesto sonoro, ed è questo il segreto di quella sensazione di freschezza che pervade l'intero CD.

Al diavolo l'originalità una volta per tutte. La pretesa che una proposta debba essere necessariamente genuina per essere apprezzata comincia ad apparire stucchevole e probabilmente pretestuosa. In presenza di un CD valido, sia dal punto di vista compositivo che esecutivo, come questo Project Destiny, non vediamo il motivo per cui non dovremmo consigliare l'acquisto di un disco fresco, melodico, orecchiabile e ottimamente prodotto.

Tracklist:
- Project destiny * MySpace Music *
- Arrogance and rapture * MySpace Music *
- Cry of despair * MySpace Music *
- Dreams never die
- Icarus * MySpace Music *
- Inner circle sympathy
- The edge of the blade
- Inner demons
- Don't pay the ferryman

 
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