Recensione: Purge & Reset

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Si può dividere la storia del Thrash Metal in quattro fasce principali: la prima, quella degli esordi, avvenuti nei primi anni '80, fu essenziale, con le giovani band dell'epoca che fusero le attitudini speed dell'Heavy Metal con l'Hardcore, generando un sound dirompente che valicava i limiti estremi dell'epoca.

Era tutto nuovo, originale e, soprattutto, grezzo ed aggressivo oltre ogni limite. Poi, subito dopo, arrivò la seconda ondata, che migliorò la parte tecnica e le linee melodiche.

Gli anni ’90 subirono una sorta di battuta di arresto, dovuto al tentativo di ‘commercializzare’ il genere e di farlo uscire da quello che non è solo il suo pregio ma anche il suo difetto: la ‘limitatezza’. Vennero svolti vari tentativi da parte di alcune band già famose ed altre uscirono allo scoperto proponendo le loro idee. Alcune furono buone, ma la maggior parte non vennero apprezzate.

Si giunge così al 2000, dove si fece un passo indietro: si tornò a suonare il Thrash alla prima maniera, con la riunione di vecchie glorie e con giovani che ne subirono le influenze: si parlò di Old-School ed il Thrash rinacque.

Al giorno d’oggi abbiamo forse più band, tra vecchie e nuove, che lo suonano che non fans che lo ascoltano. Il problema di fondo è però rimasto lo stesso, ossia la difficile evoluzione del genere: o lo si suona come una volta, rischiando della grandi scopiazzature, o si cerca di introdurre delle novità mischiandolo con altri generi, come accade spesso con il Death, che però portano, al massimo, a discreti risultati, ma mai eccellenti.

Insomma, di album come ‘Kill ‘em All’ dei Metallica, ‘Spreading The Disease’ degli Anthrax, ‘Bonden by Blood’ degli Exodus e ‘Show No Mercy’ degli Slayer sembra non ne debbano uscire più e quasi nessun album odierno riesce ad imprimere la carica emotiva di quei primi lavori.

Fortunatamente, in questo mare, la cui tempesta è causata anche dalla facilità con la quale si può incidere oggi, grazie a budget minori rispetto ad un tempo, a tecniche di registrazione che possono essere quasi casalinghe ed alla scarsa importanza che si dà al cantato, qualcuno si eleva e riesce a produrre qualcosa che, anche se non eguaglia i capolavori citati prima, sa di nuovo, imprime una buona energia e fa venire voglia di ascoltarlo più di una volta.

Tra queste eccezioni ci sono, ad esempio, ‘Forsaken One’ e ‘Massacre Elite’ rispettivamente dei nostrani Bullet-Proof e National Suicide, oppure ‘Misleading Evil’ dei Canadesi Hazzerd, tutti pubblicati nel 2017. 

E poi ci sono i Tymo, band nata in Canada nel 2014, con all’attivo un primo album nel 2015, dal nome ‘The Lone Wolf’ ed un secondo, ‘Purge & Reset’ autoprodotto e pubblicato nel 19/08/2017.

Tymo band

Tra i due lavori il balzo in avanti è da record, passando da ritmi che davano molta importanza alla parte hardcore, discreti ma come se ne sentono tanti, ad un Thrash moderno ma che non si mischia con altro, aggredendo l’ascoltatore ed attanagliandolo in una morsa che comunica non solo rabbia, ma anche disperazione.

Questo grazie, soprattutto, alla voce di Tim Tymo pulita ma forte, che non eccede i propri limiti o li nasconde con urla o versacci vari, ma bensì li esalta arrivando al punto di rottura senza superarlo, assumendo anche sfumature tipiche del Power. Voci così che vanno a dare il giusto valore al pezzo, se ne sentono proprio poche nell’odierno Thrash underground.

Il resto del lavoro lo fanno una sezione ritmica martellante (Harlen Jacobs al basso e Marc Durie dietro le pelli) e l’uso di assoli molto intensi, da parte dello stesso Tymo e di Nick Schwartz, più vicino all’Heavy Metal classico che non al Thrash, con linee melodiche molto pulite e buoni scambi.

Purge & Reset’ è mezz’ora di energia compatta ed inarrestabile, con otto brani dinamici, articolati ma non eccessivamente, una vera miccia accesa che corre verso un candelotto di dinamite.  

Il primo brano ‘All Looks Alive … in the Dark’ comunica angoscia e rabbia allo stesso tempo, con l’uso di uno scream in sottofondo che però viene messo al pari degli strumenti e non utilizzato come cantato vero e proprio. Il particolare ed originale riff aumenta la carica di rabbia.

La seguente ‘Killer Krom’ parte veloce all’improvviso, con strofe anch’esse accompagnate da uno scream in sottofondo. E’ prezioso lo scambio di assoli.

Poi si arriva alla Title Track, ‘Purge & Reset’, dove impera, nella prima parte, il ritmo Heavy Metal più rallentato per poi cambiare struttura con strofe più determinate.

Flames to Frost’ ha le trame di un Thrash ‘n’ Roll, con vari cambi di tempo ed una parte di Twin Guitar che ne aumenta l’emozione.

Evolved From You’ è uno strumentale potente e melodico, che dimostra il giusto valore dei musicisti, sia come tecnici che come compositori. E’ un brano che può benissimo accodarsi ai pezzi strumentali dei grandi.

In ‘Intent Come sto Shove’ emerge la natura hardcore nelle strofe, alternate a refrain a tutto Thrash.

We the Pawns’ è l’elemento debole, un po’ confusionario con tentativi, a mio avviso, in ambito psichedelico. Sinceramente non dice molto ma ci può stare. A volte anche i bordi della pizza escono dal forno bruciacchiati.

Chiude degnamente ‘Above This Storm’, non estremamente veloce ma riccamente articolata, con strofe strafottenti, una buona doppia cassa ed assoli che escono un po’ da tutte le parti.

Arriviamo in fondo con pochissimo altro da dire. L’album è uscito nel 2017 e, se potessi, andrei ad inserirlo nella classifica natalizia (all’undicesimo posto per non togliere niente a nessuno). I Tymo vanno a caccia di vera originalità senza snaturare l’attitudine del Thrash e senza cercare soluzioni semplici. Sembra proprio ci stiano riuscendo. Bravi!

 

 
78