Recensione: Pursuit of the Sun & Allure of the Earth

Di Chiara Rizzatti - 24 Febbraio 2011 - 0:00
Pursuit of the Sun & Allure of the Earth
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Anno: 2004
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“Pursuit Of The Sun & Allure Of The Earth” si presenta come il secondo e riuscito album dei “Woods Of Ypres”. La genesi del gruppo ha inizio nel 2002 per merito del bassista Aaron Palmer che, insieme a David Gold,  proprietario della Krankenhaus Records, fonda i “Woods of Ypres”. “Against The Season” rappresenta un brillante esordio da parte dei canadesi, in seguito al quale Palmer abbandonerà la band per lasciare posto alla formazione che avrebbe prodotto “Pursuit of the Sun & Allure Of The Earth” due anni dopo. Pertanto, nel 2004 vediamo al basso Connor Sharpe, Steve Jones in veste di chitarrista e le tastiere vengono affidate a Jessica Rose. Gold, invece, dà voce ai testi oltre a suonare diversi strumenti nel corso della durata dell’album (ovvero basso, chitarra e batteria).

L’essenza e soprattutto la qualita dell’album possono essere intuite già dall’intensa “Intro: The Looming Of Dust In The Dark (& The Illumination)”, piccolo gioiello di brevità e allo stesso tempo di pàthos. L’iniziale andamento cadenzato si sviluppa in un trascinante climax, enfatizzato dal ritmo sempre più concitato della batteria che sfocia nella suggestiva “The Will To Give”. Ciò che forse valorizza ancora di più questa canzone è proprio la sua diversità rispetto al brano precedente. Da questo momento dominano sonorità decisamente più rabbiose: il feroce screaming di Gold emerge prepotentemente in un disperato urlo di dolore mentre con il suo canto dà vita a parole in cui emergono sofferenza e disillusione, rese ancora più evidenti quando l’irrequietezza che distingue l’intera canzone si rompe per lasciare spazio ad una voce profonda e ormai disincantata che recita gli ultimi due splendidi versi (“There is no destination, there is only the journey”).

A questo punto ci troviamo di fronte a “The Sun Was In My Eyes”, costruita su due componenti: “Part One” e “Part Doom”. Mentre la prima richiama sonorità simili a The Will to Give, la seconda apre uno scenario formato da tempi meno ossessivi. Il cantato di Geld finisce ancora una volta per esplodere in tutta la sua aggressività. In tal modo si compie una sorta di ring composition con Part One, concludendo la parentesi più pacata della composizione. Il filo che collega “Part One” e “Part Doom” è senza dubbio l’incessante ripetizione del titolo, che percorre con ansia febbrile entrambe le canzoni.

La title track “Allure of the earth” si apre con un leggero giro di chitarra, che si accosterà timidamente al testo. Ad esso si contrappone in seguito una batteria dall’incedere marziale, che vena la parte finale di un’agitazione crescente. Essa rappresneta l’acme del brano, ma viene dolcemente smorzata negli ultimi secondi da un improvviso rallentamento del ritmo. La variatio che è riconducibile ad “Allure Of The Earth” compare in misura decisamente minore per quanto riguarda “Shedding The Deadwood”, che, per quanto possa piacere, risulta complessivamente meno incisiva.
L’incipit e parte dello sviluppo di “Dragged Across a Forest Floor”, pertanto, irrompe brutalmente spezzando le note sognanti di Shedding. Mentre si procede verso la conclusione dei 9 minuti di durata, l’ascoltatore non può che rimanere catturato da un inaspettato stravolgimento dell’andamento della canzone. Ciò che sorprende è la dolcezza impalpabile e fragile che sembra quasi non appartenere al contesto di veemenza da cui è nata. La sua breve eppure evidente apparizione contribuisce a rendere l’intera composizione la migliore (forse) dell’album.
Attraverso “Summer Envy”, si giunge a “The Ghost Of The Summer’s Past”: predomina un senso di calma dettata ancora una volta da un’accettazione penosa di reminiscenze del passato che gravano sui pensieri presenti. Le cadenze rarefatte acquisiscono forza e determinazione ma si esauriscono con le ultime ultime note sempre più lievi e sussurrate.
Il congedo dei canadesi da questo disco è rappresentato dalla splendida “Outro: The End Of August”. Il tratto distintivo di questo brano è una malinconica voce femminile che si accosta all’energico Gold, aprendo e chiudendo allo stesso modo la canzone. Negli istanti finali ci troviamo lontano dal furore che compariva in alcune canzoni precedenti per venire trasportati in un ambito mesto, ma non per questo meno emozionante.

Considerando “Pursuit Of The Sun & Allure Of The Earth” nella sua totalità, non si può giungere ad un giudizio che non sia sorprendentemente positivo. Si tratta di un album complesso e studiato nei minimi particolari per alternare sapientemente momenti di grande concitazione a momenti in cui prevalgono suoni attenuati, riuscendo comunque a stabilire continuità tra una sequenza e l’altra. Qualche difetto si può individuare in alcune tracce non propriamente trascinanti, se le consideriamo all’interno del loro contesto. Tuttavia anche questi (pochissimi) attimi possono essere comunque apprezzati, dal momento che ciascun pezzo è distinto da una qualità notevole.
La band canadese genera un’opera ambiziosa, ma non interpretabile in tutte le sue sfumature attraverso pochi ascolti. È necessario sentirla più volte e con grande attenzione, in modo da poter comprendere appieno tutto ciò che è capace di esprimere.

Chiara Rizzatti

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TRACKLIST:

01. Intro: The Looming Of Dust In The Dark (& The Illumination)
02. The Will To Give
03. The Sun Was In My Eyes : Part One
04. The Sun Was In My Eyes : Part Doom
05. Allure Of The Earth
06. Shedding The Deadwood
07. Dragged Across A Forest Floor
08. Summer’s Envy
09. The Ghost Of Summer’s Past
10. Outro: The End Of August

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