Recensione: Qaal Babalon

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Qaal Babalon” è la quarta fatica in studio dei nostrani Nibiru, progetto musicale dedito ad un sound ostico, dagli sviluppi dilatati e dalle ambientazioni angoscianti. 

Psichedelia, terrore, rumorismo e poi d’improvviso chitarre a squarciare un cielo giallognolo e malato. In tutto questo spicca un non so che di solenne, una sorta di risveglio di presagi sepolti da una spessa coltre di tempo. Polvere si alza, sonorità biascicate che poi si frantumano in una mesta consapevolezza.  Parliamo di doom, di suoni dal tenore psichedelico che affondano in un pantano sludge.

Creatura si dimena  per liberarsi da questa trappola in cui, inesorabilmente ci inabissiamo. I brani si susseguono in un sottofondo limaccioso, distrazioni che diventano il rantolio di un affanno sempre maggiore, ansia che soffoca e dalla quale ci liberiamo lasciando scivolare via l’anima. Qui subentra allora la vibrazione della psichedelica, veicolo sul quale ci alziamo e che ci libera idealmente da una prigionia fatta di luoghi comuni, doveri e stereotipi. In questo senso “Qaal Babalon” rispecchia lo stato emotivo di una razionale intolleranza da cui poi ci svincoliamo con fragore. I suoni, le ritmiche quasi tribali di ‘Oxex’ sono poi la pace che astrattamente raggiungiamo.

 Unica scappatoia è quindi l’estraniazione, lettura ovviamente personale la nostra che il full-length ci ha donato all’ascolto. L’album richiederà molti ascolti per essere apprezzato e farà la gioia di chi ama determinati suoni sfilacciati e torbidi, con divagazioni però all’opposto decisamente onirici.

 Due facce di una stessa medaglia: il turbamento che ci fa meglio assaporare la quiete, come se l’uno sia dipendente dall’altro in un cerchio disegnato dal destino. Il disco presenta una produzione a dir poco perfetta, capace di esaltare la ruvidezza delle note al momento opportuno, tanto quanto l’aleatorietà della psichedelia. 

 Se non amate gli sviluppi lenti e, di conseguenza, doom passate la mano; tutti i crismi del filone qui spiccano con monolitica presenza. In caso contrario, consigliamo vivamente l’ascolto, se non altro per la qualità e personalità di una band capace di guardare lontano, con religioso rispetto per i comandamenti del genere. Dark Buddha Rising e Bong sono i progetti che ci vengono in mente in parallelo. Ci complimentiamo con questi italici alfieri della sperimentazione più estrema; avanti così Nibiru.

 

Stefano “Thiess” Santamaria

 
75