Recensione: Razamanaz

Di Giulio Caputi - 18 Febbraio 2004 - 0:00
Razamanaz
Band: Nazareth
Etichetta:
Genere:
Anno: 1973
Nazione:
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88

Spero che le recensioni di questi grandi gruppi semi-dimenticati degli anni 70 non passino troppo inosservate, soprattutto dalle nuove generazioni metallare, alle quali rimane difficile poter accedere ad una conoscenza approfondita di tali bands. Molto, moltissimo devono gli attuali gruppi metal a questi storici “Dinosauri” dell’ hard rock, ed i Nazareth fanno parte di quelle band che hanno veramente lasciato un segno nella storia di questa musica leggendaria. Se si pone attenzione al sound proposto dal quartetto scozzese si scoprono infatti diverse “chicche” interessanti: innanzitutto la voce, quella di Dan McCafferty. particolarmente simile ai futuri AC/DC (quelli con Brian Johnson), i quali devono tantissimo in termini di influenze ai Nazareth, ed a costo di scateneare un vespaio posso affermare con certezza, che proprio i Nazareth hanno anticipato di un lustro le sonorità, l’immediatezza ed il rock’n’roll di Angus Young & soci, i quali dalla loro hanno avuto sicuramente un songwriting più immediato ed orecchiabile che gli ha permesso di spopolare (con pieno merito) in tutto il mondo. Ma vi dirò di più, sempre parlando del vocalist, a tratti mi sembra di ascoltare Axel Rose dei Guns’n’roses!! in modo particolare in diverse sfumature e per l’uso strillato degli acuti. Per quanto riguarda la musica vera e propria, beh di certo si può dire che i Nazareth non hanno inventato niente di nuovo, perché ci troviamo di fronte al classico hard Rock styles tipico di quel periodo, influenzato in dosi massicce dal blues e dal rock’n’roll più sanguigno, ma l’elettricità e l’energia con le quali suonavano sia in “studio” che “live” era veramente devastante, in un certo senso possono essere accostati (sempre prendendo come riferimento le esibizioni dal vivo) ai Foghat ed ai Grand Funk Railroad per la potenza emanata dagli amplificatori.
“Razamanaz” oltre ad essere il lavoro più riuscito è anche il disco in studio più famoso dei Nazareth; in evidenza su tutto la rocciosa chitarra di Manny Charlton (autore della maggior parte delle canzoni) e come ricordato prima, la voce di Mc Cafferty dotata di un timbro “sporco” e acuto. Apre le danze la title track “Razamanz”, autentico manifesto sonoro della band, una vera e propria “mazzata” di hard rock, che può essere accostata in termini di velocità e di importanza storica a “Fireball” o “Burn” dei Deep Purple . La seguente “Alcatrazz” è una canzone abbastanza originale a causa dell’incedere ritmico, ma che mostra una compattezza di suono veramente invidiabile, tema che verrà riproposto qualche anno dopo dagli UFO di M.Schenker. La successiva “Vigilante man” è un’altra buona hard rock song, pregna di feeling e di elettricità allo stesso livello, mentre “Woke up this morning” è invece un mid tempo trascinante che era stato già proposto nel primo omonimo album e che qui acquista maggiore freschezza e vigore. Vorrei soffermarmi un attimo su “Night woman”, con un lavoro basso/batteria ammirevole che ricorda le danze degli indiani d’America, mentre la solita trascinante chitarra in questo caso è risaltata dal grande lavoro al Wawa di Charlton. Uno dei singoli che rese famoso l’album fù “Bad Bad boy” , un bel rock’n’roll orecchiabile che avvicinò i Nazareth ai primi posti nella classifica delle vendite dell’epoca insieme a “broken down angel” , questo poi dotato di un refrain veramente accattivante, “too bad tooo sad” e “sold my soul” non abbassano di certo il livello qualitativo del disco che anzi non conosce punti deboli per tutta la sua durata e che io personalmente non disdegno ancora di ascoltare volentieri qualche volta. Siamo quindi di fronte ad un lavoro compatto e solido come la loro musica, i Nazareth infatti rappresentano quel lato genuino dell’ hard rock che colpisce diretto la parte più istintiva del nostro carattere, e si gustano senza stare a pensare troppo ai virtuosismi o alle espressioni leziose che possono portare lontano l’ascoltatore dall’immediatezza di questa musica. “Razamanaz” per intero è (come già ricordato) un puro disco di Hard rock, una pietra miliare di questo genere, da tenere in considerazione tanto quanto le più famose uscite di altri grandi gruppi rock degli anni 70, da riscoprire e schiaffare a tutto volume nei vostri modernissimi stereo!.

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