Recensione: Realms of dead

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Pensi a Los Angeles e ti vengono in mente il glam rock, il Sunset Bulevard ed una distesa di spiagge contornata da tette e culi a non finire, e mai e poi mai potresti pensare che una band così oscura e pessimista come i Purgation, possano arrivare da quei posti così paradisiaci, ed invece….

Guidati dalla mente contorta del chitarrista/cantante Ronnie Griffin, che ha una delle voci più belle ed intense che mi sia capitato d'ascoltare negli ultimi tempi, una sorta di mix fra Chris Cornell, Eddy Vedder e Jon Garcia, i Purgation si fanno portavoci di un'ottimo doom dai forti connotati metallici, che vede negli Obsessed, Trouble e St. Vitus i propri cardini musicali.

Già l'artwork di copertina, una scena tratta dall'inferno Dantesco con tanto di anime dannate, è quanto di più inquietante si possa chiedere, mentre il wall of sound eretto dai tre musicisti sembra davvero non lasciarci scampo, cercando in qualche modo di ricreare quelle atmosfere sulfuree e decadenti come quelle presenti su capolavori della caratura di "Lunatic womb" e "The skull". Ovviamente il genere musicale al quale i nostri sono ciecamente devoti, non richiede una grande padronanza tecnica ne tantomeno esecutiva, perciò è facile comprendere che i quattro brani presenti su "Realm of the dead" sono strutturalmente semplici ed ossessivamente cadenzati, contraddistinti da acidi riffs di chitarra e da un cantato tetro e a volte molto evocativo che fa di "Watching the world die" e "Eulogy" dei piccoli classici per gli amanti di certe sonorità eteree.

Sicuramente il doom metal qui in Italia non ha mai atticchito come in Germania o nel nord Europa, ma questa non sarebbe una scusa plausibile per trascurare i Purgation, perché si rischierebbe di commettere un reato, il classic metal ha bisogno anche di queste varianti.
 
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